A conclusione della manifestazione che ha presentato in anteprimai vini siciliani della vendemmia 2013 e le nuove annate delle 35 aziende presenti, tiriamo le somme sui temi affrontati: l'impronta genetica dei vini siciliani, l'Expo 2015, Passitaly a Pantelleria. Ecco la seconda puntata del nostro report di Sicilia en primeur.
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L’impronta genetica dei vini siciliani. Bionat Italia e l’Istituto di Bioscienze e BioRisorse del Cnr di Palermo hanno messo a punto un protocollo scientifico che segna un passo avanti per arrivare alla completa tracciabilità dei vini siciliani. Infatti le analisi di laboratorio consentono l’estrazione del Dna e l’identificazione, attraverso tecnologie molecolari, delle sequenze identificative dei vitigni che hanno contribuito a dare vita al vino e quindi a stabilire rispondenza con ciò che viene dichiarato in etichetta. Partners dell’iniziativa le aziende Benanti, Planeta, Settesoli, Bonivini, Saladino, Primavera, Cantine Siciliane Riunite, Graham & Associati. Più che un sistema risolutivo – le possibilità di contaminazione nei vari passaggi, dalla spremitura del mosto alla fermentazione sino all’imbottigliamento, sono assai elevate – è sicuramente un deterrente nei confronti di chi in etichetta dichiara, per esempio Nero d’Avola, quando di quell’uva e di quel vino nella bottiglia ci sono solo percentuali irrilevanti ai fini della rivendicazione.

La Sicilia e l’Expo 2015. Al Vinitaly, Stefano Gatti, General manager della Divisione Participants di Expo 2015, aveva dichiarato che “la regione Sicilia giocherà un ruolo fondamentale nello sviluppo dei temi del cluster del Bio-Mediterraneo. La cura nella preparazione delle pietanze e la qualità dei prodotti e delle materie prime alimentari tipiche dell’area mediterranea saranno valorizzate all’interno del cluster in quanto sono elementi comuni alle tradizioni degli importanti Paesi che vi prenderanno parte. Tutti gli spazi a disposizione sono stati assegnati”. I cluster saranno dedicati ad Agricoltura e nutrizione nelle zone aride, Isole, mare e nutrizione, Riso, Cacao, Caffè, Frutta e legumi, Cereali e tuberi, Spezie e Bio-Mediterraneo di cui la Sicilia sarà capofila. L’aggiudicazione è avvenuta con una gara d evidenza pubblica nella quale il progetto presentato dall’assessorato regionale all’Agricoltura è risultato vincitore. Oltre alla Sicilia, faranno parte del cluster, Albania, Algeria, Croazia, Egitto, Grecia, Libano, Libia, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia e Tunisia.

Dopo il forzato dimissionamento dell’assessore all’agricoltura della Regione Sicilia, Dario Cartabellotta, che aveva ideato il cluster, il progetto si è arenato. Successivamente Paolo Reale, il nuovo assessore nominato dalla giunta Crocetta, durante un incontro con gli operatori a Villa Igea a Palermo, aveva annunciato l’intenzione di“nominare Cartabellotta come colui che seguirà la Sicilia per Expo 2015, in particolare per tutto ciò che riguarda la partecipazione della nostra regione al padiglione biomediterraneo di cui la Sicilia è partner del cluster. Sarà questione di pochi giorni e attiviamo la nomina. Non vogliamo disperdere il patrimonio di competenze sull’argomento”. Era l’8 Maggio scorso. Cartabellotta nel frattempo è ritornato all’assessorato in veste di direttore generale del Dipartimento della Pesca. Incontrato a Vulcano in occasione di Sep, ci ha confermato che il decreto di nomina a coordinatore per Sicilia Expo e quindi anche del cluster, che doveva essere questione di pochi giorni. Non è ancora stato firmato. Eppure ci sono mille cose da programmare oltre che da costruire: progetti, programmi, contratti, ecc. Complessivamente si tratta di uno spazio di 7.330 metri quadrati, di cui 1.900 dedicati all’area comune. Il progetto prevede la gestione dell’area ristorazione, delle mostre e del market dei prodotti all’interno dell’area comune. La ristorazione verrà preparata con materie prime siciliane: vino, olio extravergine di oliva, arance rosse, pomodoro di Pachino, formaggi, carni, pesce, pane e dolci saranno protagonisti delle tavole, ma anche del market. Il tempo scorre velocemente e ormai all’Expo manca meno di un anno (sic). Riusciranno i nostri eroi….ecc. ecc.

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Passitaly a Pantelleria. Passitaly è una manifestazione dedicata ai vini passitiche si svolgerà dal 31 agosto al 4 di settembre sull’isola di Pantelleria (Trapani), cuore della produzione dell’omonimo Passito, grazie all’intesa tra il Comune, l’assessorato regionale siciliano all’Agricoltura e Istituto regionale della vite e dell’olio di Sicilia. Durante l’evento sono previste degustazioni, serate di gala e di musica, iniziative culturali, mostre e concorsi. La degustazione tecnica dei passiti sarà affidata a una giuria composta da 40 esperti tra giornalisti, buyer e operatori del settore. Sarà anche un’occasione per far conoscere i prodotti e la gastronomia dell’isola, capperi in primis, oltre alle bellezze naturali e paesaggistiche, con il mare e gli splendidi scenari dei terrazzamenti con le viti ad alberello, candidate a diventare Patrimonio mondiale dell’Unesco. “In un contesto in cui l’architettura del paesaggio agrario è unica” ha affermato Salvatore Gabriele, sindaco di Pantelleria “vogliamo lanciare la scommessa di un’isola che crede nella propria storia, nella propria identità, nella riscoperta delle autentiche tradizioni e di un prodotto anch’esso unico, come il nostro Passito da uve zibibbo”. A Passitaly parteciperanno tutti i vini ottenuti dal solo appassimento delle uve, prodotti in tutta Europa e in particolare nel Mediterraneo. La manifestazione avrà una presentazione ufficiale a Parigi il prossimo 16 giugno.

La Doc Sicilia sta andando avanti bene. Nel 2013 sono stati certificati quasi 120 mila ettolitri di vino sui quasi 213 mila del totale di tutte le Doc siciliane, pari quindi al 56,3%. Si tratta di quasi 16 milioni di bottiglie etichettate con la denominazione d’origine siciliana. Per quanto riguarda, invece, le varietà di vino più rappresentate tra le certificazioni della Doc Sicilia spiccano i bivarietali Rossi con il 21,94% del totale, seguiti dal Bianco (16,82%) e dal Nero d’Avola (14,91%). Circa i due terzi degli imbottigliamenti certificati (oltre 78 mila ettolitri) sono stati effettuati in Sicilia, mentre un terzo (oltre 41 mila ettolitri) viene imbottigliato fuori dall’Isola. Nel primo caso è il Bianco il più presente con il 25,63%, seguito dal Nero d’Avola (16,09%) e dal Pinot Grigio (10,15%), mentre per quanto riguarda l’imbottigliato fuori zona di produzione i Bivarietali Rossi la fanno da padrone con il 63,09%, seguiti da Grillo (14,49%) e Nero d’Avola (12,64%). Per l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione, la scelta è di presente una lista unitaria di tutte le componenti della filiera (cooperative e aziende private, grandi e piccoli produttori, ecc.) proprio per rimarcare la compattezza e la coesione del settore. Candidato in pectore di questo progetto sarà Antonio Rallo, già presidente del CdA. La Sicilia ha ottenuto per la promozione nei paesi terzi quasi 9 mln di euro nel biennio, che la Doc Sicilia dovrà gestire per lo sviluppo dell’export. I contestatori della denominazione, molto rumorosi, attualmente risultano classificati con l’acronimo “mia” ovvero missing in action, dispersi in azione.

a cura di Andrea Gabbrielli
In foto i vigneti dell’azienda Barone di Villagrande a Salina

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