Una trentina di indicazioni geografiche del settore vino godranno di una protezione contro le imitazioni all’interno dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur. Accordo in via di conclusione, dopo il passaggio decisivo del 9 gennaio scorso nel Consiglio dell’Ue (Coreper), col voto favorevole dell’Italia (la firma ufficiale è prevista per il 17 gennaio in Paraguay). Ma con rischi e punti deboli per i prodotti vitivinicoli.
Le associazioni di categoria, in primis Federvini e Unione italiana vini, considerano il trattato Ue-Mercosur un’importante occasione di sviluppo e di crescita per il comparto nazionale, ma è anche vero che nelle carte dell’accordo ci sono passaggi e delle falle che sembrano lasciare scoperta l’annosa ferita dell’italian sounding, che per il comparto agrifood è stimato oltre i 60 miliardi di euro, non distante dai valori dell’export agroalimentare made in Italy. Il trattato, infatti, ammette un lungo periodo di transizione di cui l’industria sudamericana potrà ancora avvantaggiarsi, soprattutto considerato che ci sono dentro denominazioni di peso come il Prosecco. Uno dei motivi per cui la Coldiretti si è detta contraria e ha chiesto una modifica di quella che appare una legittimazione di comportamenti scorretti.

L’entrata in vigore del trattato Ue-Mercosur non risolverebbe da un giorno all’altro il problema delle imitazioni. E lascerebbe aperte le porte all’uso di importanti indicazioni geografiche del made in Italy, tra cui Prosecco, Asti, Marsala, per un periodo definito, pari a diversi anni a seconda del Paese di riferimento. In pratica, non saranno affatto vietate da un giorno all’altro quelle bottiglie che oggi – come accade peraltro da decenni – sono prodotte e commercializzate da diverse (alcune storiche) cantine locali con nomi che richiamano le denominazioni europee e italiane.
Per citare qualche esempio, riferendosi al solo Brasile, i prodotti della Vinicola Garibaldi (famosa per il suo Prosecco Garibaldi), di Estrella do Brasil, della celebre Don Guerino (dal nome di Guerino Motter, italiano che creò l’azienda a fine Ottocento) oppure della Boscato, società attiva dal 1983 che sforna un “Brut Prosecco” capace di ottenere ripetuti riconoscimenti come il Wines of Brazil award. Aziende per la maggior parte di chiare origini italiane. Ora, il trattato Ue-Mercosur prevede una fase di progressiva eliminazione (phasing-out) del loro utilizzo.
Come spiega la Federdoc, per alcune Ig il testo dell’intesa include specifiche clausole di phasing out che regolano in modo transitorio l’uso di determinate denominazioni, tra cui Prosecco, Asti, Marsala ed Emilia, nei mercati interessati, come avvenuto «anche in altri accordi» conclusi dall’Ue con Paesi terzi. Nel dettaglio, per la Ig Prosecco, il nome potrà continuare a essere utilizzato come denominazione di vitigno dai produttori per un periodo di cinque anni in Argentina e in Paraguay e per ben dieci anni in Brasile «purché si tratti di un uso già in atto e sempre accompagnato dall’indicazione dell’origine reale del prodotto». I produttori locali avranno l’obbligo di etichettare i vini senza riferimenti fuorvianti e usando caratteri ben distinti in etichetta.
Per la Ig Marsala, il periodo transitorio massimo è di sette anni dall’entrata in vigore dell’accordo in Argentina. Per l’indicazione geografica Emilia/dell’Emilia, la protezione in Argentina diventerà effettiva solo a seguito della registrazione del marchio “Emilia Nieto Senetiner”, salvo il ritiro della relativa domanda. Infine, per la Ig Asti è prevista una deroga temporanea in Brasile, col termine “método Asti” che potrà continuare a essere usato per sette anni dall’entrata in vigore dell’accordo, sempre a condizione che l’uso sia preesistente e che la reale provenienza geografica del vino sia indicata in modo chiaro e leggibile. Tutti i prodotti non potranno essere esportati verso l’Unione europea.
Al di là delle falle, vediamo gli aspetti positivi dell’accordo. Ma prima una precisazione: l’export di vino italiano verso l’insieme dei mercati Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay) non vale attualmente cifre considerevoli. Siamo intorno ai 47 milioni di euro annui, una somma che pesa relativamente poco sull’export di vino nazionale (che nel 2024 ha toccato gli 8 miliardi di euro). Quaranta milioni di euro, infatti, sono occupati dal solo Brasile, che acquista vino da tutto il mondo per un totale di mezzo miliardo di euro l’anno. Per avere un termine di paragone basti pensare, sempre per rimanere in ambito extra-Ue, che la sola Corea del Sud vale per le casse dell’Italia più del Mercosur, circa 50 milioni di euro di export vinicolo (dati 2024). Sembrerebbe, in apparenza, il Mercosur una piazza quasi trascurabile.
Tuttavia, il mercato dei potenziali consumatori di vino è, come ha ricordato recentemente l’Uiv, di 250 milioni di utenti. Quindi ad alto potenziale, considerata la progressiva eliminazione dei dazi sul vino Ue (in un arco di tempo di otto anni) da parte dei governi sudamericani. Verso il Brasile, ad esempio, i vini europei oggi subiscono rincari fino al 27% se si tratta di fermi e fino al 35% se si tratta di spumanti.

Nel merito, la Federdoc considera l’intesa Ue-Mercosur una «importante opportunità» e parla di «interesse strategico per il settore vitivinicolo europeo». La tutela di un significativo numero di Ig del vino italiane rafforza le prospettive di crescita in Sud America. I vantaggi competitivi arriveranno, secondo la federazione, dalla prevista riduzione dei dazi doganali. Il problema piuttosto sta nel fatto che ancora non è possibile indicare una data certa della piena entrata in vigore. «Il testo deve completare il percorso formale di firma, approvazione e ratifica. In questa fase preliminare – sottolinea la Federdoc – è prevista l’applicazione di un Interim trade agreement (Ita), un accordo commerciale provvisorio che consente l’entrata in vigore anticipata delle sole disposizioni rientranti nella competenza esclusiva Ue. L’accordo complessivo sarà in vigore solo dopo la ratifica di tutti gli Stati membri dell’Ue e dei Paesi Mercosur.
Sono circa trenta le indicazioni geografiche italiane inserite nel trattato Ue-Mercosur: Asti, Barbaresco, Barbera d’Alba, Barbera d’Asti, Bardolino, Barolo, Brachetto d’Acqui/Acqui, Brunello di Montalcino, Campania, Chianti, Chianti Classico, Conegliano Valdobbiadene Prosecco, Dolcetto d’Alba, Emilia/dell’Emilia, Fiano di Avellino, Franciacorta, Greco di Tufo, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, Marca Trevigiana, Marsala, Montepulciano d’Abruzzo, Prosecco, Sicilia, Soave, Toscana/Toscano, Valpolicella, Veneto, Vernaccia di San Gimignano, Vino Nobile di Montepulciano e la Grappa Ig, per il comparto spirit.
La vigilanza sulle Ig è affidata a un Comitato tecnico formato dagli Stati firmatari dell’accordo. Ogni violazione o impedimento al libero commercio è segnalata all’Ue, che gestisce il problema nell’ambito degli incontri dello stesso Comitato tecnico. A livello nazionale, come ricorda la Federdoc, l’ufficio del Masaf competente per le politiche europee provvederà a monitorare la situazione, chiedendo periodicamente alle rappresentanze se sussistono eventuali violazioni o criticità su tale mercato, in modo da predisporre eventuali segnalazioni verso l’Unione europea.
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