Monsieur Merlot diventa Madame Syrah. Cotarella con Falesco: 50 ettari per un nuovo vino in Alta Tuscia

5 Lug 2015, 08:53 | a cura di Livia Montagnoli

È Dominga Cotarella, terza generazione di una grande storia vinicola italiana, a rivelare il progetto ambizioso che prenderà forma nel prossimo futuro: destinare un'area viticola in Alta Tuscia alla produzione di Syrah di qualità. 

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Cotarella. Una vita per il vino, tra passato e futuro

L'annuncio viene da Dominga Cotarella, figlia del grande Riccardo - noto  al mondo come Monsieur Merlot -  e nipote dell'altrettanto grande Renzo, titolari della Falesco con i suoi investimenti tra Lazio e Umbria. "Stiamo acquistando una nuova tenuta in Alta Tuscia: 50 ettari dedicati al Syrah, un vitigno dalle enormi potenzialità e molto  poco lavorato in Italia ad alti livelli. Credo possa essere il vino del futuro". Dominga Cotarella non ha dubbi. Presenta la novità a Viterbo Caffeina 2015, nell'ambito dello Slow Food Village, mentre a 100 metri di distanza Oscar Farinetti parla del suo ultimo libro: lui ricoda il  padre partigiano, lei racconta come l'eredità del suo, di padre,  sta prendendo per il futuro una strada diversa da quella tracciata quasi trent'anni fa con lo sdoganamento – via Merlot, vitigno bordolese per eccellenza – della Tuscia e del Viterbese come importante terra da vino.

"La prima idea mi venne alla Pergola di Heinz Beck, a Roma, quando il sommelier Marco Reitano ci annunciò un bel vino... Lo portò alla cieca, indovinammo che doveva trattarsi probabilmente di un Syrah. Poi scartammo la bottiglia e vedemmo che era un'etichetta francese della Côte-Rôtie. Un gran bel vino. Cominciai a pensare a quanto vini Syrah fossero in carta nei grandi ristoranti italiani. Da Beck non ce n'erano. Reitano confessò che non aveva trovato in Italia etichette che potessero stare in una carta importante, né come complessità di calice né come importanza di prezzo! In realtà, non ho trovato un Syrah in nessuna carta dei ristoranti più importanti d'Italia”.

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Il progetto Syrah in Alta Tuscia

Da qui Dominga – laureata anche lei in enologia nella stessa Università della Tuscia dove ora insegna anche papà Riccardo – comincia a fantasticare sulla possibilità di sdoganare il Syrah italiano: prodotto ancora poco esplorato e che invece secondo lei avrà enormi possibilità sui mercati interni, ma anche esteri. Del resto, anche in Falesco – nonostante Riccardo e il fratello Renzo siano ancora sulla cresta dell'onda dell'enologia internazionale – si sta preparando il passaggio generazionale. Se il Merlot ha avuto il grande merito di dar vita al primo vino importante della Tuscia, è anche vero che potremmo considerarlo un “vitigno  maschile”: elegante, di un'eleganza tutta d'Oltralpe e per un mondo molto legato a quell'universo maschile che per anni ha dominato il mondo del vino internazionale. Il Syrah è un vino più “femminile” con le sue spezie e i profumi ricchi che nell'evoluzione arricchiscono e addolciscono una complessità più avvolgente e meno diretta rispetto a quella del cugino bordolese.

Puntiamo a un vino che esprima questo territorio che amiamo – sorride Dominga – ma che sappia anche stare nel mondo dei grandi vini internazionali. Ci è vicino anche il professor Scienza, stiamo studiando e a breve partirà l'avventura”.  Così, come nell'Est! Est!! Est!!! di Falesco, il Poggio dei Gelsi, c'è una importante presenza di Roscetto – di cui i Cotarella sono gli unici produttori nel Lazio – tanto da aver portato a una modifica del disciplinare che ne prevedeva solo una piccolissima percentuale, così il Syrah – che è già alla base del Tellus – diventerà uno dei protagonisti del futuro nell'enologia dell'Alto Lazio.

Cotarella sarà anche – come i più critici lo definiscono – un nome che evoca per alcuni aspetti omologazione e internazionalizzazione... Ma indubbiamente, e a partire dal Montiano e dal Merlot, di coraggio ne dimostra l'azienda Falesco e dimostra anche di crederci nelle sfide che lancia, se non altro per gli investimenti che ha fatto e continua  a fare su un territorio che per quanto riguarda il vino ancora è in gran parte sconosciuto nel mondo.

 

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a cura di Stefano Polacchi

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