Per rispondere alla crescita dei contagi la Lombardia impone un coprifuoco dalle 23. I ristoranti come si devono comportare? Si deve abbandonare il ristorante entro le 23 o si deve stare dentro casa entro le 23?
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Ore di grande apprensione e confusione per gli imprenditori della ristorazione in Lombardia a causa dell’incremento dell’emergenza e nelle more dell’interpretazione delle norme sul coprifuoco per i ristoranti. Come già a Febbraio\Marzo, anche questa volta la più popolosa e sviluppata regione italiana si trova in prima fila (in compagnia delle più popolose regioni europee come l’area di Parigi ad esempio) a fronteggiare una recrudescenza epidemica violenta. Come è inevitabile che sia, ne fanno le spese i luoghi di aggregazione e, tra questi, anche quelli della ristorazione.

In Lombardia i ristoranti chiudono alle 23

In assenza di un miracolo nuove ulteriori misure verranno nei prossimi giorni, ma per ora quelle che ristoranti, pizzerie e trattorie devono fronteggiare riguardano in Lombardia l’appena approvato coprifuoco alle 23. Già, ma che significa coprifuoco alle 23 quando ai ristoranti su tutto il territorio nazionale – salvo la Campania che ha già implementato le sue restrizioni – è consentito stare aperti fino alle 24 come ha imposto un recente DPCM? A rispondere al quesito che è rimbalzato tra le telefonate degli operatori del settore è arrivata l’ordinanza della Regione Lombardia che recepisce  quella del Ministero della Salute: a differenza del resto d’Italia in Lombardia (ma il Lazio sta pensando di fare altrettanto) non ci sarà solo un coprifuoco per le persone fisiche alle 23, ma sarà richiesto anche agli esercizi di somministrazione di chiudere alle 23.

Coprifuoco ristoranti. Si può stare al tavolo fino alle 23?

La faccenda non è secondaria, specie in una grande città dove i tempi di spostamenti sono considerevoli. Il limite delle 23, si sono chiesti molti ristoratori, è quello entro il quale i clienti devono essere arrivati nelle loro abitazioni o è quello entro il quale devono uscire dal ristorante? Cambia e cambia moltissimo in luoghi dove può essere normalissimo dover impiegare mezz’ora o un’ora nel tragitto di ritorno dal ristorante a casa. L’ordinanza regionale (è la numero 623 del 21 ottobre 2020) chiarisce abbastanza un punto lasciato molto molto oscuro dalla norma del ministero.

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Cosa dicono le ordinanze di Lombardia e Lazio

Le attività degli esercizi di somministrazione” spiega la norma “sono consentite dalle 5 alle 23 con consumo al tavolo e con un massimo di 6 persone al tavolo e sino alle 18 in assenza di consumo al tavolo. Con la chiusura dei pubblici esercizi dall’ora stabilita deve cessare ogni somministrazione e gli avventori presenti devono sgomberare dal locale“. Tutto ciò esclusi gli esercizi sulla rete autostradale, nelle tangenziali e negli aeroporti. Insomma il cliente può restare a tavola fino alle 23 e non deve andar via per fare in modo di stare alle 23 al proprio domicilio. Una piccola boccata d’ossigeno – per il momento – per tutti quegli esercizi che effettuano il doppio turno e che viceversa sarebbero stati costretti a rinunciare. Allo stesso modo dovrebbero funzionare le ordinanze di coprifuoco che stanno fioccando e fioccheranno nelle altre Regioni: anche il Lazio sta approvando un coprifuoco (questa volta alle 24) solo che gli intendimenti sembrano essere diversi: tutti a casa entro mezzanotte salvo comprovate esigenze di urgenza. Significa dunque – viste le dimensioni ad esempio di Roma – muoversi dal ristorante anche più di un’ora prima in alcuni casi. Ci saranno insomma ospiti che nel Lazio (con coprifuoco alle 24) dovranno alzarsi prima da tavola che in Lombardia con coprifuoco alle 23.

Cosa cambia per delivery e asporto

L’ordinanza regionale firmata dal presidente Attilio Fontana oltre alle norme sul coprifuoco per i ristoranti inserisce un passaggio anche sul delivery. L’asporto è anch’esso consentito fino alle 23, mentre per la consegna a domicilio non sembrerebbero esserci limitazioni d’orario, forse per incoraggiare ancor di più le persone a stare a casa: da lì si potrà ordinare un sushi, una pizza o un kebab anche dopo le undici di sera.

Le altre zone a rischio

Sorvegliate speciali le grandi città, oltre ai capoluoghi di Lombardia Lazio e Campania, occhi puntati anche su Genova dove un’ordinanza illustrata dal sindaco Marco Bucci e dal governatore della Liguria Giovanni Toti, impone la chiusura al pubblico dalle 21 alle 6 del mattino del centro storico e dei quartieri di Sampierdarena e Certosa, accessibili solo se diretti in uno specifico esercizio commerciale, un ristorante o un bar, oppure a casa propria. Un divieto di circolazione che mira a impedire ogni forma di assembramento che, in più prevede la chiusura dei centri culturali e sociali e circoli ludico ricreativi, consentendo esclusivamente dalle 5 alle 24 esclusivamente i servizi di bar e ristorazione.

Si va invece verso un mini lockdown in Sardegna, dove il presidente della regione Christian Solinas ha annunciato – usando la formula Stop&Go – una chiusura di 15 giorni principali attività, inclusi porti e aeroporti, per limitare la circolazione delle persone e il crescere dei contagi.

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In Piemonte chiusi nel fine settimana i centri commerciali non alimentari, in aggiunta all’obbligo di chiusura di tutte le attività alla mezzanotte.

 

a cura di Massimiliano Tonelli