Sempre di più i fine wine italiani diventano protagonisti delle aste internazionali, finendo, però nel mirino dei contraffattori. Per correre ai ripari c'è chi si è dotato di sigilli, chi offre servizi di controllo on-line, o chi semplicemente rifiuta di regalare le etichette.
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PRIMITIVO; SASSICAIA E ALTRE FRODI
A gennaio scorso era toccato pure a Gianfranco Fino. Sul mercato brasiliano era apparsa un’improbabile bottiglia di “Primitive di Manduria” (sic) con il nome del noto produttore pugliese stampato a bella posta sull’etichetta. Il genio che aveva escogitato il falso nemmeno si era preso la briga di correggere il refuso. “Non ho nemmeno un importatore in quel Paese” racconta Fino “mentre sono molto conosciute le valutazioni del mio vino di Wine Spectator o di Parker. Evidentemente qualcuno ci ha voluto provare”. È una delle tante storie di bottiglie taroccate che vede, nostro malgrado, protagonisti i nomi dei nostri produttori più famosi. In passato era toccato al Sassicaia con l’etichetta malamente falsificata e un vino da quattro soldi dentro. Poi era stata la volta del falso Amarone della Valpolicella della Cantina di Negrar che in Ontario (Canada) era addirittura arrivato sugli scaffali dei negozi del Liquor Control Board of Ontario. I consumatori canadesi dopo aver assaggiato il vino, disgustati lo riportavano indietro. E così i funzionari Lcbo si accorsero che le bottiglie, più piccole dell’originale, avevano sul collarino un unico numero di serie, mentre il vero Amarone ha un codice diverso per ognuna. Dopo i controlli, tutte le bottiglie con la serie incriminata sono state ritirate e i consumatori risarciti, ma il danno d’immagine è facile da immaginare. Il Rosso e il Brunello di Montalcino, grazie ai controlli, sono da poco sfuggiti ad un tentativo di truffa che avrebbe portato sul mercato 220.000 bottiglie di infima qualità etichettate con i nomi dei due grandi vini toscani. Ma il fenomeno, purtroppo, riguarda un’ampia gamma di vini, non necessariamente costosi. L’assessore regionale all’agricoltura della Regione Marche, Maura Malaspina, aveva evidenziato “che nel 2013 su 17 milioni di export, in circolazione si stimavano imitazioni o richiami al Verdicchio, per circa 30 milioni”.

FALSE ETICHETTE, REFILL E ALTRI FALSI
Sino a qualche tempo fa le cantine italiane e straniere, regalavano a piene mani le etichette dei vini ai collezionisti o a semplici appassionati che ne facevano richiesta, come forma di pubblicità. Oggi quest’usanza è quasi scomparsa. D’altra parte quale modo migliore per taroccare una bottiglia se non quella di utilizzare un’etichetta originale o di riprodurla in modo perfetto? Di gran moda anche il “refill” cioè l’impiego di bottiglie vuote di vini famosi, da riempire con un vino rosso qualsiasi, per poi venderle come fossero vere.

I CASI ALL’ESTERO
I vini francesi, da questo punto di vista, sono particolarmente sotto tiro. In Cina, una bottiglia vuota di Château Lafite vale anche 450 dollari. Non molto tempo fa a Bordeaux i magistrati hanno condannato Armand Aramian a quattro mesi di carcere per la vendita su eBay di false etichette di Château Mouton Rothschild. Quando la polizia ha perquisito il suo appartamento a Parigi, ha trovato 8.000 etichette pronte per l’uso. Un dato inquietante. Le Figaro ha raccolto una dichiarazione di Romain Vandevoorde, importatore di vino a Beijing, secondo il quale “ci sono più Lafite 1982 in Cina di quanti ne vengono prodotti in Francia“. Secondo un’inchiesta del quotidiano “Sud Ouest” di Bordeaux, i vini contraffatti rappresenterebbero il 20% delle vendite di vino a livello mondiale. Particolarmente esposto – specialmente dopo il caso di Rudy Kurniawan il quale dal 2002 sino al suo arresto nel marzo 2012, ha spacciato oltre 100 milioni di dollari di vino contraffatto – il settore delle aste. A questo proposito vale la pena di ricordare che Kurniawan non solo si inventava etichette oppure annate inesistenti, ma aveva anche delle vere e proprie ricette per il vino. Nel caso del rarissimo e costosissimo Château Mouton-Rothschild 1945, utilizzava una miscela composta dal 50% di Château Pichon-Lalande 1988, dal 25% di un Cabernet giovane della Napa Valley e dal 25% di Bordeaux ossidati, di marche commerciali.

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I GRANDI ITALIANI
In questo quadro pensare che i nostri fine wines siano immuni da tentativi di frode, è pura illusione tanto più che secondo Sotheby’s, notissima casa d’aste, i vini italiani stanno sempre più crescendo: nel 2014 i vini di pregio battuti nelle aste internazionali sono aumentati, sia in quantità sia in valore (+13%) e, in particolare, i vini italiani (+47%), simbolo del “lusso made in Italy”, specie per i collezionisti, hanno battuto i francesi (-1%) per prezzi di battitura.Una tendenza confermata anche dal Liv-ex Fine Wines 100 Index cioè l’indice che calcola mensilmente le variazioni di prezzo di 100 grandi vini, tra cui anche italiani, per i quali c’è un forte mercato secondario. Secondo la rivista americana Wine Spectator che ha studiato l’andamento complessivo delle aste nel 2014, gli introiti sono saliti del 4,5% sul 2013 (da 337 milioni dollari a 352 milioni dollari). Solo gli Usa hanno visto battere lotti per oltre 158 milioni di dollari, rispetto ai 126 del 2013 (+26%). Salito anche il prezzo medio a 2.877 dollari rispetto ai 2.689 del 2013. Piccola ma significativa crescita anche delle aste virtuali su internet, da 45,7 milioni di dollari del 2013 ai 46,24 del 2014 (+1%). Hong Kong perde il 7%, passando da 112 a 104 milioni di dollari, e cala pure il prezzo medio dei lotti da 6.301 dollari del 2013 a 5.935 dollari del 2014. L’Europa perde il 26% rispetto al 2013, da 58 milioni a 42,8 milioni di dollari.

STRATEGIE ANTITRUFFA
Ornellaia dal 2011 è corsa ai ripari. Alex Belson, Marketing & Sales Director dell’azienda bolgherese, ci racconta che “Sinora non abbiamo mai avuto notizie di contraffazioni delle nostre bottiglie, ma sappiamo che è nel novero delle possibilità. Infatti i vini a volte, nonostante i controlli delle aziende e degli importatori, possono fare degli strani percorsi prima di arrivare al consumatore finale. Per questo ogni bottiglia è dotata di un sigillo associato a un codice alfanumerico e a un codice QR. Digitando il codice nel nostro sito è possibile autenticare la bottiglia”. Maureen Downey della Chai Consulting che ha collaborato con l’FBI per smascherare Kurniawan, prossimamente avvierà un servizio on-line a pagamento “Winefraud.com” per chi desidera – collezionista, appassionato, professionista – verificare se un’etichetta di un’annata rara o antica, sia autentica oppure no. Nel caso delle vecchie annate, di vini prestigiosi – il massimo obiettivo per i falsari di tutti il mondo sono le bottiglie della borgognona Domaine de la Romanée-Conti – quando la domanda è sostenuta, i prezzi vanno alle stelle e l’offerta è necessariamente contenuta, il problema della contraffazione diventa globale. Alle aziende, pertanto, non solo si chiede di rendere le loro bottiglie più sicure dai tentativi dei falsari ma anche ai compratori di informarsi sui venditori e su dove, e da chi, la bottiglia è stata conservata. Sapendo che già Plinio il Vecchio si lamentava per l’abbondanza di vino taroccato sulle tavole dei Romani: la contraffazione è una storia antica. Moderni possono, però, essere i sistemi per proteggersi.

a cura di Andrea Gabbrielli

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 12 marzo
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