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Grandi produttori contro piccoli, etichette storiche contro etichette new entry, industriali contro cantine cooperative. Sono giorni di discussioni forti in Valpolicella. Il tema è uno solo: il prezzo dell'Amarone, eccellenza di un territorio che vanta 13,5 milioni di bottiglie, vendite in crescita anche nel primo trimestre 2012 (70% all'

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estero) e un fatturato che supera ormai i 200 milioni di euro.

Una denominazione in salute che, tuttavia, porta con sé i difetti della notorietà. Quelli che Sandro Boscaini (patron di Masi Agricola) evidenzia da tempo: “Per quanto può durare questo aumento incontrollato di superfici e produzione? Il risultato è che oggi l’Amarone è venduto a prezzi non degni di questo nome”.

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Secondo dati del Consorzio della Valpolicella, al 31 marzo scorso il prezzo medio di un Amarone in Italia è pari a 15,81 euro. “Alla luce della polarizzazione dei prezzi (fascia alta e fascia bassa) i timori più grandi – dice a Tre Bicchieri il presidente del Consorzio, Emilio Pedron – sono legati al fatto che la fascia più bassa possa prevalere”. Ed è su questo che sta lavorando l’Osservatorio dei prezzi del Consorzio che “entro settembre fornirà i reali prezzi di vendita dell’Amarone in tutto il mondo”.

Nel frattempo, la disputa sul “low cost”, ha fatto finire sotto lente di ingrandimento le sette cantine cooperative (tra cui le storiche Negrar, Val Pantena e Soave), che detengono circa la metà dei volumi prodotti e, secondo alcuni, hanno il demerito di aver deprezzato il vino veronese.

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“Chi ci accusa – risponde Daniele Accordini, direttore generale della Cantina di Negrar (230 soci e un fatturato a 26,5 milioni) – non capisce che noi riusciamo a comprimere i costi garantendo qualità alta e reddito ai viticoltori. Ci sono, invece, realtà industriali ma anche piccole aziende agricole che stanno abbassando i prezzi. Il vero problema è che molti produttori fanno sì Amarone, ma lo sacrificano e lo usano come testa d’ariete per vendere altri vini. Ricordo che anche tra i vini delle Famiglie storiche dell’Amarone non c’è grande omogeneità di prezzo. E’ troppo facile criticare una coop”.

Aggiunge Bruno Trentini, direttore della Cantina di Soave: “Il fenomeno Amarone va governato, soprattutto in tempi di crisi anche a causa di una mancata coesione interna”. Per la Valpolicella, come per altre denominazioni, la mancata coesione è un rischio, proprio ora che le funzioni erga omnes danno più forza al Consorzio, a cui ancora non aderiscono etichette come Masi Agricola e Allegrini.

“Non escludo ripensamenti” rivela il presidente Pedron che, tuttavia, ricorda come nei periodi floridi gli egoismi soppiantino spesso la condivisione dei meriti. Intanto, dopo la recente approvazione del bilancio, il Consorzio ha in serbo due mosse: prorogare il blocco dei nuovi vigneti per altri tre anni e abbassare ulteriormente da 50 a 45 quintali la resa per ettaro.

“Due tasselli che assieme al lavoro dell’Osservatorio – conclude il direttore del Consorzio, Olga Bussinello – ci consentiranno di garantire il difficile e delicato equilibrio tra domanda e offerta”.

Gianluca Atzeni

02/05/2012