Emergenza cinghiali in Toscana: un nuovo grido di allarme di Avito

31 Ott 2016, 14:23 | a cura di Andrea Gabbrielli

Sale la protesta dei consorzi di tutela vitivinicoli toscani contro l’abnorme presenza di cinghiali, daini, caprioli e mufloni – oltre 400.000 capi – che provocano gravissimi danni all’agricoltura e alla viticoltura, con rilevanti perdite di produzione. Duro attacco al ruolo dell’Ispra

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Avito, l’Associazione dei vini Dop e Igp che raccoglie 16 consorzi di tutela toscani, terminate le vendemmie, lancia un nuovo allarme sull’emergenza ungulati che da anni affligge l’intero territorio “Nonostante la Regione si sia dotata di una buona legge (n°10 del 9/02/ 2016) - afferma in un comunicato - e nonostante le associazioni venatorie si siano formalmente impegnate a fare la propria parte, la situazione purtroppo non è sostanzialmente cambiata…. i piani di abbattimento restano al palo, mentre in molte aree la situazione si è ulteriormente aggravata”.

 

Infatti, in base alla legge regionale, gli Atc (Ambiti territoriali di caccia) avrebbero predisposto dei piani di abbattimento per riportare sotto controllo la popolazione degli ungulati che in Toscana, secondo le ultime stime, sarebbe di 200.000 caprioli, 200.000 cinghiali, 8.000 daini, 4.000 cervi e 1700 mufloni, dando alla regione, ricca di boschi e di foreste, il primato della presenza di questa specie in Europa.

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Avito, in modo particolare, contesta all’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del Ministero dell’Ambiente), l’ente deputato a emettere i pareri sui piani di controllo della fauna e quindi sulla congruità degli interventi programmati dagli Atc, pareri che puntualmente, e senza possibilità di errore, riducono di almeno il 50% il carico di abbattimenti previsto… (Ispra) nondimeno però, si comporta ed agisce come se fosse il depositario assoluto di un potere di veto che tuttavia la legge non gli riconosce”.

I produttori toscani ricordano che negli ultimi anni, nonostante l’aggravarsi della situazione degli ungulati e le grida di allarme, Ispra si è dimostrata “indifferente alle sollecitazioni …. ha continuato imperterrita a considerare le proposte non in linea con la propria visione ideologica…..Per queste ragioni non abbiamo remore a ribadire che Ispra è oggi il principale ostacolo alla soluzione del problema degli ungulati in Toscana”.

 

Quali conseguenze per il sovraffollamento degli ungulati?

I danni non riguardano solo l’agricoltura (se da solo il cinghiale rappresenta il 60% dei danni totali, quelli da ungulati in genere rappresentano ben l'88% dei danni totali liquidati) ma investono anche l’ambiente e la conservazione della biodiversità. Nel 2015 inoltre, gli incidenti stradali provocati dalla fauna selvatica, hanno causato ben 18 morti e 145 feriti (Fonte Coldiretti). Inoltre è di qualche giorno fa la notizia che la Polizia della Città metropolitana di Firenze ha catturato all’interno dell’Azienda universitaria ospedaliera di Careggi, un cinghiale di un quintale ma durante il mese di ottobre, sempre nella zona verde dell’ospedale, mediante l’uso di trappole, erano stati catturati altri 20 cinghiali. (Fonte La Nazione).

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Recentemente il Consorzio Vini di Cortona ha scritto una lettera aperta all’Assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi per denunciare che oltre al problema degli ungulati, i danni si devono anche agli attacchi degli storni “Nuvole di questi volatili oscurano il cielo posandosi sulle viti cibandosi dell'uva con danni addirittura superiori ai cinghiali. Infatti oltre agli acini che mangiano o asportano” scrive il Presidente del Consorzio Marco Giannonirompono la buccia delle bacche da cui parte l'infezione delle malattie crittogame che poi si diffondono” e poi conclude “Non è pensabile che un'azienda possa sostenere danni che superano il 30% ogni anno. Si deve salvaguardare la sicurezza dei cittadini, l'economia di un intero settore e di un intero territorio e di un ecosistema ormai al collasso. Servono soluzioni incisive anche se drastiche”.

Il presidente di Confagricoltura Toscana, Francesco Miari Fulcis, protesta contro la decisione a sorpresa dei cacciatori del Mugello di astenersi dall’attività venatoria – un vero e proprio sciopero della durata di un mese - e dire così no all’abbattimento selettivo e programmato di daini e mufloni. “Se non volete cacciare, riconsegnate i tesserini” invita Fulcis . “È necessario che ognuno faccia la sua parte, per il ruolo che gli compete, e si adegui alle nuove circostanze sempre nel rispetto delle regole e del lavoro altrui”.

Di parere nettamente contrario alla legge regionale il gruppo Toscana rossa … di sangue che aveva lanciato un appello a cui hanno aderito Dacia Maraini, Stefano Bollani, Giorgio Panariello, Franco Battiato, Susanna Tamaro, Antonio De Marco, David Riondino, Vincenzo Pardini, Enzo Maiorca, Sandro Veronesi. La posizione può essere sintetizzata dal biologo e ambientalista Gianni Tamino, uno dei firmatari, il quale sostiene che è necessario imparare a convivere con gli animali selvatici e afferma che “Chiunque creda di poter risolvere il problema della sovrappopolazione con la caccia, o non conosce l’ecologia o è un cacciatore”.

 

Il resto d'Italia

Ma il problema, a quanto pare, non è solo toscano. In Veneto nel Parco dei Colli Euganei la massiccia presenza di cinghiali sta provocando non pochi danni. Nell’anno in corso, per affrontare quella che viene definita un’emergenza, per la cattura sono stati stanziati 180 mila euro che serviranno a realizzare un progetto complessivo che comprende la gestione della squadra faunistica, l’acquisto di chiusini da distribuire agli agricoltori interessati e l’acquisizione di un secondo furgone frigo per la gestione del post abbattimento. Per il lungo periodo si punta sulla nuova legge regionale sui Parchi che dovrebbe contenere provvedimenti in grado di prevenire la proliferazione dei cinghiali. In Liguria invece qualche tempo fa – i primi di settembre – anche la squadra di calcio della Sampdoria ha dovuto fare i conti con i cinghiali: dopo aver allargato un buco nella recinzione, hanno “arato” il campo da gioco di Bogliasco danneggiando il manto verde. .

 

Le proposte in campo

Il Consiglio regionale toscano, lo scorso 14 settembre, ha approvato una mozione che impegna la Giunta ad avvalersi dei pareri degli Istituti scientifici regionali – diversi da Ispra - e un analogo appello è stato avanzato lo scorso 26 settembre dall’Atc di Siena con un comunicato stampa. Avito che rappresenta 5 mila imprese e un fatturato stimato circa un miliardo di euro e una quota export superiore al 70%, non solo condivide la mozione del Consiglio regionale e le posizioni dell’Atc di Siena, ma le considera un passo indispensabile per dare risposte concrete a un settore che non può più permettersi il lusso di “allevare ungulati”.

A fronte dell’emergenza la caccia e i piani di abbattimento possono essere una parte della soluzione, in grado di alleviare la pressione sull’agricoltura, ma non sono la soluzione definitiva del problema. Anche perché assegna ai cacciatori un ruolo abnorme e un potere di ricatto, poco consono alla gravità della situazione. Come del resto non è una soluzione nemmeno la proposta di qualche ambientalista di favorire l’introduzione del naturale antagonista del cinghiale cioè il lupo, in funzione di regolatore. Solo se ci sarà un approccio multidisciplinare ed equilibrato, il problema si potrà risolvere. Sennò diventerà sempre più un incubo, popolato di lupi e di cinghiali.

 

 

a cura di Andrea Gabbrielli

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