Per molti è un compromesso al rialzo, ma Federvini chiede modifiche. Il ministro Martina: "Documento da perfezionare, occorre fare presto". E spunta il sistema telematico di controllo e tracciabilità.
Pubblicità

Il cammino del testo unico

Esattamente un anno fa, il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, ricevette sul suo tavolo il faldone con i 76 articoli del Testo unico della vite e del vino, contenente il lavoro della filiera (durato oltre un anno e mezzo) in tema di semplificazione normativa e antiburocrazia. E al Vinitaly 2014 si parlò a lungo dell’importanza di approvare presto quelle norme, molto attese dai produttori. Uiv, Federvini, Assoenologi, Federdoc, Agrinsieme (con Cia, Confagricoltura e Alleanza cooperative) furono le sigle firmatarie del documento, che non fu firmato dalla Coldiretti, uscita dai tavoli di lavoro. E pochi mesi dopo, ad agosto, un altro ddl sullo stesso tema approdò in Parlamento. L’iter si fermò, rendendo vane le speranze di vedere approvato in via definitiva quel testo. L’impasse costrinse tutte le organizzazioni e il Mipaaf a far ripartire mediazioni, incontri e confronti, l’ultimo pochi giorni prima di Vinitaly.
 

Un nuovo punto di partenza

Ora, la fiera di Verona segna un nuovo punto di partenza per il Testo unico. Perché le grandi divisioni che portarono alle due proposte di legge sul vino sembrano essere acqua passata. Il primo a esserne convinto sembra proprio il capogruppo Pd in Commissione agricoltura alla Camera, Nicodemo Oliverio, primo firmatario della proposta di legge depositata ad agosto. Ed ora, i suoi colleghi di partito, il relatore Massimo Fiorio (Pd) e il presidente della Commissione agricoltura alla Camera, Luca Sani (Pd), che hanno presentato il Testo unico, possono sperare in un via libera in relativa rapidità che potrebbe arrivare direttamente dalla stessa Commissione, riunita in sede legislativa, senza passare per gli emendamenti in Aula. Speranza condivisa, va da sé, dal ministro Martina che punta a chiudere la partita entro l’anno, nonostante diversi aspetti “da perfezionare e migliorare“.

I prossimi step

L’ideale sarebbe avere l’ok durante Expo o addirittura poco prima. Ma i tempi non sono certi, anche perché la Federvini dovrà avanzare a breve le proprie richieste di modifica. Il presidente Sandro Boscaini, infatti, non ha firmato l’ultimo documento presentato il 18 marzo alle Camere: “Troppa carta, troppa burocrazia, controlli ancora onerosi e che possono essere ulteriormente snelliti“, ha detto. Ci sarà da discutere ancora, ma c’è chi scommette che quello a cui si è giunti finora sia e sarà sicuramente un “compromesso al rialzo“. Per il bene del settore.
Il numero uno di Uiv, Domenico Zonin, è stato chiaro con Martina: “Le sigle della filiera vitivinicola nazionale consegnano al Parlamento un contributo condiviso in merito alla revisione del Testo unico. Chiediamo una rapida approvazione delle nostre proposte che serviranno a semplificare, sburocratizzare, snellire l’attività aziendale e portare nel breve periodo concreti vantaggi competitivi alle imprese in termini di sgravio di costi e risparmi di tempo“.
 

Pubblicità

ll nuovo testo unico

Nel suo complesso, il Testo mantiene l’ossatura generale: dal potenziamento dello strumento della diffida al registro unico dei controlli, da alcune semplificazioni sullo schedario viticolo alla rinnovata definizione di vitigno autoctono. “Nella prima bozza di Testo Unico presentata a giugno 2014” fa notare Matilde Poggi, presidente di Fivi “si considerava autoctono ogni vitigno coltivato in Italia, mentre oggi la menzione è limitata alle varietà tipiche, di cui sia dimostrata l’origine esclusiva italiana“.
 

Rappresentanza nei consorzi di tutela

Scompare la controversa parte relativa alla rappresentanza nei consorzi di tutela, che divideva i due testi in Commissione (la pdl a firma Oliverio prevedeva un maggiore ruolo della parte agricola rispetto a quella industriale): su questo punto si è ritenuto il Testo unico un luogo non adatto a rivedere queste tematiche.
 

#Campolibero

È chiaro che le disposizioni di alcuni capitoli del documento andranno allineate a quelle contenute in #campolibero, dal momento che il decreto attuativo firmato da Martina prevede la dematerializzazione dei registri. “Saranno eliminati circa 65 mila registri cartacei” ha specificato il ministro “e i produttori di vino per esempio potranno evitare la vidimazione preventiva, invece richiesta oggi dai registri cartacei. Non solo: non ci sarà più l’obbligo di stampe periodiche, sarà consentita la consultazione a distanza, saranno possibili le verifiche da parte degli organi di controllo senza necessariamente recarsi in azienda“. Anche se, come fa notare la Fivi, pur essendoci una cabina di regia dei controlli non si prevede ancora la condivisione dei dati tra enti coinvolti nelle verifiche.
 

Semplificazioni a favore dei produttori

Il Testo unico introduce anche semplificazioni a favore dei produttori fino a mille ettolitri e a chi trasforma esclusivamente le uve aziendali; previsto l’esonero dalla tenuta dei registri per produttori fino a 50 ettolitri con annessa attività di vendita diretta e somministrazione. Il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, fa il punto sui vantaggi attesi: “Grazie al Testo unico si taglia del 50% il tempo dedicato alla burocrazia che dal vigneto alla bottiglia costa più di 70 pratiche, che coinvolgono 20 diversi soggetti, i quali richiedono almeno 100 giornate di lavoro per ogni impresa“.
 

Pubblicità

Sistema telematico di controllo e tracciabilità

Una novità è sicuramente l’introduzione (in via sperimentale e per tre anni) del sistema telematico di controllo e tracciabilità sui vini imbottigliati. Sarà una alternativa a quelli attuali, in funzione anticontraffazione. Mutuato dal settore della moda, usato da importanti griffe italiane, punta a garantire la conta esatta delle bottiglie sul mercato. Non riguarderà le Docg, che manterranno il sistema delle fascette di Stato, stampate dall’Istituto Poligrafico dello Stato.
 

Doc e Igt

Il cambiamento potrebbe riguardare invece quelle Doc e Igt che decideranno di rinunciare sia alla fascetta di Stato, sia al lotto di partite certificate, e optare per un codice alfanumerico in chiaro (non a barre), gestito dagli organismi di controllo, che sarà inviato al produttore/imbottigliatore e stampato in etichetta, in modo da identificare, tracciare e stabilire l’autenticità del vino. Operazione che, attraverso internet, potrà essere eseguita non solo da chi è deputato ai controlli, ma anche dal semplice consumatore.
Il vantaggio potrebbe essere concreto, in particolare, per quelle Doc e Igt imbottigliate fuori zona, estero compreso (Spagna, Uk…). Il tutto mantenendo inalterate le pene previste per le violazioni in materia. Èchiaro che la modalità di applicazione e introduzione di questo sistema, i cui costi andranno valutati, dovrà essere definita con un decreto ministeriale.
 

Le fascette delle Docg

Tra 2014 e 2015, l’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato (Ipzs) ha distribuito oltre un miliardo di contrassegni di vini a denominazione, di cui il 55% relativo al solo mercato delle Doc. Sono 150 le tipologie gestite da Ipzs (60% su supporto adesivo e 65% standard). In particolare, i Docg (obbligatori) sono passati da 330 mln nel 2009 a 464 mln nel 2015, con un generale assestamento (vedi grafico). Mentre il volume dei Doc, non obbligatori, ha segnato una crescita costante da 163 mln nel 2010 fino a 540 mln nel 2014, con una stima di 547 mln nel 2015. L’Istituto sottolinea che il contrassegno a Doc, fondamentale nella tutela della qualità del Made in Italy, oltre ai sofisticati requisiti di stampa, contiene importanti elementi di sicurezza telematica, per garantire la tracciabilità attraverso i servizi online a disposizione dei produttori.
 

Le prospettive

Il vino ha una grande occasione perché, diversamente dal passato, può contare sul fatto che il dialogo ritrovato tra le associazioni ora ha anche una politica che finalmente sta prestando ascolto alle esigenze dei produttori. E c’è nella filiera, ma anche nella politica, la consapevolezza di avere i riflettori puntati. Il momento è propizio. Per dirla con Orazio, anzi con Renzi (a Davos): “Carpe diem“.

a cura di Gianluca Atzeni
foto Ennevi Veronafiere

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 26 marzo. 
Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui.