La flessione delle vendite nel 2016 non spaventa il distretto francese, che sta pianificando il futuro alla luce del riscaldamento globale. La concorrenza del Prosecco non sembra essere una minaccia sui mercati. Mentre il Comité studia dei vitigni resistenti e lancia il marchio unico per l'enoturismo

Pubblicità

È l’image brillante dei francesi, come amava dire Voltaire, filosofo illuminista, nonché buongustaio. Ed è allo stesso tempo una macchina da guerra: con le sue 300 milioni di bottiglie è capace di muovere da sola un giro d’affari non troppo lontano da quello di tutto l’export italiano (4,7 miliardi di euro contro 5,6 miliardi), vanta tre secoli di storia ed è punto di riferimento assoluto per la spumantistica mondiale. La parola Champagne, un territorio e un vino allo stesso tempo, evoca eleganza, modernità, raffinatezza. Un prodotto icona, un blasone per i transalpini, che dopo aver segnato un record di vendite nel 2015, lo scorso anno ha rallentato la propria ascesa, mantenendosi tuttavia a livelli alti.

Per dirla in cifre, lo Champagne conta 34,3 mila ettari, 280.000 particelle di vigneto, 306 milioni di bottiglie, 4,7 miliardi di euro di fatturato, 15.000 viticoltori, 140 cooperative, 340 maison, 319 cru, 30.000 posti di lavoro diretti, 11 bureaux permanenti nel mondo

 

Pubblicità

La regione dello Champagne

La Aoc Champagne è la regione viticola a 150 chilometri a est di Parigi. È suddivisa in quattro macro regioni: la Montagne de Reims, la Vallee della Marne, la Côte des Blancs e la Côte des Bar. Alla fine del XIX secolo il vigneto raggiungeva i 60 mila ettari. Un’epidemia di fillossera distrusse quasi tutto. Vigneron e maison rempiantarono i vigneti e fondarono nel 1898 l’Association viticole champenoise (Avc). Per evitare le frodi, i vigneron organizzati dal 1904 nella Federation de syndicats chiesero la delimitazione della Champagne viticola. La ottennero nel luglio 1927. Dopo una crisi dovuta alla sovrapproduzione, nel 1935 vennero fissate alcune regole produttive per mantenere alta la qualità. Un anno dopo lo Champagne ottenne la denominazione d’origine controllata (Aoc). I vitigni ammessi sono Chardonnay, Pinot nero, Meunier, Pinot bianco, Pinot grigio, Arbane, Petit meslier. Nel 1941 nasce il Comité interprofessionel (Civc), con sede Epernay.

 

Il Comité Champagne

La filiera, composta da 15 mila viticoltori su oltre 34 mila ettari, si sostiene grazie allo strumento dell’interprofessione, che consente di mediare e conciliare le esigenze delle due anime: quella dei negociant presieduta da Jean-Marie Barillère e quella dei vigneron con a capo Maxime Toubart. Al Gambero Rosso risponde il responsabile della comunicazione del Comité Champagne (l’organismo semipubblico creato proprio per gestire gli interessi comuni delle due parti), Thibaut Le Mailloux, che spiega l’andamento sui mercati, l’exploit delle vendite in Italia (+273 mila a 6,6 milioni di bottiglie) e, soprattutto, i progetti futuri di una denominazione che, da un lato, è chiamata a fare i conti ora più che mai con gli effetti del cambiamento climatico e che, dall’altro, guarda alla sostenibilità e all’enoturismo come motori economici determinanti per il territorio.

 

Pubblicità

Vendite in volumeChampagne. Vendite in volume dal 2007 al 201 per classe d’azienda

 

Per il vostro distretto il risultato economico 2016 ha segnato il secondo più importante dal 2015, nonostante il segno meno sulle vendite quanto a volumi e valori. Gli Stati Uniti si confermano mercato principale, il Regno Unito è in calo. Come spiegate l’andamento dei due vostri grandi Paesi di riferimento?

Nel 2016, il primo mercato in valore dello Champagne è rappresentato dagli Stati Uniti e il secondo è il Regno Unito, che importa dieci milioni di bottiglie in più. Per il secondo anno consecutivo, il giro d’affari negli Stati Uniti supera quello del Regno Unito. Questo andamento si spiega con la differenza dei tassi di cambio, decisamente sfavorevole in Uk, e allo stesso tempo con un calo di volumi di questo mercato, accompagnato da una forte crescita negli Usa, sia in volume sia in valore.

 

CHAMPAGNE - VENDITE MONDIALI 2007-2016 Champagne. Vendite mondiali dal 2007 al 2016

 

Tra gli altri mercati importanti per lo Champagne ci sono Giappone e Germania. Ma nel 2016 la vera sorpresa è stata l’Italia: con un +6,4% in valore, è diventata il quinto mercato a valore, precedendo Australia e Belgio …

L’import di Champagne in Italia si è caratterizzato per grandi variazioni sul lungo termine, ma il mercato dello Champagne qui è in continuo aumento dal 2013. L’Italia raggiunge, in effetti, la quinta posizione per quanto riguarda il volume d’affari, tra i Paesi di destinazione dei nostri vini. In Italia, la differenza tra numero di bottiglie e giro d’affari è molto ampia perché i consumatori apprezzano in modo particolare le cuvées de prestige, che moltiplicano il valore per bottiglia, in quanto sono più costose da produrre, più rare e più care: le cuvées speciali, che rappresentano l’alta gamma di ogni produttore, hanno costituito nel 2016 il 7,5% delle vendite, mentre lo Champagne rosé ha raggiunto il 6,1% sul mercato italiano. Le cuvée de prestige rappresentano il 7,5% sui volumi per un valore corrispettivo del 21,6%.

 

Anche in Francia, come in Italia, il consumo di vino è sempre più occasionale. Come sta influendo questo fenomeno sulle vendite di Champagne nel mercato interno?

Non disponiamo di numeri sulla frequenza di consumo di Champagne in Francia. Possiamo notare che, nel complesso, nel nostro Paese, lo Champagne arretra lentamente in volume, ma i francesi proseguono nella tendenza a scegliere prodotti più costosi. Il volume d’affari in Francia nel 2016 è sceso dello 0,4% a fronte di un -2,5% in quantità.

 

Il Prosecco italiano sta attraversando un periodo molto positivo. E anche la Francia sta chiedendo più Prosecco rispetto agli anni precedenti. Lo Champagne teme questa concorrenza?

Lo Champagne non rappresenta che il 10% circa della produzione mondiale di vini effervescenti. L’Aoc Champagne, per quanto riguarda le superfici vitate, è strettamente delimitata e totalmente impiantata: non resta che un piccolissimo potenziale produttivo supplementare, in un contesto in cui le rese si stanno riducendo per via dei cambiamenti climatici e soprattutto per lo sviluppo della viticoltura sostenibile, che ha come conseguenza un calo dei volumi di uve in vendemmia di circa il 15%. In questo contesto, la Champagne, che ha conosciuto circa cinquant’anni di crescita in volume (1950-2000) durante la fase di reimpianto dei vigneti, decimati dalle crisi e dalle guerre, e durante lo sviluppo dei consumi in Francia, è destinata a vedere decrescere la propria quota di mercato in volume. Ecco perché è importante che valorizzi i suoi trecento anni di storia e la propria eccellenza tecnica per rimanere il punto di riferimento assoluto dei vini effervescenti. Non solo: mentre numerosi vini spumanti di diverse regioni mondiali si sono sviluppati, anche in quei mercati considerati tradizionali per lo Champagne, il nostro vino ha proseguito comunque la sua crescita.

 

Nel luglio 2015, il vostro territorio è entrato nel patrimonio dell’Unesco. Cosa è cambiato dal punto di vista delle presenze turistiche?

L’iscrizione di Coteaux, Maisons e Caves de Champagne nel patrimonio mondiale Unesco ha, senza dubbio, accelerato lo sviluppo dell’enoturismo. Gli abitanti di questa regione lavorano a stretto contatto con le istituzioni locali che si occupano di turismo. Dal canto suo, il Comité ha investito risorse in una campagna televisiva a livello nazionale che mette in primo piano il turismo nelle regioni viticole francesi e, in passato, ha utilizzato diversi strumenti di comunicazione – in particolare un episodio della serie web “Terre de Champagne“, o ancora il sostegno alla serie tv di genere poliziesco “Le sang dei la vigne“, girata proprio in Champagne – per dimostrare il potenziale enoturistico del nostro territorio. Assieme alle istituzioni locali, è in fase di lancio il nostro marchio enoturistico, che servirà a spiegare meglio il posizionamento della Champagne tra le destinazioni enoturistiche e per consentire di fare promozione all’estero. Il motto sarà: “La Champagne, refined art de vivre“.

 

Ogni anno il Comité spende 6 milioni di euro per proteggere la Aoc dalle imitazioni. Alcuni risultati importanti sono arrivati in Cina, India e Brasile. Quali sono ancora i mercati in cui oggi è difficile applicare una tutela efficace?

Nel concreto, la denominazione Champagne è riconosciuta come indicazione geografica ed è protetta dalla legge in India, in Brasile come in Cina. In Cina, in particolare, è la stessa amministrazione cinese a informare il Comité in merito ai casi di usurpazione del marchio, a episodi di contraffazione, che puntualmente vengono contrastati. La protezione della nostra denominazione deve essere ancora stabilita da regolamenti e leggi soprattutto in Argentina, Russia e Stati Uniti. Quest’ultimo mercato è il più problematico, essendo il primo per le nostre esportazioni a valore, dal momento che proprio qui la metà delle bottiglie dei vini effervescenti prodotti a livello locale reca le menzioni American Champagne o California Champagne, che ovviamente non sono Champagne e costituiscono un evidente inganno nei confronti dei consumatori.

 

Da un punto di vista ambientale, il Comité ha al suo interno una commissione tecnica che si occupa di ricerca, sperimentazione e sviluppo. Quali sono i progetti su cui state lavorando?

Il futuro del nostro marchio si gioca in effetti sia sul servizio tecnico e ambientale offerto dal Comité Champagne, sia all’interno di ciascuna delle aziende viticole e delle maison della denominazione. All’interno del Comité, gli ingegneri e i tecnici costituiscono circa la metà del personale (circa 50 addetti): hanno a disposizione due vigneti sperimentali, una cantina di vinificazione, un laboratorio e, ovviamente, una cantina di affinamento. Il loro lavoro si concentra sulla viticoltura, l’enologia e lo sviluppo sostenibile con finalità di ricerca applicata in funzione dell’eccellenza dei nostri vini, così come per il futuro della Champagne e, nondimeno, dello stile Champagne.

 

Può dirci qualche progetto su cui state lavorando?

Una delle più recenti decisioni è stata il lancio di un progetto di ricerca della durata di 15 anni, destinato a creare nuove varietà di uve attraverso l’ibridazione tradizionale – impollinazione – partendo dalle varietà meunier, chardonnay e pinot nero, in modo da preservare lo stile Champagne nell’ambito di un clima in rapida evoluzione. Questi vitigni del futuro dovranno in effetti maturare più lentamente, conservare un’alta acidità a fronte di un clima più caldo, ma allo stesso tempo avere la capacità di resistere naturalmente a oidio e peronospora, in modo da continuare a favorire la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari. Questi sono stati dimezzati in quindici anni e oggi il 50% della nostra raccolta è certificata come biologica.

 

È questo il futuro del vostro prestigioso distretto?

Questa attenzione a mantenere sul lungo periodo una produzione di Champagne nel solco dello stile tipico della denominazione, tutelando e preservando il territorio, è certamente la strada per lo sviluppo globale della Champagne da un punto di vista produttivo.

 

Che consiglio darebbe a chi intende conoscere meglio la vostra denominazione e il suo territorio? Da dove è meglio partire?

La cosa migliore da fare è cominciare da www.champagne.com, un centro di informazioni e un’enciclopedia dello Champagne, con una mediateca che propone strumenti educativi (flipbook sull’elaborazione dello Champagne e sulla sua degustazione, le carte degli aromi, le schede di degustazione) e anche dal canale www.youtube.com/Champagne, in particolare dalla serie video-educativa Terre de Champagne. Il sito di e-learning www.champagnecampus.come la applicazione per telefoni cellulari Champagne Campusdanno la possibilità di mettere alla prova le proprie conoscenze e consentono di saperne di più. Non resta, poi, che venire in Champagne e scoprire sul campo la produzione delle uve, l’elaborazione dei vini, visitando vigneron e maison, che si stanno attrezzando sempre di più nello sviluppo di strutture d’accoglienza al pubblico: camere e bed and breakfast, strutture agrituristiche, musei sullo Champagne. Bisonga venire da noi anche per scoprire il patrimonio storico-culturale della nostra regione, nata tre secoli fa, e per capire in che modo lo Champagne si sia diffuso in tutto il mondo.

 

 

 

a cura di Gianluca Atzeni

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 20 aprile 2017

Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. È gratis, basta cliccare qui

 

 

 

Champagne. Vendite in volume dal 2007 al 201 per classe d’azienda