Intervista a Simone Strocchi, vice presidente del gruppo vitivinicolo quotato a Piazza Affari che riunisce Provinco Italia e Giordano Vini. Azioni e warrant a +20% sul valore di sottoscrizione. Si lavora a un allargamento entro il 2015.
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È incoraggiante l’esordio della prima società del settore vitivinicolo quotata a Piazza Affari che ha messo assieme Giordano Vini e Provinco Italia,grazie a Ipo Challenger, evoluzione della special purpose acquisition company (spac) ideata dal gruppo Electa. A un mese dall’avvio delle contrattazioni sul mercato Aim (piccole e medie imprese) di Borsa Italiana, per Italian wine brands già il 10% delle azioni che costituiscono il capitale flottante(il numero di azioni circolanti sul mercato) risulta scambiato, sia per la parte azionaria, sia per i warrant, con un valore superiore di circa 18-20% rispetto alla sottoscrizione. Oltre 140 milioni di fatturato, 44 milioni di bottiglie, circa 160 etichette (un centinaio Dop e Igp), due impianti di vinificazione in Puglia e in Piemonte dove si lavorano uve e mosti. Un capitale flottante superiore al 60%. Germania e Svizzera i mercati principali. Nel suo cda siedono esperti del settore consumer e marketing, tra cui il presidente Mario Resca (ex McDonald’s Italia) e Gino Lugli (amministratore di Ferrero Italia).
Abbiamo voluto fare un primo bilancio con il vice presidente del Gruppo Iwb, Simone Strocchi, co-fondatore del Gruppo Electa.

Partiamo dall’andamento del titolo in questo primo periodo.
Il mercato ha innegabilmente accolto positivamente la quotazione. Gli scambi sono già stati consistenti e sicuramente Iwb è la società che scambia di più su Aim. Circa il 10% delle azioni del capitale flottante è passata di mano e più o meno la stessa cosa è successa sui warrant. Lo spazio per un ulteriore ben più importante apprezzamento è ancora ampio.

Rispetto ad altre società quotate, siete il primo titolo interamente dedicato al vino. Quanto ci è voluto per convincere gli investitori?
Il vino ha indubbiamente attratto la curiosità degli investitori. Del resto il vino è un prodotto italiano di eccellenza riconosciuto all’estero, su cui, a determinate condizioni, è ragionevole puntare anche in termini di investimento. A convincere gli investitori è stato soprattutto il fatto che Iwb aggrega già da subito non vigne, ma winery con capacità produttiva importante, know how di enologi capaci di mettere a punto prodotti di livello, varietà e appetibilità. Inoltre, Iwb presidia rilevanti quote di mercato con vini di qualità destinati al segmento largo consumo/popular premium soprattutto su mercati esteri in crescita (il fatturato Iwb è realizzato all’estero per oltre il 65%).

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Perché Provinco e Giordano vini hanno aderito?
Il fondatore di Provinco, Alessandro Mutinelli, ha colto l’opportunità di entrare da socio e amministratore al vertice di una grande realtà di settore; i soci e i manager di Giordano Vini hanno trovato nel consolidamento in Iwb un’occasione di rilancio di una società con 115 anni di storia, leader nella vendita a domicilio, che sta evolvendo in e-commerce. L’innovativo meccanismo di quotazione che abbiamo proposto è riuscito a riunire due imprenditori distinti che hanno dato mandato congiunto di quotazione a una holding che ha garantito un book di investitori.

Puntate ad arrivare presto al mercato azionario principale. Quanto tempo ci vorrà e da cosa dipende?
Per dimensione, flottante e organizzazione Iwb potrebbe chiedere l’ammissione al mercato principale. Lo sbarco all’Aim è un passaggio tecnico, con l’obiettivo di realizzare la terza aggregazione e quindi passare al principale. Del resto, lo dico con cognizione di causa: con la nostra precedente esperienza con Made in Italy 1 abbiamo portato all’Aim la spa Sesa, che solo otto mesi dopo è passata sul principale (Mta) e ora è sul mercato Star, con un percorso di rivalutazione marcato sui listini come importante, da 130 milioni di market cap a oltre 210 milioni, al netto dei dividendi e con warrant trasformati in azioni al massimo valore di esercizio.

L’Italia del vino è notoriamente fatta da aziende familiari, restie ad avvicinarsi al mercato azionario. Per molte l’investimento in Borsa obbligherebbe a fare compromessi sulla qualità che non vogliono fare: perché se un’annata non dà un buon vino, sarebbero in qualche modo obbligate a produrlo ugualmente per assecondare il mercato. È d’accordo?
Il modello Iwb è distante da queste tematiche e dalle logiche del produttore tradizionale. Non siamo legati al singolo vigneto, che potrebbe soffrire di un’annata particolarmente sfavorevole. Vinifichiamo uve e creiamo blend da un numero consistente di regioni, limitando questo rischio. I nostri enologi, inoltre, sono abituati a ottenere ottime qualità anche quando il clima non aiuta, selezionando la materia prima. La strategia di Iwb è affrancarsi dalla proprietà delle vigne e dedicarsi all’attività di winery: definizione dei prodotti coi migliori enologi, produzione/cantina, imbottigliamento, capacità di vendita su canale vad (vendita a domicilio; ndr) e in Gdo, con vocazione internazionale.

Insomma, un gruppo con pochi vincoli patrimoniali
Il consumo di vino è voluttuario, segue mode, si sviluppa in mercati nuovi e Iwb può rispondere a queste evoluzioni del mercato. Chi è condizionato dalle proprie vigne ha indubbiamente vincoli maggiori. Del resto, portare in Borsa società con grande impegno di capitali in terreni/vigneti determinerebbe una proposta di investimento distante dalle logiche della finanza, che ricerca performance e redditività sull’investimento decisamente superiori rispetto a quelle che potrebbero derivare da investimenti in terreni e vigne.

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All’estero quali sono i modelli di investimento cui guardare?
Sui listini borsistici internazionali, si potrebbe pensare Constellation Brands, che è un big player mondiale, però aggrega marchi e winery di ogni Paese. Per alcuni aspetti della vendita a distanza; oppure ci sarebbe Hawesko, che però non ha produzione di vino ma commercializza vini di terzi; oppure qualche realtà francese. Tutte società che quotano oltre 20 volte l’utile netto. Anche per questo dico che c’è tanto spazio per crescere. Noi siamo gli unici italiani e questo ci consentirà, acquisita una dimensione più rilevante, di confrontarci davvero coi big mondiali.

In alcune interviste, ha parlato di “polo di aggregazione nel settore vinicolo italiano”. A chi conviene investire in Iwb?
Agli investitori di Borsa, che dovrebbero identificare in Iwb un’opportunità di investimento in un settore con prospettive di performance a medio termine interessanti: il warrant è uno strumento finanziario che è un potenziale indicatore/acceleratore di performance, il suo valore di esercizio dipenderà dalla capacità dell’azione di apprezzarsi stabilmente sul mercato; l’azione è un titolo ben protetto da airbag negoziali e con buone premesse/prospettive di rivalutazione. Poi, ai fornitori/sistema che identificheranno in Iwb una realtà trainante con cui collaborare; ad altri imprenditori/winery che potrebbero valutare positivamente di investire (per apporto delle loro realtà e quote di mercato) in Iwb, partecipando a un progetto che ha l’ambizione di essere ‘il progetto’ importante nel settore vinicolo italiano.

Può un grande evento come Expo influire sulle vostre strategie? E come?
Più che influire. L’Expo confidiamo possa determinare un contesto, una vetrina mondiale favorevole a incrementare l’attenzione sul food & beverage, sui prodotti italiani di diffusa eccellenza e sul vino italiano.

Quali sono i vostri obiettivi?
Per chi compra azioni Iwb c’è una buona protezione dell’investimento. Le azioni riscattabili che qualificano la partecipazione assunta dagli ex soci di Giordano Vini per l’apporto dell’intero capitale dell’azienda piemontese in Iwb sono al servizio di un meccanismo di ristoro economico a vantaggio di Iwb (e del mercato), in caso di mancato raggiungimento di obiettivi di performance. Questi obiettivi sono la crescita del 15% annuo, per i primi due anni dalla quotazione, dell’utile netto consolidato rispetto allo starting point, identificato in 5 milioni di utile netto di riferimento o, alternativamente, nell’apprezzamento stabile del titolo oltre 13 euro.

A breve, Iwb terrà il suo cda sul bilancio. C’è sul tavolo un possibile aumento dimensionale già nel 2015?
Il 20 marzo è atteso il cda di presentazione dei numeri 2014, sarà il primo proforma di consolidato di Iwb. A prescindere dai cda, posso dire che stiamo lavorando per trovare opportunità di incremento di dimensione già nel 2015.

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 12 marzo
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