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Dove fallì Thomas Jefferson, il terzo presidente americano che per 30 anni provò a coltivare la vite (anche con barbatelle fatte arrivare dallaToscana), senza riuscire a produrre una sola bottiglia di vino, quasi due secoli dopo c'è riuscito il winemaker-banchiere Gianni Zonin che ha praticamente trasformato

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il paesaggio della Virginia. E contagiato decine di uomini d’affari che hanno aperto in questi ultimi anni  220 wineries.

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Prima che Zonin nel 1979 acquistasse la proprietà di Barboursville, nella Shenandoah Valley, in Virginia la produzione del vino era inesistente. Trent’anni dopo, sotto l’impulso e l’esempio di Barboursville Vineyards (così si chiama l’azienda di Zonin), guidata dall’enologo piemontese Luca Paschina, la Virginia è diventata il quinto Stato produttore di vino, dopo California, Oregon, Washington e New York.

Oggi Barboursville Vineyards è un modello di sviluppo, marketing, strategia imitata dai winemakers in tutti gli Usa. Fuori da Napa Valley, è la quinta winery del Paese. Le cifre parlano chiaro: dal 1997 la “Zonin della Virginia” produce profitti ininterrottamente. Su cento ettari vitati (su 300), la produzione lo scorso anno ha superato le 500mila bottiglie, centomila in più rispetto all’anno prima, e il fatturato ha raggiunto per la prima volta i 6milioni di dollari. Spiega Luca Paschina: “Il bilancio 2011 ha segnato un + 13% rispetto al 2010, che è stato un anno record,senza contare i visitatori  (80mila): nessun va via senza aver comprato i nostri vini. La gran parte arriva da Washington e compra cartoni interi del nostro bordolese Octagon e del nostro Cabernet Franc”.

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Ma il vero vino principe è un bordolese riserva di 4 anni, l’Octagon: costa intorno ai 40 dollari nelle enoteche (88 su Wine Spectator); poi c’è una produzione di Cabernet Franc (da 85 a 88 dollari su Wine Spectator) e un Cabernet Sauvignon. Mentre il vino più venduto è il Viognier Reserve (un anno di invecchiamento in acciaio) a  22-24 dollari. “Da alcuni anni abbiamo iniziato a sperimentare alcuni vitigni italianissimi, il nebbiolo, la malvasia, barbera e pinot grigio e i risultati sono eccellenti”, sottolinea Paschina, che da 20 anni vive in Virginia e ha inventato tutti i vini americani di Zonin.

Felicissimo il governatore della Virginia, Bob McDonnell, che sta spingendo con alcune leggi la wine industry dello Stato. “La produzione delle 220 winery, sotto l’impulso della Zonin, con un indotto di oltre 500 milioni di dollari è una delle voci attive del pil della Virginia”, ha commentato inaugurando l’altra sera un wine-taste  esclusivo a New York. McDonnell, un appassionati di vini, tra i favoriti per il ticket repubblicano di Mitt Romney come vicepresidente, per la cena newyorchese ha scelto cinque winery della Virginia: oltre alla Barboursville-Zonin, la Foggy Ridge Cider, la King Family Vineyards, la Michael Shaps Wines e la Kluge SP.

Quest’ultima è una casa vinicola famosa, di proprietà di una delle donne più ricche degli Usa negli anni Ottanta: Patricia Kluge, la quale lo scorso anno ha ceduto tutto a Donald Trump per soli 70 milioni di dollari (dopo averne investito 400). Trump era presente al wine-taste, naturalmente, e ha pensato bene di far assaggiare il suo nuovo champagne 2008 servito con  ostriche della Virginia.

Da una parte lo champagne di Trump-Kluge, dall’altra i  vini di Zonin, serviti personalmente dall’enologo Paschina. Come a dire, il coronamento dell’american dream del winemaker-banchiere vicentino.

Giorgio C. Morelli

13/04/2012