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A Firenze apre Mario, il listening bar di quartiere che mancava. Ma non chiedete caffè specialty

Due ex manager dell'hôtellerie di lusso hanno aperto uno standing bar all'italiana aperto dalla mattina alla sera con musica, libri e drink. Tra sfogliati francesi e dolci scandinavi c'è posto anche per vino e gassosa

  • 04 Maggio, 2026
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Firenze sta diventando una città a misura del turista internazionale. E si assiste oramai a una saturazione dell’offerta, con hotel, bed and breakfast e ristoranti mossi dall’unico scopo di fare numeri, costi quel che costi. Di qui, si tende a venire meno pure l’identità dei locali, nel centro cittadino quasi tutti uguali.

«Si sta cercando di rendere standardizzata e replicabile ogni proposta. Mentre oggi occorre defilarsi per ripartire dalle basi. Banalmente, dal baretto di quartiere». A parlare è Giovanni Allocca, uno degli artefici di Mario, recente apertura in via dell’Agnolo, strada secondaria tra la Basilica di Santa Croce e la chiesa di Sant’Ambrogio. O come dice lo stesso titolare, il bar di quartiere che in città mancava.

@8immagini

Mario – listening baretto

Per distinguersi dal mercato saturo di wine bar ed enoteche con cucina, Allocca e il socio, Diego Rampietti, hanno puntato forte sulla formula listening bar, una scelta solo in parte commerciale, visto che si tratterebbe di una categoria finora poco esplorata nel capoluogo toscano. Il format scelto e l’insegna Mario – listening baretto però celano un Dna ben più articolato, considerando che lo spazio racchiude diverse anime, dalla caffetteria mattutina al light lunch, dunque non solo aperitivo con dj set: «Il format — precisa Giovanni Allocca — nasce come libreria nella quale si contempla la somministrazione food and beverage. Abbiamo voluto ampliare il servizio poi con un impianto audio in alta definizione, fra digitale e vinile».

Mario si presenta così nelle vesti di un insolito e originale listening bar, pronto ad accogliere chiunque desideri ascoltare il proprio vinile, portato da casa. Ci si ispira, ma non si scimmiotta il modello giapponese dei jazz kissa, che presuppone «un che di introspettivo, richiedendo l’attenzione del singolo verso le sfumature musicali».

Diego Rampietti e Giovanni Allocca @8immagini

Il bar che mancava a Firenze

Sganciandosi dal prototipo nipponico che invoca uno stato solitario, i protagonisti hanno mirato a ricreare anche grazie alla musica un’atmosfera conviviale, 40 metri quadrati in cui sentirsi a proprio agio in compagnia di amici o attraverso la lettura di uno dei libri a disposizione nel locale. Alla base c’era l’idea di far tornare in auge il bar di quartiere, ritrovo in cui sostare per scambiare due chiacchere sul più e sul meno; l’obiettivo di inaugurare un’attività che diventasse un riferimento per la comunità nella zona. Cosa che a Firenze non esisteva più. Quello che racconta Giovanni: «Uno dei complimenti più belli ricevuti da quando abbiamo aperto è appunto che una realtà così mancava da tempo. Questo spirito di aggregazione fra residenti infatti esiste ancora, sebbene fatichi a venire fuori nel contesto in cui ci troviamo. Abbiamo colto quest’occasione di metterci in proprio perché per noi qui ci sono persone intenzionate a vivere il quartiere come una volta. Ci piaceva pure il fatto che il posto fosse decentrato rispetto a vie e flussi principali. Non volevamo avviare un bar di passaggio in cui i turisti finiscono per caso».

Come ammette lo stesso intervistato, non si sono inventati nulla di nuovo o di particolarmente visionario. Resta comunque l’intuizione di aver saputo intercettare un’esigenza della collettività, rigenerare «una community locale (non la clientela)» — andata pian piano disgregandosi. Insomma, da quanto riferito, in via dell’Agnolo 75 si può entrare senza conoscere nessuno e andarsene a sorpresa insieme a degli amici.

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Chi è Mario?

In quest’ottica, il nome dato all’insegna, “Mario”, risponde a quel senso di familiarità e condivisione ricercato, in grado di trasmettere un pizzico di leggerezza e avvicinare la gente. Ma Mario corrisponde a un immaginario confortante che va al di là della persona fisica, l’amico o lo zio su cui poter contare sempre. A sentire i proprietari, identifica un vero e proprio mood, incarna attimi di spensieratezza, «quel momento presa a bene, che ci si ritrovi a canticchiare sotto la doccia o ad apprezzare un boccone».

Una dimensione in cui alla fine ci rifuggiamo tutti. Inclusi Giovanni e Diego che, dopo anni di esperienze nell’hôtellerie di lusso, avevano bisogno di un po’ di semplicità, di cominciare a prendersi meno seriamente e alleggerirsi degli eccessi del segmento luxury, un mondo cui non sentivano di appartenere più. La strada intrapresa dai due riflette il desiderio espresso da entrambi di proseguire nel settore dell’accoglienza, senza dover scontare però lo sforzo di turni parimenti estenuanti, destinati a protrarsi fino a tardi.

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La proposta mattutina

Mario accoglie le persone dalle prime ore del mattino, in cui è pronto a servire la colazione con sfogliati alla francese — pain suisse, croissant e pain au chocolat — oppure con dolci da forno scandinavi. Per il caffè, niente specialty: la decisione di essere fedeli alla cultura del Belpaese ha portato a sposare una soluzione che non allontani l’avventore medio per effetto di qualche spigolosità cui non è abituato: «Abbiamo scelto la miscela della torrefazione storica di Firenze Mokaflor, una combinazione di arabica al 90% e di robusta al 10%, che restituisce in tazza un pelo di quella morbidezza tipica del caffè all’italiana».

Il ritorno di vino e gassosa

Per la colazione salata invece si può attingere dall’assortimento di toast e tramezzini, farciti con tonno e cetriolini o con prosciutto cotto e scamorza. Offerta estesa al pranzo, dato che la coppia al comando ha preferito escludere veri e propri piatti. E non sono previsti dietrofront: «Il bar deve fare il bar». Nella direzione tracciata dall’ex floor manager del Mandarin Garden di Milano, si possono mangiare giusto degli snack, perché il locale è uno standing bar che promuove la socialità, più che un indirizzo gourmand.

Ad accompagnare il lunch break, una vecchia novità: il vino mischiato alla gassosa. Fra le bevande più popolari di sempre, diffusa presso le precedenti generazioni per aggiustare la generosità della produzione enoica più casereccia. In tal caso, si allunga un metodo ancestrale di 7 gradi con una gassosa dai toni agrumati pronunciati. Ne deriva un drink fresco e “beverino”, che ben si presta alla pausa pranzo. Una scommessa abbastanza audace in Toscana, una delle regioni vitivinicole più importanti dello Stivale, ma in cui Allocca e Rampietti credono fortemente, se si tiene conto della posizione privilegiata della scritta in neon «House of vinegazzosa» sulla parete principale.

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Vinili, beverage e dj set ad oltranza

Ad ogni modo, qui la musica non può mai mancare. D’altronde, costituisce l’essenza di Mario. Tant’è che decibel e beat aumentano con le ore. Ecco che si passa da tracce strumentali lente e da risveglio, anche del genere indie, al cantautorato italiano, sino ad arrivare con l’imbrunire a una playlist più ritmata, in stile funky anni Settanta e Ottanta, ma non senza qualche sprazzo contemporaneo. Mentre il venerdì sera è scandito dal dj set: volta per volta un artista viene invitato per suonare e non di rado ci si intrattiene ben oltre il normale orario di chiusura.

Il suono dei vinili e le note musicali si intrecciano con la proposta beverage, drink leggeri e freschi — non ci sono pre-batch — che rispecchiano l’anima del locale. I cocktail che riscontrano maggior successo sono senza dubbio il Marione, dedicato al Negroni, e il Vladimario, un Bloody Mary complesso e stratificato, a partire dall’aggiunta di wasabi e vodka infusa al jalapeño. Tra i signature c’è spazio perfino per un filo di ironia con il Ma che spritz vuoi?, che impegna il cliente a optare per un tipo di bitter piuttosto che per un altro. E come nel caso del caffè a un euro e trenta o dei lievitati che non costano più di 3,80 ciascuno, pure i prezzi della drink list sono definiti con ragionevolezza, toccando al massimo i 10 euro. Quanto basta per diffondere il nome e spargere la voce «intanto andiamo da Mario, poi vediamo».

 

Mario listening baretto | dell’Agnolo, 75 | Firenze | @mariolisteningbaretto

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