Gli italiani tornano al ristorante, ma tante attività chiudono. Il rapporto Fipe

26 Ott 2015, 12:42 | a cura di Livia Montagnoli

Sono incoraggianti i dati del rapporto Fipe 2015 che fotografa un'Italia della ristorazione in ripresa. Superato lo stato di contrazione che insisteva dal 2008, gli italiani tornano al ristorante. Ma nei primi mesi del 2015 le attività in chiusura superano quelle appena aperte. 

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Se da un lato cresce la voglia di mangiare fuori, non bisogna sottovalutare la difficoltà di fare impresa nella ristorazione in Italia: tra gennaio e settembre 2015 il settore ha registrato l'apertura di 13mila imprese, ma ne sono state chiuse oltre 20mila. È questo il quadro che emerge dal rapporto FIPE 2015 che aggiorna i dati sulla ristorazione in Italia, fotografando ben 12 milioni di italiani che pranzano abitualmente fuori casa e più di un italiano su due che ama frequentare bar e ristoranti.

Da chi è composto questo popolo di commensali che sostiene un mercato da 76 miliardi di euro (il terzo in Europa, dopo Regno Unito e Spagna)? Si tratta prevalentemente di low consumer, 17 milioni di persone (su un totale di 39 milioni di clienti abituali di bar e ristoranti) che si concedono un'uscita al ristorante 2 o 3 volte al mese; ma seguono con 13 milioni di unità gli heavy consumer, tutti coloro che mangiano fuori casa almeno 4 o 5 volte a settimana. Fanalino di coda, fermi a quota 9 milioni, gli average consumer, che si accomodano al ristorante 2 o 3 volte ogni settimana. E il dato non sembra destinato a subire inflessioni. Anzi, l'80% degli intervistati prevede di spendere maggiormente al ristorante nei prossimi sei mesi.

Trend positivo, quindi, per la ristorazione nazionale, che arriverà alla fine dell'anno con un incremento dello 0,8%, che in termini concreti significa la fine di quella dinamica di contrazione che dal 2008 in avanti aveva toccato le famiglie italiane. E il momento favorevole del settore si ripercuote favorevolmente sul dato occupazionale: bar e ristoranti impiegano più di 680mila dipendenti, pari al 71% del totale nazionale del comparto del turismo.

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Unico campanello d'allarme, da non sottovalutare, il numero consistente delle attività in chiusura, che superano il numero delle nuove imprese nel settore della ristorazione.

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