Birra artigianale, come distinguerla? Il Parlamento verso una legge di regolamentazione

1 Feb 2016, 10:57 | a cura di Michela Becchi

Il dibattito si è avviato sul finire del 2015 e ora prosegue con le audizioni in Parlamento coinvolgendo i principali attori del comparto brassicolo italiano di fronte alla Commissione Agricoltura. Criteri in gioco: pastorizzazione, microfiltrazione, quantità e provenienza degli ingredienti.

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Cos’è l’artigianalità?

Si fa presto a dire artigianalità, specie quando si chiamano in ballo quei valori – manualità, creatività, saper fare – che hanno reso nota l’Italia (e non solo gastronomica) nel mondo. Ma dietro al requisito più ambito dai mercati spesso si nasconde solo una presunzione di artigianalità, in mancanza di parametri univoci che possano regolare il passaggio dalla produzione di un tempo – quella sì legata a dinamiche propriamente artigianali – al boom di fenomeni enogastronomici che portano con sé problematiche difficili da delimitare, dalla crescita indiscriminata della domanda alla necessità di adeguare standard di produzione e regolare la distribuzione su vasta scala. Qualche tempo fa era scoppiato il caso del gelato artigianale, che lungi dall’essere risolto ha finito per coincidere con un dibattito tra favorevoli e contrari sull’affaire Grom.

Ora è la volta della birra, che forte dell’ascesa costante del comparto italiano che ha caratterizzato l’ultimo decennio, necessita di una regolamentazione più precisa. Almeno a detta di birrai e operatori – e sono tanti - impegnati sul fronte della produzione di qualità, quella che privilegia gli interessi di una cultura brassicola nazionale oggi particolarmente apprezzata nel mondo.

Birra artigianale. Se ne discute in Parlamento

Il 2015 si era chiuso con l’incontro di Assobirra, Unionbirrai e CNA di fronte alla Commissione Agricoltura del Parlamento, per discutere il disegno di legge sulla semplificazione e razionalizzazione del comparto birraio, che doveva (dovrà) portare a dirimere la questione dell’artigianalità, entrando anche nel merito di un tema caldo come la piaga delle accise elevate che affliggono i microbirrifici italiani. Dalle audizioni si era usciti con la promessa di un impegno adeguato da parte della politica, che potesse traghettare il settore verso una definizione univoca e legale di birrificio artigianale, in base a criteri qualitativi e quantitativi da motivare e approfondire in aula. E così, nelle settimane successive il dibattito è proseguito, con il coinvolgimento di altri soggetti direttamente interessati (MoBI, Birrificio Italiano, i produttori del comune di Apecchio) e la raccolta di ulteriori pareri tecnici a supporto della decisione finale. In questa fase ognuno è libero di pronunciarsi, in attesa di tirare le somme.

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Artigianale perché? No a pastorizzazione e microfiltrazione

Ma quali sono i punti cardine che guideranno l’atto legislativo? Ci si concentra innanzitutto sulle specifiche tecniche, a partire dalla necessità di escludere microfiltrazione e pastorizzazione dalle definizione di artigianalità (e tutti, finora, si sono dimostrati concordi, a eccezione del birrificio marchigiano Amarcord, che rivendica la possibilità di pastorizzare il prodotto, per renderlo più stabile e quindi non penalizzare l’export), sul modello della craft beer americana.

Ma si parla anche di quantità, con la possibilità di fissare un tetto massimo alla produzione annuale di un birrificio artigianale, che si avvicini alla direttiva europea del 1993 di 200mila ettolitri. E poi c’è il discorso del legame con il territorio, escluso da molti in virtù dell’impossibilità di reperire molti ingredienti fondamentali in ambito locale (le differenze con il mondo del vino continuano a essere sostanziali!). Un dibattito costruttivo, dunque, che si propone di riempire quel vuoto della normativa vigente, impegnata solo a definire il prodotto birra (“deve avere grado Plato superiore a 10,5 e titolo alcolometrico volumico superiore a 3,5%”), senza mai prendere in considerazione il concetto di artigianalità, non facendo differenza tra microbirrifici e grandi impianti industriali (neanche sul versante tasse).

Ma la situazione è destinata a cambiare: il mondo della birra italiana fa affidamento sul disegno di legge C.1139. Vedremo come finirà.

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