Terza tappa del nostro tour fotografico: è la volta di un nome molto famoso tra gli appassionati gourmet, Bob Noto. Un professionista che lavora con le immagini fotografiche da molti anni e che da più di 10 si dedica al food. Ecco cosa ci ha raccontato.
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Bob Noto: torinese, classe 1956, ha collaborato con le più importanti testate giornalistiche, dal Gambero Rosso al Sole 24 Ore, passando per la Stampa, Le Figaro o L’Espresso, solo per fare qualche esempio. Grafico e fotografo con il chiodo fisso per il cibo, inizia a dedicarsi alla food photography in tempi non sospetti.

Quando hai cominciato?
Quando mi hanno regalato una macchina fotografica, avevo circa 16 anni. Dopo le prime soddisfazioni economiche mi sono appassionato anche all’alta ristorazione ma le due passioni sono rimaste separate per un bel po’. Dal 2000, più o meno quando sono passato alla macchina digitale, le ho coniugate e ho cominciato a fotografare i piatti. I due campi hanno in comune molte cose, prima fra tutte, la ricerca del gusto.

Che strumenti utilizzi?
Prima utilizzavo l’analogica e stampavo solo in bianco e nero. Ora uso la digitale, anche se ho ancora tutto il corredo analogico, non si sa mai che un giorno mi venga voglia di fotografare in analogico. Ovviamente non disdegno la post produzione: a mio avviso il digitale è ancor più utile se poi ci si lavora sopra, perché così si riesce ad avere il totale controllo dell’immagine. È vero che tanto più riesci a fare in fase di ripresa e meno lavori dopo ma, per me è vero anche viceversa; l’importante è ottenere una bella immagine. Questo è il grosso vantaggio del digitale.

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La differenza tra foto fatta con macchina analogica e una fatta con la digitale?
È come la differenza tra vinile e cd, la musica è la stessa ma un orecchio esperto ne riconosce le sfumature.

Cosa rispondi a coloro che pensano che con una macchina digitale tutti siano bravi fotografi?
Rispondo che anche con una buona analogica sono tutti bravi! Da sempre, quando ci sono progressi nel campo fotografico, il mondo si divide in due: i conservatori e gli innovatori. Quarant’anni fa, quando ho cominciato a fotografare, c’erano macchine senza esposimetro incorporato e quando hanno cominciato a vendere macchine con l’esposimetro molti pronunciavano la frasetta emblematica:“sono tutti bravi a fotografare così!”. Stessa storia anche quando hanno messo in commercio le macchine con l’esposizione automatica o con l’autofocus. Insomma tutte le volte piovevano accuse nei confronti di coloro che utilizzavano le nuove tecnologie. Li si accusava di essere facilitati e di non essere più i protagonisti delle loro foto perché, in fondo, era la macchina a fotografare. Per me non è così. Anzi, lancio una sfida a chiunque lo dica: fate una foto con l’analogica e poi stampatela. Io lo so fare, perché l’ho già fatto, voi?!

Con chi collabori attualmente?
Ormai l’80% delle foto che faccio riguardano il cibo e lavoro soprattutto per le riviste di settore. Poi collaboro anche per la realizzazione di libri di cucina e curo delle rubriche per il web.

Con quali chef hai collaborato?
Tantissimi! Scabin, Crippa, Cracco, Cannavacciuolo, Bottura, Lopriore e Dacosta ma anche Ferran Adrià o Gualtiero Marchesi. Quello che mi da più soddisfazioni? Sicuramente Scabin, è stato il primo chef che ho fotografato ed è pure torinese come me.

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Ultimo progetto?
Il 24 ottobre a Milano ho fatto un reportage sulla presentazione del nuovo calendario Lavazza dedicato all’alta cucina con la partecipazione di Ferran e Albert Adrià, Michel e Sebastien Bras, Massimo Bottura, Carlo Cracco, Antonino Cannavacciuolo e Davide Oldani; insomma una grande occasione.

Che opinione ti sei fatto delle app fotografiche per smartphone come Instagram?
Ognuno è libero di fare quello che vuole anzi, più l’interesse nei confronti della fotografia aumenta, più se ne parla e meglio è. E’ un po’ come il fenomeno delle macchinette Kodak pocket instamatic di una volta, per me non sono affatto una minaccia per i fotografi professionisti perché comunque ciascun fotografo rimane l’unico responsabile delle foto che fa.

Un consiglio ai nostri lettori per fare delle belle foto amatoriali?
L’errore che vedo più spesso nelle foto dei piatti è la temperatura della luce sbagliata, vedo spesso foto gialline, verdastre o bluastre. Questo errore si risolve facilmente con tutti i tipi di macchinette digitali, si deve semplicemente fare il bilanciamento dei bianchi. Ogni macchinetta ha la sua tecnologia, è sufficiente leggere le istruzioni!

Nella prossima puntata intervistiamo Serena Eller Vainicher, fotografa che riesce a immortalare il cibo in maniera unica. È stato proprio Bob Noto a presentarcela.

Per leggere l’intervista a Renato Marcialis clicca qui
Per leggere l’intervista a Laura Adani clicca qui

immagine di apertura: piatto dei fratelli Costardi

a cura di Annalisa Zordan