Aspettando l'Expo 2015, Paolo Verri, responsabile dei contenuti del Padiglione Italia, racconta le iniziative, le proposte e i dubbi che riguardano lo spazio dedicato alla produzione vitivinicola. Entro fine mese il progetto definitivo.
Pubblicità

Il vino ci sarà e avrà un ruolo importante. Si tratterà di vedere dove materialmente si collocherà”, precisa subito Paolo Verri, responsabile dei contenuti espositivi e del palinsesto eventi del Padiglione Italia all’Expo di Milano, dall’1 maggio al 31 ottobre 2015, che abbiamo incontrato durante i lavori del 1° Forum dell’economia e del mercato vitivinicolo. Alla grande esposizione di Milano, a quasi cento anni di distanza dalla precedente del 1906, il Padiglione Italia, interpretando il tema dell’Expo Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, si presenterà con un edifico dalle sembianze di una grande albero in cui il visitatore potrà immergersi: un decumano lungo il quale corre l’Expo che si incrocia con il cardo. Attualmente, e sino al 15 gennaio, il modellino è in una mostra al Quirinale per poi andare a Bruxelles e quindi a Venezia. Ma torniamo all’esposizione.

A cinquecento giorni dall’inaugurazione, a che punto siamo con i contenuti generali dell’Expo?
Abbiamo proposto varie tematiche in abbinamento tra loro. Dai territori stanno arrivando le proposte che tra febbraio e maggio 2014 ci permetteranno di scrivere il palinsesto definitivo, previsto entro ottobre 2014, in modo di essere pienamente operativi già da 6 mesi prima dell’inizio dell’Expo. Attualmente siamo nella fase dell’interlocuzione con i territori. Ecco perché abbiamo urgenza di avere delle risposte.

A proposito di risposte, qual è quella che, invece, vi aspettate dal pubblico?
Una risposta forte: all’Expo sono attesi almeno 90 Paesi da tutto il mondo, ma ci saranno soprattutto italiani ed è a loro che vogliamo rivolgere il nostro messaggio.

Pubblicità

Quale?
Far capire dove sta andando il mondo e quali sono i cambiamenti – l’Europa non ha più la centralità di una volta – rivolgendosi alle famiglie e ai giovani, specialmente under 30. A questo proposito sono già previsti tour nelle Università e nei distretti tecnologici, da febbraio a maggio, per cercare 100 giovani per ogni regione italiana da far diventare narratori dell’Italia che cambia. Non dobbiamo raccontare il nostro passato, ma il nostro futuro. E in questo àmbito capire quali sono i luoghi dove c’è bisogno di Italia.

In questo contesto qual è il ruolo del vino?
Grande narrazione dei territori italiani e grande capacità di raccontare al meglio non solo le storie del vino, ma le storie collegate al vino e ai paesaggi: un formidabile meccanismo, insieme all’olio, per guardare ai territori. Se noi inquadriamo l’Italia dall’alto, a volo d’uccello, sono gli agricoltori, e in particolare i viticoltori, a tenere in ordine il paesaggio.

Andando al lato pratico, esiste già un progetto?
C’è un’intensa discussione per creare uno spazio autonomo accanto al Padiglione Italia. Si tratta di un costo ingente, circa 8 milioni di euro, che al momento attuale non sono in budget. Ora si tratta di capire se questi soldi ci sono oppure se nel cardo sarà possibile fare, insieme ai territori, uno spazio sul vino. Tra le possibilità anche quella di fare una sorta di Vinitaly al primo piano del padiglione. Il dubbio su cosa fare comunque, dovrà essere risolto entro la fine del mese di novembre.

Lei, più volte, ha fatto riferimento al Brand Nations Index, secondo il quale il nostro Paese è in testa ai desideri dei consumatori di età più avanzata, con preferenze più da fine anni Sessanta che del Duemila. Anche per il vino è così?
Intanto è per questo che noi chiediamo ai territori di impegnarsi per i clienti del futuro e non per quelli attuali che già sono acquisiti. Bisogna guardare a quelli dei prossimi cinque-dieci anni. Quanto al vino, ha fatto degli enormi passi in avanti, non solo sulla qualità, ma anche sul packaging, sul marketing ecc. Giova raccontarlo come elemento comunicativo e narrativo. Sicuramente noi metteremo tante storie al tavolo dei nostri visitatori e anche la nostra capacità di raccontare. Però lo metteremo insieme a elementi culturali più precisi come la musica.

Pubblicità

Vino e musica: da che cosa è scaturito questo abbinamento? Perché, ad esempio, non la letteratura ?
La letteratura è proprio il pane della mente, invece la musica ha qualcosa di dionisiaco che ti ispira nel profondo. Pane vuol dire proprio sminuzzare la vita quotidiana e le parole, invece la musica rispecchia il ruolo del vino nella nostra cultura. Quando sentiamo una musica della nostra tradizione o anche del contemporaneo, immediatamente capiamo di che cosa è fatto il nostro intorno. Non c’è bisogno di spiegarlo. Ècome il vino perché è senza mediazione.

a cura di Andrea Gabbrielli

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 21 novembre. (http://www.gamberorosso.it/settimanale/item/1018679-21-novembre-2013). Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui. (http://www.gamberorosso.it/index.php?option=com_content&view=article&id=39&lang=it)