Semplicemente Giacomo, patron di un impero della ristorazione che prende le mosse da via Donizetti, nella trattoria frequentata da celebri sindacalisti della Milano che fu. Oggi è un novantenne deciso, che non rinuncia a intraprendere nuove sfide. E intanto la città lo premia. 

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L’Ambrogino d’Oro

Finisce il Ponte dell’Immacolata, l’Italia torna al lavoro in attesa delle imminenti festività natalizie. E anche Milano archivia le tradizionali celebrazioni per Sant’Ambroeus, patrono particolarmente amato all’ombra della Madonnina. Come ogni anniversario che si rispetti, anche la festa meneghina ripropone un anno dopo l’altro i suoi riti: immancabile la consegna degli Ambrogini d’Oro, che il Comune riconosce ai suoi cittadini più meritevoli. Quest’anno la cerimonia del 7 dicembre ha premiato 15 protagonisti (tra cui l’étoile della Scala Roberto Bolle), insigniti con la medaglia d’oro, e anche la cucina ha avuto la sua parte. Tra i premiati un milanese d’adozione entrato nella storia della ristorazione meneghina, che alla soglia dei 90 anni detiene un impero che porta il suo nome: il Gruppo Giacomo Milano.

Giacomo “Giacomino” Bulleri. Una vita in cucina

Nel 1925 Giacomo Bulleri nasceva a Collodi, circondato dalla campagna toscana, ma solo a Torino, durante la guerra, cominciò ad avvicinarsi alla cucina, imparando il mestiere di cuoco. Nel ’56 arriva a Milano: qualche mese per prendere confidenza con la grande città, un paio di tentativi nel business dell’ospitalità, e poi il suo primo successo, la storica Trattoria da Giacomo in via Donizetti (era il 1958), che resisterà per oltre trent’anni all’evoluzione continua della ristorazione cittadina. Oggi la memoria di quell’insegna storica rivive nell’elegante locale di via Sottocorno, la specialità della casa è sempre il risotto alla milanese, quello autentico. E la clientela è ancora quella importante dei tempi del sindacato milanese (in arrivo dalla vicina Camera del Lavoro), a cui si è sostituita la Milano bene di imprenditori e artisti.

L’impero di Giacomo. E i progetti futuri

Tanto è l’apprezzamento, che negli ultimi anni il brand (questo è oggi il potere di “Giacomino”) ha moltiplicato il suo raggio d’azione, con le aperture del Giacomo Bistrot, la Tabaccheria, la pasticceria, le concessioni in Palazzo Reale con il Caffè Letterario e Museo del Novecento con la Terrazza dell’Arengario (dal 2011) e quella recentissima al Mudec con caffetteria e ristorante all’ultimo piano. Un libro all’attivo – Ricette di vita – la personalità forte di Giacomo Bulleri è il risultato di una carriera nella ristorazione vissuta intensamente, senza mai tradire l’attaccamento a una città che è diventata la sua. E infatti la candidatura al riconoscimento civico che è arrivato solo qualche ora fa si deve all’affetto e alla stima dei suoi dipendenti, perché “in 60 anni di lavoro ha insegnato a più di mille dipendenti i principi che portano in alto chi è partito dal basso”. Prima di lui, per il mondo gastronomico, pochi altri (grandi) protagonisti: Gualtiero Marchesi, Carlo Petrini, Davide Oldani, Luigi Veronelli. E intanto Giacomo, che ha dedicato il suo Ambrogino alla moglie Miranda, non si ferma, e annuncia una nuova apertura per l’anno che verrà.

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