Esserci o non esserci? È questo il dilemma dei consorzi a sei mesi dall'inizio dell'esposizione. Al centro del dibattito i prezzi per essere inseriti all'interno di Taste of Italy: troppo cari o adeguati alla portata dell'evento? Lo abbiamo chiesto ai diretti interessati. E tra questi c'è anche chi ha già comprato il proprio spazio... Inchiesta il vino e l'Expo, prima puntata.

Pubblicità

Si è appena concluso il roadshow di Vinitaly che da Sud a Nord ha attraversato lo Stivale per incontrare consorzi e produttori. Obiettivo? Parlare e presentare “Taste of Italy”, il padiglione di Expo 2015 dedicato al vino: in primo piano progetti, spazi e soprattutto prezzi. A una settimana di distanza abbiamo rifatto lo stesso percorso toccando le tappe principali di questo viaggio per capire come, a sei mesi dal debutto, l’Italia del vino si sta preparando all’evento. Qual è l’orientamento dei maggiori consorzi italiani? Come parteciperanno all’esposizione? Chi comprerà uno spazio tutto proprio e chi si organizzerà autonomamente? Partiamo da Sud, e precisamente dalla Sicilia dove l’”autonomia” è una – diciamo così – prerogativa regionale.

Per l’Expo” dice Francesco Ferreri, presidente di Assovini Sicilia “il gruppo che rappresento sta lavorando con l’Assessorato all’agricoltura per uno spazio all’interno del Cluster Bio Mediterraneo che sarà gestito e coordinato dalla Regione Sicilia. Siamo ancora in una fase di studio ma il programma dovrebbe comprendere degustazioni e presentazione dei nostri prodotti, vini compresi”.
Ancora in fase di studio, anche la Puglia: “Abbiamo deciso di attendere prima di prendere una decisione” spiega Sebastiano De Corato, presidente del MTV Puglia “il contributo che ci è stato richiesto per partecipare è assai impegnativo per le aziende e ancora non sappiamo, se e in che misura, potrebbe intervenire la Regione Puglia per abbassare tali costi”. Gli fa ecoFrancesco Liantonio, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Castel del Monte: “Sia come consorzio, sia come azienda (Torrevento; ndr.) non abbiamo ancora deciso cosa fare. L’impressione generale è che non ci sia stata molta attenzione nei confronti delle Dop e delle Igp che rappresentano, invece, un asset strategico dell’agroalimentare italiano, senza contare che il vino appare più come un elemento di business. I prezzi per partecipare, poi, non sembrano sostenibili”.

Ci spostiamo al centro Italia, in Toscana, dove Veronafiere ha fatto tappa lo scorso 23 settembre. E anche qui sembra avere la meglio un atteggiamento di prudente attesa, anche se l’orientamento più diffuso è quello di inserirsi in un discorso più regionale e meno personale: “Al momento stiamo aspettando di capire cosa farà la Regione Toscana perché quelle cifre che ci ha comunicato Vinitaly sono al di fuori della nostra portata” è il commento di Giovanni Busi, presidente del consorzio di tutela vino Chianti “Credo che dovrebbe essere lo Stato ad avere l’interesse a promuovere i prodotti e le tipicità nazionali e quindi di creare le condizioni, anche economiche, per assicurare le partecipazioni dei produttori”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Gallo Nero: “Sinceramente le nostre aziende associate hanno espresso poco interesse a partecipare all’Expo” dice Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio Vino Chianti Classico “Per ora stiamo pensando solo a delle attività che stiamo concordando nell’ambito dello spazio della Regione Toscana: faremo iniziative nel nostro territorio ma non a Milano. Credo che l’errore sia considerare Expo alla stregua di una qualsiasi fiera, invece di una sede dove i contenuti prevalgono sull’aspetto meramente commerciale”.
“Il nostro budget per l’Expo, è estremamente limitato” commenta Stefano Campatelli, coordinatore del Consorzio della denominazione San Gimignano “e d’altra parte anche le nostre aziende stanno lavorando con il freno a mano tirato: il vino si vende, ma è sempre più faticoso riscuotere, anche all’estero, mentre i costi di produzione continuano ad aumentare e alla fine la marginalità aziendale viene erosa. In questa situazione i prezzi di Expo non sono facilmente abbordabili: per un produttore, specialmente piccolo, investire diverse migliaia di euro per esporre una bottiglia non sembra un’operazione destinata ad avere un grande ritorno. Ma per la nostra partecipazione a Expo c’è, comunque, un discorso aperto con la Regione Toscana e con Toscana Promozione”.
Chi invece ci sarà anche al di là della partecipazione regionale è il Consorzio del Brunello, come ci ha detto il coordinatore Giampiero Pazzaglia che ha anche abbozzato qualche calcolo. “Al momento stiamo trattando e definendo il percorso: per ora abbiamo prenotato un’area per 6 mesi dove far ruotare 160 aziende nostre associate. Il programma prevede 6 degustazioni, una al mese. Si tratta di un investimento di circa 250 mila euro che dovrebbe comportare un costo per etichetta di circa 1000 euro ad azienda. Stiamo lavorando per abbassare ulteriormente questo costo in modo di non pesare troppo sulle singole aziende e pensiamo di riuscire a definire tutto entro breve tempo”.

Pubblicità

Lasciamo la Toscana per andare in Piemonte, altra regione attraversata dal roadshow di Expo e soprattutto regione più vicina territorialmente a Milano. “Abbiamo partecipato all’incontro di Cuneo con i rappresentanti di Vinitaly” dice Pietro Ratti, presidente del Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero “ma siamo ancora in fase di discussione. Diciamo che noi piemontesi non siamo tra i primi consorzi a muoverci sulla promozione, soprattutto se ci sono in ballo certe cifre. Ma il vero problema credo sia capire come dare visibilità a tutte le denominazioni e alle etichette che ne fanno parte. Forse l’offerta che è stata presentata è più interessante per piccoli consorzi o aziende singole. Dal canto nostro credo che cercheremo di essere presenti con altre iniziative che, a spese minori, possano avere maggior riscontro. Per esempio stiamo pensando di organizzare un servizio navetta che colleghi Milano ad Alba: un modo per portare visitatori sul nostro territorio e che può coinvolgere più soggetti in sinergia”. Molto lapidario Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio per la Tutela dell’Asti e presidente di Piemonte Land of Perfection: “Tanta confusione e prezzi esosi. Stiamo aspettando il piano regionale, ma anche quello è ancora in ritardo. Pensiamo ad un nostro progetto, ma sicuramente non all’interno degli spazi istituzionali”.

Ultimo giro di opinioni – almeno per il momento – in Veneto, non lontano da Milano e proprio lì dove Vinitaly è di casa. “Il consorzio del Soave vuole giocarsi questa partita” dice il direttore Aldo Lorenzonianche perché ci troviamo in una posizione privilegiata: nel corridoio 5 dell’asse Milano-Verona, uscita Verona Est. Lo faremo con iniziative direttamente sul nostro territorio. Inoltre tireremo fuori dal nostro cilindro il nuovo progetto sui Vini Vulcanici che comprende, oltre al Soave, aziende da tutta Italia. Non parleremo, quindi, di singoli vini o etichette e per questo dobbiamo vedere come collocarci. Probabilmente lo spazio migliore per le nostre esigenze è quello regionale”. Anche per il Soave, quindi, accantona, almeno per il momento l’idea di comprare uno spazio tutto proprio tra quelli proposti. Non si farà, invece, sfuggire l’occasione di esserci, il Prosecco doc: “Dobbiamo ancora stabilire la modalità migliore di partecipazione” fanno sapere dal Consorzio “ma quel che è sicuro è che ci saremo per tutti i sei mesi. Sull’adeguatezza dei prezzi ci pronunceremo a fine evento: adesso ogni giudizio sarebbe affrettato”.
Ma di quali cifre parliamo? L’offerta “entry level” per poter posizionare una bottiglia nell’area de “La Biblioteca del Vino”, al primo piano del Padiglione per un periodo di tre mesi, è di 3.000 euro + iva, sale a 5.000 euro + IVA per due bottiglie e a 9.000 euro + IVA per 4 bottiglie. Per i produttori che desiderano essere presenti per tutti i sei mesi dell’Expo, l’offerta per posizionare una, due o quattro bottiglie è rispettivamente di 4.500, 8.000 e 15.000 euro + IVA. Ai Consorzi, alle Regioni o i grandi produttori che possono permettersi uno sforzo finanziario maggiore sono riservate le aree di Diamante e di Platino, completamente allestite e personalizzate, dotate di banchi multimediali con video e tablet per accedere alla presentazione e alla storia dei vini proposti. Prezzi di listino: area Platino, 350 mila euro per 72 bottiglie e per tre mesi, 500 mila per 72 bottiglie e per sei mesi; area Diamante 420 mila euro per 100 bottiglie e per tre mesi, 600 mila per sei mesi. Sempre più IVA. Nell’offerta è anche compresa una sala per l’organizzazione di una degustazione a settimana.

E adesso si attendono le prossime mosse di Vinitaly che ha già annunciato un nuovo tour dell’Italia per fare tappa nelle Regioni che sono rimaste fuori da questo primo roadshow. Di strada da fare ancora ce n’è.

a cura di Andrea Gabbrielli e Loredana Sottile

Pubblicità

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 2 Ottobre 2014

Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui.