Sostenere la sostenibilità. Dopo la certificazione, arriva anche il Manuale di sostenibilità Magis. Cinque anni di lavoro raccontati dalla responsabile del progetto, Manuela Casaleggi, e dallo chief agronomist di casa Zonin, Carlo De Biasi, l'uomo più green dell'anno secondo Drink Business
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Si chiama Magis e significa “di più” in latino. Una dichiarazione di intenti già nel nome e già dalle origini, ovvero cinque anni fa, quando il progetto prese forma, iniziando un lungo percorso verso la sostenibilità. Un continuo “di più” per un work in progress che si pone come obiettivo la gestione della… gestione. Applicata ai vari campi: da quella agronomica a quella degli agrofarmaci, passando per la gestione delle avversità della vite, delle attrezzature, della sicurezza e della qualità delle uve. E la lista è destinata a continuare. Pochi giorni fa a Verona, all’interno di Fieragricola, è stato presentato il Manuale di Sostenibilità del gruppo (formato da partner di diversi settori tra cui Bayer CropScience, Ager, Assoenologi, e varie Università) che servirà a dare le linee guida ai viticoltori. Lo abbiamo commentato con la responsabile del progetto Manuela Casaleggi, food chain specialist di Bayer CropScience in Italia: “Se dovessi dare una definizione di Magis direi che è far solo quello che serve, solo dove e quando serve. Un esempio pratico? Pensiamo al caso della potatura. Chi se ne occupa deve sapere se, quando e come farla. E soprattutto deve organizzarla nell’ottica della sostenibilità. Il manuale che presenteremo domani a Verona contiene proprio queste informazioni al momento applicate in campo. I manuali per la cantina e la biodiversità sono, invece, i prossimi obiettivi del progetto. Anche se ormai più che progetto, mi piacerebbe chiamarlo un processo”. E come fa un produttore ad entrare in questo processo? “Basta inviare la richiesta” risponde Casaleggi “e poi iniziare tutto un percorso che passa attraverso corsi di formazione, lavoro sul campo sotto la supervisione degli esperti, fino alla certificazione. Fermo restando che, la condicio sine qua nonè sempre e comunque la qualità del vino”. Attenzione, però, a non parlare di biologico, biodinamico o convenzionale. “Magis è un progetto trasversale” spiega la responsabile “applicabile a qualunque tipo di viticoltura: essere sostenibili significa praticare agricoltura di precisione dove ogni intervento è misurato, controllato e tracciato. Garanzia ne è la certificazione”. Traguardo raggiunto lo scorso novembre, quando le prime 14 aziende hanno ottenuto l’attestato con tanto di collarino applicato alle proprie bottiglie. Tra loro c’è anche Tenuta Ca’ Bolani (Casa vinicola Zonin), guidata dallo chief agronomist Carlo De Biasi: eletto da Drink Business Green Awads “the green personality of the year Award”. Di sostenibilità, protocolli e dintorni abbiamo parlato proprio con lui.

Cosa può dirci del progetto Magis l’uomo più green del pianeta?
Magis nasce dall’esigenza delle aziende di trovare una linea comune per produrre in modo sostenibile. Uno dei punti forza di questo progetto credo sia la certificazione finale per mano di un ente terzo, tra l’altro straniero: la DNV Business Assurance è norvegese. Come a dire: c’è la massima trasparenza e tracciabilità e l’Italia può presentarsi all’estero con un biglietto da visita universalmente riconosciuto.

E come si arriva alla certificazione?
Al termine di un percorso di formazione e della messa in pratica delle linee guida del manuale Magis, avviene un controllo in cui sono messe a confronto le operazioni effettuate con le analisi prodotte: perché una delle condizioni fondamentali è che il piano di intervento sia in linea con le condizioni del terreno, della pianta, del meteo e così via.

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Andiamo nello specifico. Dalla teoria alla pratica: la sostenibilità in poche mosse.
Nella pratica basta ottimizzare il lavoro in ogni sua fase. Prendiamo la concimazione: per stabilire il nostro piano utilizziamo il “concimatore a rateo variabile” che consente una concimazione differenziata a seconda della vigorìa. Niente sprechi: bassa vigorìa più concime e viceversa. Il risparmio è notevole. Oltre al concime tradizionale, poi, si cerca di utilizzare la sostanza organica, soprattutto per ovviare al problema sempre più diffuso del perdita di fertilità del suolo. La tecnica si chiama “sovescio” e si ottiene attraverso la semina di graminacee o di leguminose tra i filari.
Altra pratica sostenibile è ovviamente il fotovoltaico: nelle aziende della Casa vitivinicola Zonin gli impianti, rigorosamente sopra i tetti, portano ad una autosufficienza compresa tra il 30 e il 50% del fabbisogno totale. L’obiettivo è puntare al 100% di energia solare.

E sul versante malattie della vite, quali sono le pratiche sostenibili?
Un sistema molto valido è l’utilizzo della capannina meteo che, in funzione dell’andamento meteorologico, riesce a prevedere la comparsa dei vari stadi fenologici. Per cui si può sapere quando e se bisogna intervenire, razionalizzando così i trattamenti. Importante è anche la gestione precedente, degli insetti, ad esempio attraverso la confusione sessuale in modo che non ci sia deposizione di uova e prolificazione della specie. Affinché funzioni davvero, però, bisognerebbe che la pratica venisse adottata non solo nell’azienda, ma da tutti i produttori della zona.

Coesione quindi. Un tema che ci porta fritti al punto: com’è messa l’Italia nell’era della sostenibilità?
Il nostro Paese negli ultimi quattro anni ha spinto sulla sostenibilità molto più degli altri Paesi tradizionalmente produttori, come Francia e Spagna. Si sta cercando di arrivare ad un progetto coeso: lo stesso Magis viaggia sulla stessa linea d’onda del progetto Tergeo con cui si pensa nel breve termine ad una piena collaborazione. Tanto che il manuale presentato a Fieragricola è già conforme ad entrambi e può diventare un punto di riferimento per la viticoltura di tutta l’Italia.

Apriamo una finestra sull’estero: qual è il panorama sostenibile che si può osservare?
Dalla mia esperienza, posso dire che ormai la sostenibilità è uno dei tempi all’ordine del giorno un po’ dappertutto, ma negli altri Paesi europei, Italia a parte, ci si muove con molta lentezza. Da anni, ad esempio, faccio parte dell’associazione Lien de la Vigne in Francia e solo negli ultimi tempi, con molto ritardo, ci si comincia a muovere su questo terreno. I Paesi più virtuosi sono, invece, Cile, Australia e California. Quest’ultima è tra le più avanzate: da anni le cantine hanno scelto la sostenibilità attraverso l’autocertificazione. Una possibilità vagliata anche dall’Italia e da Magis che poi, però, ha preferito utilizzare la certificazione per mano di un ente terzo. Una marcia in più.

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Non è un caso che il Drink Business Green Awads 2013 sia venuto proprio in Italia? E a proposito, complimenti, per il riconoscimento…
Grazie. È stato un riconoscimento importante, prima di tutto perché viene dall’estero e dimostra l’apprezzamento del nostro lavoro anche fuori dall’Italia. E poi perché, appunto, sancisce la sensibilità non solo della nostra azienda, ma di tutto il Paese verso un tema fondamentale per il momento storico e ambientale che stiamo vivendo.

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Il progetto del Ministero: Viva
Iniziato nel 2011, Viva è il progetto triennale del Ministero dell’Ambiente per la misura della performance di sostenibilità della filiera vite-vino, a partire dal calcolo delle impronte dell’acqua e del carbonio. Ne fanno parte nove grandi aziende vitivinicole italiane (F.lli Gancia & Co, Masi Agricola, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Castello Montevibiano Vecchio, Planeta, Tasca d’Almerita e Venica&Venica) e alcuni Università e enti di ricerca (Agroinnova, Centro di Competenza dell’Università di Torino, Centro di Ricerca Opera per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università degli Studi di Perugia). Lo scorso aprile si è arrivati alla certificazione (la prima in Italia per la sostenibilità) esibita in bottiglia con l’etichetta contenente il logo del progetto Viva, il logo del Ministero e il codice Qr da cui ogni consumatore può risalire ai quattro indicatori presi in considerazione: aria, acqua, territorio e vigneto.

L’impegno sostenibile del Gambero Rosso
È ufficialmente iniziato lo scorso marzo il percorso del Gambero Rosso verso la sostenibilità con il “Forum per la Sostenibilità Ambientale del vino”, nato come luogo di confronto nazionale italiano tra tutti i soggetti, pubblici e privati (tra cui il professor Attilio Scienza, il produttore Michele Manelli dell’azienda Salcheto e l’Unione Italiana Vini) che a vario titolo si stanno dedicando al tema, con l’obiettivo di far emergere indicatori unici, condivisi e comparabili . Da una serie di incontri ne è scaturito un primo Manifesto di sostenibilità:
1. Il sistema italiano del vino fondi il suo processo di miglioramento ambientale su obiettivi comuni ed unitari.
2. Si individuino un numero ristretto di indicatori i quali si traducano in un linguaggio di uso comune
3. Siano evidenziabili dalle analisi ambientali modelli innovativi di investimento e di gestione delle aziende volti anche al miglioramento economico e sociale
4. Ci si ponga obiettivi sempre migliorativi rispetto alle norme cogenti, basandosi su standard a livello internazionale e sulla verifica di parte terza per la certificazione dei risultati.
5. La comunicazione ambientale del vino sia orientata al coinvolgimento del consumatore, fondandosi su principi di trasparenza, prudenza e verificabilità delle informazioni.

a cura di Loredana Sottile

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 6 febbraio. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui.