“Incredible India”: regole severe e dazi esorbitanti rendono impossibili le esportazioni di vino

28 Giu 2014, 07:54 | a cura di Livia Montagnoli
Un’inchiesta del The Wall Street Journal rivela il blocco di più di un milione di bottiglie di vino e scotch a Nuova Delhi e Mumbai per la mancanza di informazioni sugli ingredienti. Sempre più difficile seguire le regole severe del Governo locale.
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Che non fosse un mercato semplice da raggiungere lo si sapeva da sempre. Che però casse e casse di vino, anche dopo aver raggiungo la frontiera, rischiassero di andare al macero o di rimarne bloccate nei magazzini delle dogane, era un po' meno prevedibile. E francamente più preoccupante. Eppure pare che sia prassi abbastanza comune in India. Lo conferma, da ultimo, un'inchiesta del The Wall Street Journal, secondo cui nei giganteschi magazzini di Nuova Delhi e Mumbai al momento sarebbero accatastate oltre un milione di bottiglie di vino e di scotch. Motivo? Le etichette delle bevande importate non darebbero informazioni dettagliate sugli ingredienti. Ma secondo gli esportatori le suddette bevande furono spedite in base alla legge in vigore nel 2012, cambiata lo scorso anno, in corso d'opera. Inoltre gli stessi lamentano l'inutilità e in alcuni casi l'impossibilità di seguire tutte le severe regole imposte dal Governo locale. Ma le autorità indiane (Food Safety and Standards Authority) non ci stanno e sostengono che “ci son stati due anni per conformarsi alle nuove disposizioni e che se le regole ci sono, devono essere rispettate". Nello specifico quest'anno sono state respinte diverse spedizioni di Champagne perché sull'etichetta non c'era la parola vino. Stessa sorte è toccata al nostro Prosecco perché riportava la dicitura “fatto in Italia” e non “made in Italy”. Infine qualche episodio che fa discutere circa la preparazione enologica degli ispettori doganali: alcune partite di vino sarebbero state rispedite al mittente per la presenza di tracce di alcol metilico. Che in alte dosi diventa tossico, ma che in condizioni normali non è altro che un sottoprodotto del vino. A dimostrazione di come le regole - un po' ballerine a Nuova Delhi - non sono l'unico ostacolo da superare per sfondare il muro indiano. Rimane poi la questione dazi: 150% del valore del vino,praticamente la percentuale più alta al momento sul mercato, con promesse di abbassamento fino al 40% ancora non mantenute. E basta dare un'occhiata alle esportazioni italiane verso il Paese per chiarirsi le idee: lo scorso anno, i litri esportati sono stati 413.159 per un valore di 1,8 milioni di euro. Numeri che dimostrano come l'India, nonostante una popolazione di circa 700 milioni di persone (sebbene solo 2 milioni di potenziali consumatori), tra i Paesi Bric è sicuramente quello dove c'è ancora da lavorare. E parecchio.

A cura di Loredana Sottile

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