Storie di Resistenza

Quando a Roma si assaltavano i forni per il pane: la rivolta delle donne nel 1944

Nella primavera del 1944, durante lโ€™occupazione nazista, la fame spinse le donne romane a protestare e assaltare i forni: una pagina poco raccontata della Resistenza

  • 22 Aprile, 2026
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Non รจ raro ritrovare il pane, con la sua sacralitร  e il suo forte valore simbolico, al centro della storia. Abbiamo giร  raccontato lโ€™epopea di un pane speciale conservato al Museo della Liberazione, abbiamo ricordato le lotte delle donne per la pace e per il pane, ma cโ€™รจ unโ€™altra serie di eventi che lega il pane alla Resistenza.

Quando il pane diventa protesta

Roma, 1 aprile 1944. In cittร  c’รจ una drammatica carenza di cibo, per ordine del generale tedesco Kurt Mรคlzer la razione giornaliera di pane prevista dalle tessere annonarie per gli abitanti della Capitale viene ridotta ad appena 100 grammi. รˆ una deflagrazione: giร  dal 1942 la quota giornaliera era scesa da 200 a 150 g a persona, la popolazione, provata, esplode. Quel primo aprile, infatti, comincia la rivolta: decine di donne si ritrovano di fronte al Forno Tosti, nella via omonima del quartiere Appio, per chiedere pane e protestare. รˆ la prima di una lunga serie di manifestazioni, a volte veri e propri assalti ai forni e ai cascherini (cosรฌ a Roma si chiamavano i garzoni dei fornai), protette dai nuclei di partigiani presenti in cittร .

Come riporta l’ANPI, il 20 aprile uno degli episodi piรน affollati: le donne di Prati e del Trionfale, con la copertura di un nucleo di gappisti, danno l’assalto ai forni di via Candia, via Andrea Doria, viale Giulio Cesare e via Leone IV. รˆ incredibile pensare a queste strade, oggi emblema del turismo romano (siamo al limitare del Vaticano) e della borghesia cittadina, come a un teatro di scontro per la fame.

Le donne in prima linea

Le donne. Erano loro in prima linea nella lotta per il pane. Roma era occupata dai nazisti, gli uomini prima erano andati al fronte, quelli che non erano stati uccisi o arrestati (il 16 ottobre 1943 cโ€™era stato il rastrellamento del Ghetto, il 24 marzo del ’44 l’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 17 aprile il rastrellamento del Quadraro) spesso erano nascosti, per evitare retate e deportazioni. Sulle spalle delle donne, quindi, il compito di sfamare le famiglie. Le proteste furono molte, spesso macchiate di sangue, ma la storiografia del periodo a volte รจ controversa. Negli anni, ad esempio, si รจ fatto riferimento a un evento โ€“ conosciuto come lโ€™eccidio del Ponte dellโ€™Industria โ€“ che sarebbe accaduto il 7 aprile del 1944: un furto di pane e farina presso il mulino Tesei di via Pacinotti, che riforniva i soldati tedeschi, per il quale si narra che furono giustiziate 10 donne (cโ€™รจ una lapide che le ricorda vicino al Ponte di Ferro). Eppure, le fonti non tornano, anzi, ricostruzioni attente oggi testimoniano che quellโ€™evento non รจ mai avvenuto. Questo non cancella il dolore: gli episodi tragici, purtroppo, non sono mancati.

foto @memo.anpi.it

La storia di Caterina Martinelli

La toponomastica di Roma parla forte e chiaro. Cosรฌ val la pena ricordare chi sia stata Caterina Martinelli, alla quale รจ intestata una strada nel quartiere Colli Aniene, periferia est di Roma. Quarantenne, madre di sei figli, il 2 maggio 1944 stava manifestando insieme ad altri cittadini del Tiburtino III contro lo stato di fame e di povertร  in cui versava il quartiere. Durante un assalto a un forno – Roma si preparava anche a uno sciopero generale il 3 maggio – una guardia della PAI (Polizia dell’Africa Italiana) sparรฒ dei colpi al rifiuto delle donne di cedere il pane rubato. Caterina Martinelli fu uccisa, cadde a terra con gli sfilatini nella borsa e una pagnotta stretta al petto, in braccio la figlia piรน piccola.

il murales di Edoardo Ettorre su Caterina Martinelli – foto di Davide Colella

Il giorno dopo, sul marciapiede sporco di sangue, spuntรฒ un cartello: “Qui i fascisti hanno ammazzato Caterina Martinelli, una madre che non poteva sentir piangere dalla fame tutti insiemeย  suoi figli”, le autoritร  lo fecero subito sparire, ma Roma poi non ha dimenticato. Oggi la sua storia รจ raccontata da una lapide su un palazzo in via del Badile, 16; nel 2024, in un progetto col carcere di Rebibbia, lโ€™artista Edoardo Ettorre l’ha ritratta in un commovente murales, sulla facciata di un condominio in via dell’Erpice 26.

Le proteste e gli assalti ai forni nella Capitale costrinsero l’amministrazione nazifascista, nel maggio del ’44, a effettuare distribuzioni straordinarie di generi alimentari; in un comunicato Radio Londra elogiรฒ le azioni delle donne romane.

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