Valoritalia sceglie Liantonio: ecco cosa cambierà nell'ente di certificazione

27 Mag 2014, 10:53 | a cura di Gianluca Atzeni
Il neo presidente del maggiore organismo di certificazione spiega al Gambero Rosso gli obiettivi del mandato: dalla riduzione dei costi alla sburocratizzazione, alla creazione di una rete nazionale per le analisi. Bene le Dop, mentre Igp al di sotto delle aspettative: "Ora controllare anche i varietali".
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Probabilmente, Francesco Liantonio non si aspettava un'incombenza del genere, ma quando il cda gli ha affidato la presidenza di Valoritalia, il pensiero è andato subito al suo ruolo e ai suoi 15 anni d'esperienza in Federdoc, che di Valoritalia è uno degli assi portanti. L'imprenditore salentino, presidente del Consorzio vini Castel del Monte e di Torrevento, ha subito accettato di traghettare fino al 2017 il maggiore organismo italiano di certificazione dei vini. Il mandato, che in parte seguirà le linee del predecessore Luigino Disegna (ora vice, assieme al numero uno di Uiv, Domenico Zonin), dovrà favorire un più stretto legame coi territori, puntando a una riduzione dei costi alle aziende e alla sburocratizzazione. "È un ruolo delicatissimo che prendo con grande senso di responsabilità" dice Liantonio "e so quanto sia oneroso perché concerne la difesa di tutto il comparto". Valoritalia (attiva dal 2009) controlla 176 vini a Do e 41 vini a Ig per oltre 12 milioni di hl di vino imbottigliato. Il fatturato si aggira intorno a 24 milioni di euro. Ad oggi, Valoritalia certifica il 70% dei vini italiani a denominazione d'origine: 176 Do e 41 Ig, in 14 regioni con 35 sedi. I dati 2013 dicono che sono 6,96 i milioni di ettolitri Dop certificati nell'anno solare, 606 mila in meno rispetto al 2012 (-8%); e che sono 5,14 i milioni hl di Igp.

Quindi come vanno letti, in sintesi, questi numeri?
Premetto che ora abbiamo a disposizione dei dati ancora più certi su cui basare la nostra pianificazione futura. E, guardando alle cifre, notiamo che le Dop reggono, soprattutto quelle verso l'estero, con alcuni casi di crescita come il Prosecco; mentre le Igp appaiono ridimensionate (si stimavano circa 7 milioni di ettolitri; ndr.). I primi quattro mesi 2014 sono positivi: segno che il settore del vino di qualità è capace di stare sul mercato anche in periodi difficili.

Come mai questo scarto di previsione sulle Igp?
Occorrerebbe mettere i vini varietali sotto controllo, magari studiando un meccanismo meno rigido rispetto alle Igp. Questo ci consentirebbe di avere a fine anno numeri più esaustivi, perché potremmo monitorare i travasi tra varietali e Igp. E tutto questo andrebbe a beneficio delle aziende e, a cascata, sui consumatori. Quindi auspichiamo che nel Piano dei controlli si possano presto inserire anche i varietali. Un sistema serio consente di evitare speculazioni.

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Veniamo al suo mandato, cosa si propone per il triennio?
Innanzitutto salvaguardare la terzietà di Valoritalia in quanto ente certificatore. Inoltre, dare una mano alla sburocratizzazione del sistema. Proprio in questi giorni, il cda sta studiando alcune modifiche da proporrre al Mipaaf e agli altri organi competenti, per alleggerire le incombenze tecnico-burocratiche, e favorire il lavoro delle imprese del vino. Usciremo presto con proposte concrete.

Valoritalia ha anche l'esigenza di radicarsi meglio sul territorio
Il mio triennio sarà caratterizzato da un'importante operazione sui dipartimenti. Oltre al regolamentato e al volontario andremo a creare e implementare il dipartimento analitico. Con l'ingresso di Uiv e della sua rete di laboratori, costituiremo una rete con respiro nazionale da nord a sud che parli lo stesso linguaggio, garantendo analisi imparziali zona per zona. Il mio mandato ha anche questo preciso compito: garantire la territorialità delle analisi. Avremo sei sedi nazionali. L'operazione è in itinere, ma servirà a evitare, come accade ora, che la Doc di una regione vada a fare analisi e commissioni di degustazione in altre zone. Mentre le certificazioni devono essere ancorate al territorio di appartenenza.

Veniamo al biologico: il 2012 è stato l'anno delle prime certificazioni sui vini. Ora il Mise ha dato l'ok all'estensione a tutto l'agroalimentare bio. Sarà questa la nuova frontiera per i bilanci di Valoritalia?
Abbiamo appena iniziato a certificare il bio. Siamo soddisfatti perché le aziende hanno accettato questo allargamento. Intanto, stiamo consolidando e implementando una struttura operativa autonoma che affronti le tante positività ma anche le criticità di un settore in continua ascesa. È chiaro che ci muoveremo non solo sui vini. Ma ricordo che il biologico rappresenta per ora una piccola fetta, una sorta di percorso accessorio. A fine triennio tireremo le somme.

Consolidare la leadership di Valoritalia è tra i punti del programma. C'è da attendersi una campagna acquisti tra le Doc?
Non siamo degli imprenditori e non andiamo a caccia di denominazioni. Quello che ci interessa è essere corretti, trasparenti e seri nei controlli.

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Gestire il 70% delle certificazioni nel vino in Italia significa essere in una posizione di vantaggio e di quasi monopolio. Secondo lei, fa bene al sistema questo stato di cose?
Non mi sembra un monopolio. E se vogliamo un sistema di certificazioni preciso e puntuale, faccio notare che nel troppo piccolo spesso non si raggiungono certi risultati. È proprio grazie a questo 70% che Valoritalia può ridurre i costi e fornire periodicamente numeri esatti. Anzi, faccio un invito ai colleghi certificatori, Camere di commercio o altri, a fornire cifre aggiornate e periodiche sulle rispettive Dop e Igp. Perché ad oggi siamo gli unici a farlo.

Da diversi anni, Valoritalia non ritocca i listini. Sarà così anche per i prossimi anni, visto il periodo di crisi?
Ci siamo trovati a gestire il sistema italiano dei vini in un momento difficile. E siamo addirittura riusciti a diminuire i costi per le aziende, con un'ottimizzazione del personale interno. L'affidamento delle Igt favorirà questo meccanismo. Nel mio mandato ci sarà massima attenzione ai costi. Non vogliamo essere strumento di businees, ma di tutela e vigilanza. Chi mi ha preceduto ha lavorato per questo, da Luigino Disegna a Riccardo Ricci Curbastro.

Il mondo della certificazione appare ancora indebolito dai troppi enti deputati a farlo. Che ne pensa?
È importante viaggiare all'unisono e che ci siano regole uguali per tutti. Enti privati ed enti pubblici devono partire dagli stessi presupposti. Mentre oggi non vedo uniformità di trattamento. Al di là di tutto, l'importante è garantire la sicurezza e la tutela delle produzioni, che equivale a tutelare una delle nostre più preziose eccellenze: il vino italiano.

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 22 maggio.
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