Inventato 100 anni fa per sostenere la politica del grano dell'Italia dell'epoca, il grano Senatore Cappelli è un riuscito miglioramento genetico di una varietà di frumento tunisina. Ne ripercorriamo la storia per sfatare qualche mito di troppo. 

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Un compleanno importante

Sul grano duro Senatore Cappelli le leggende sono tante, ma la sua storia vera qual è? Quando si parla di varietà cerealicole il rischio di farsi prendere la mano e rivendicarne origini antiche per certificarne la qualità è dietro l’angolo. E invece non tutti sanno che la varietà di frumento duro in questione – che prende il nome dal senatore abruzzese Raffaele Cappelli – è nata solo 100 anni fa, frutto di un’opera di miglioramento genetico portata a compimento dal genetista Nazareno Strampelli, che andava incontro alla necessità di sfamare il popolo italiano garantendo un rapporto resa/apporto nutrizionale ottimale. Rilasciata nel 1915 a seguito degli studi che il genetista perfezionò nella Masseria Manfredini di Foggia (di proprietà del senatore abruzzese di cui sopra), la varietà entrò immediatamente in produzione, contribuendo alla crescita della cerealicoltura e dell’industria agroalimentare italiana – fino agli anni Sessanta il grano Senatore Cappelli è stato il frumento più coltivato sul territorio nazionale! – oltre che al miglioramento genetico del grano duro. Tanto che ancora oggi alimenta una filiera dedicata allo sviluppo di prodotti sostenibili di alta qualità, come ha ricordato Nicola Pecchioni (direttore del Centro di Ricerca per la Cerealicoltura) nel celebrarne il centenario, durante il convegno andato in scena qualche giorno fa a Foggia.

Origine e qualità

All’origine della selezione c’era un frumento duro di provenienza tunisina (Jean Rhetifah) – eppure oggi lo stesso grano è diventato emblema di tradizione e biodiversità made in Italy – che all’epoca permise di ottenere piante più alte con granella ricca di proteine. E oggi il Senatore Cappelli ha riconquistato un posto sotto ai riflettori, tanto da essere considerato il più celebre tra i grani italiani: il consumatore moderno ne apprezza particolarmente le caratteristiche organolettiche che ritrova nella pasta. Ma anche la ricerca beneficia del suo contributo: proprio a partire dalla varietà Cappelli si cerca di decifrare il genoma del frumento duro. E se da un lato si ricorre all’ibridazione per sperimentare nuove soluzioni, dall’altro è proprio il CREA a garantirne il mantenimento in purezza, certificando il seme di base per la produzione riconosciuta dalla legislazione sementiera. Quindi dove siamo sicuri di poterlo trovare? Principalmente al Sud – Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna – ma anche in alcune regioni dell’Italia Centrale.