Il tornado di Poggio al Vento

5 Mar 2012, 11:10 | a cura di Gambero Rosso
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Non ci stancheremo mai di porre l’accento sulla natura forzatamente interlocutoria degli assaggi en primeur. L’ennesima lezione ci viene dalla settimana dedicata alle Anteprime Toscane, senza dubbio uno degli appuntamenti clou della “pre-season vinosa” con le sue quattro tappe itineranti da

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ng>San Gimignano a Montalcino, passando per il Chianti Classico Collection a Firenze e l’Anteprima Nobile a Montepulciano.

 

In questo irrinunciabile vortice di stelle e vendemmie, assaggi e approfondimenti, spunti e riflessioni, a volte diventa difficile lasciarsi andare al piacere nudo e crudo del bicchiere. Per fortuna, però, ci sono bottiglie che sembrano fatte apposta per interrompere il flusso di pensieri e annotazioni, obbligandoti ad un break di puro godimento.

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A Benvenuto Brunello ci è capitato con il Poggio al Vento Riserva di Col d’Orcia: un binomio storico, di quelli imprescindibili per gli amanti del sangiovese ilcinese, specialmente nella sua declinazione da versante sud. Eravamo lì a ragionare sui rapporti di forza tra le due ultime annate a 5 stelle presentate, l’accoppiata 2006-2007 unita nel profilo di due stagioni generose e chiaramente separata nel racconto del livello medio, oltre che nelle peculiari espressività aromatiche, alcoliche e tanniche. Ed è stato un po’ come ascoltare la parola che taglia la testa al toro, mentre irrompeva sul tavolo tutta l’autorevolezza di una vendemmia superiore come la 2004 e tutto il carisma di un grande classico della denominazione, capace di leggerla fino in fondo.

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Non sappiamo dire, e del resto non avrebbe senso, che posto occupa ed occuperà nella sua gerarchia “verticale”, ma questo Poggio al Vento ci è sembrato uno di quei vini che da soli valgono il viaggio. Solo perché ha alle spalle almeno due anni di affinamento in più rispetto a tutti gli altri, potrebbe suggerire qualcuno. Proprio no, rispondiamo noi, avendo ancora addosso la spettacolare manifestazione di integrità veicolata fin dal primo impatto: un frutto rosso croccante, quasi da mordere, assistito da un florilegio di fresche ed ariose suggestioni mediterranee, amplificato dalle tracce di china e terra mossa. Che sia complessità più che semplice apertura o prontezza ce lo conferma il passo leggero ma ricco di fibra ed energia del sorso, illuminato da lampi di sapore ed austerità fino alla chiusura, puntellata da tannini di purissima razza.

 

Paolo De Cristofaro
05/03/2012

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