Migliaia di like su Facebook in pochi giorni e una mobilitazione di piazza che segue le polemiche tra parti politiche in Consiglio comunale. La pietra dello scandalo? L'apertura di un fast food proprio davanti al Duomo, in barba al decantato regolamento Unesco. 

Pubblicità

Dal regolamento Unesco al “McDonald’s gate”

La notizia ha persino attraversato l’oceano, potente come al giorno d’oggi solo una campagna virale sui social network sa essere. E allora anche la stampa americana titola sullo scandalo del McDonald’s che non s’ha da fare, in piazza Duomo a Firenze. #SaveFirenze è l’hashtag della pagina Facebook che raccoglie le voci degli indignati, i cosiddetti NoM (e la emme in questo caso è quella del celebre logo della catena di fast food): a oggi, di “like”, se ne contano oltre 16mila, ma il computo è destinato a salire, almeno fino a quando il Consiglio comunale non saprà fare chiarezza. Perché, ironia della sorte, la pietra dello scandalo colpisce proprio la città del sindaco Dario Nardella, che qualche mese fa aveva messo all’ordine del giorno l’approvazione del regolamento Unesco per difendere le attività storiche di Firenze, imponendo regole stringenti a minimarket e kebabbari che proliferano indiscriminati in uno dei centri cittadini più martorizzati d’Italia sotto il profilo delle attività commerciali di pessima qualità. All’epoca, era la metà di gennaio, raccoglievamo il parere degli operatori del settore, in attesa che la normativa approvata in consiglio fosse emendata e quindi pubblicata con effetto retroattivo. Nel frattempo si attendeva anche la precisazione sui requisiti necessari per operare entro i limiti, da definirsi con disciplinare della Giunta, che arrivava in data 8 marzo imponendo alla nuove attività alimentari o di somministrazione l’utilizzo minimo del 70% di prodotti di filiera corta o del territorio. Prevedendo però la possibilità di deroga su valutazione di una commissione tecnica.

Prodotti di filiera… Con deroga

A maggio, dopo le proteste delle associazioni di categoria, ha fatto seguito un nuovo accordo sul regolamento, che ha portato la percentuale minima di prodotti di filiera corta o del territorio al 50%, introducendo al contempo un sistema a punteggio per i ristoranti di nuova apertura. Nel frattempo sono scattati i primi controlli, ma l’operazione antidegrado guidata dall’assessore allo Sviluppo Economico Giovanni Bettarini rischia di uscire malconcia dal confronto con il colosso americano. La ventilata apertura in piazza Duomo ha fatto scoppiare la polemica delle opposizioni in Consiglio: l’accusa per il sindaco è quella di voler ricorrere alle deroghe di cui sopra per consentire l’arrivo di McDonald’s proprio dirimpetto alla cupola di Santa Maria del Fiore. Dal canto suo Bettarini ha confermato che una trattativa c’è, ma “dobbiamo valutare il tipo di offerta commerciale e la rispondenza alle regolamentazioni. McDonald’s ha presentato domanda di deroga”, presentando una lista di prodotti che rispetta i limiti imposti e proponendo anche modifiche all’organizzazione degli spazi, dove troverebbero posto una libreria e un punto informazioni turistiche.

McDonald’s sì o no?

E anzi “il fatto che una grande catena multinazionale come McDonald’s abbia ritenuto di offrire un modello particolare di ristorazione per la città di Firenze grazie al nostro regolamento” inorgoglisce l’assessore. Ma qualcuno non può fare a meno di ipotizzare si tratti solo di escamotage per accaparrarsi la visibilità (e la mole di clienti) di una delle piazze più famose nel mondo. Mentre il sindaco Nardella affida a Facebook le sue considerazioni: “Tanto per fare chiarezza. Io sono contrario all’apertura di un McDonald’s in piazza del Duomo. Non è coerente con la nostra battaglia che da anni conduciamo contro fast food e mini market per la tutela della tradizione e dell’identità della città. I sindaci hanno da alcuni anni le armi spuntate a causa delle leggi sulle liberalizzazioni che rendono molto facili le aperture di nuovi esercizi commerciali. Ciò nonostante faremo tutto quello che possiamo per evitare questa apertura”. E dopo settimane di bufera il sindaco continua a restare fermo sulle sue prime dichiarazioni: “McDonald’s ha certo il diritto di fare domanda, ma noi abbiamo il diritto di dire no”. Ma non manca di gettare l’amo a possibili investitori interessati allo spazio che fa gola al gruppo americano, auspicando l’interessamento di imprenditori fiorentini perché possa nascere una bottega artigiana consona al prestigio della piazza. Ribadendo al contempo l’assenza di pregiudizi nei confronti di McDonald’s. Che dal canto suo, tramite l’ad per l’Italia Roberto Masi, fa trapelare il suo disappunto e rivela l’esistenza di una trattativa che si è protratta negli ultimi tre mesi, con tanto di complimenti di circostanza: “Ci hanno illuso“. 

Pubblicità

Da che parte sta la verità? E soprattutto: come procede intanto l’operazione di pulizia paventata dal regolamento? Minimarket e kebabbari che fine hanno fatto? Altrimenti è proprio vero che quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito.Insomma, il male non è solo Mc Donald’s. Non può esserlo se magari dimostra addirittura di essere disposta a cambiare e a migliorare per stare dentro regolamenti più attenti alla qualità; non può esserlo se tutt’intorno c’è un’offerta di ristorazione assai peggiore.