Nell’area meridionale della Calabria c’è un momento preciso in cui capisce che il Natale è arrivato davvero. È quando le cucine iniziano a profumare di fichi secchi, vino cotto, cannella e caffè. Sono gli ingredienti dei petrali, i dolcetti speziati che da queste parti rappresentano molto più di un semplice dessert natalizio. Difficile trovare una famiglia reggina che durante le festività non ne sforni almeno una teglia. Eppure, dietro quella forma a mezzaluna si nasconde una preparazione che richiede giorni di attesa – almeno due, quanto serve alle spezie per amalgamarsi al vino cotto – e tanta pazienza.
Sul loro nome circolano diverse storie, tutte legate al mondo religioso. Si racconta che furono ideati da un prete con la sua perpetua come dono di Natale da distribuire ai fedeli. L’origine ecclesiastica spiegherebbe il termine che richiama la parola presbitero, ma che cambia a seconda della zona: “pretali” a Reggio Calabria, Brancaleone e Ferruzzano, “sammartini” nell’alta Locride, “chinulilli” a Cosenza. Ma non è solo una questione di denominazione.

Ogni paese custodisce la propria versione, ogni famiglia tramanda dosi che difficilmente escono dalle quattro mura di casa. Al di là delle varianti locali, esiste però una base comune. Il ripieno usa gli ingredienti della dispensa invernale calabrese. Fichi raccolti in estate e fatti essiccare al sole, a cui si aggiungono noci, mandorle, uvetta, scorze di agrumi, cacao, caffè e un goccino di vino. Per la pasta frolla, invece, via libera al burro, anche se nella ricetta tradizionale era previsto l’uso dello strutto.
Una volta preparati, venivano portati nei forni comuni sparsi in città e nei paesini, dove chi non ne aveva uno in casa poteva cuocerli. Un’occasione di ritrovo e chiacchiere, in cui ci si confrontava scambiando ricette e segreti custoditi gelosamente.
Il risultato è un ripieno denso e aromatico racchiuso in una mezzaluna biscottata. Oggi le varianti si moltiplicano: c’è chi preferisce più cacao, chi abbonda con il marsala al posto del vino cotto. Anche le decorazioni cambiano: codette colorate, glassa al cioccolato fondente o bianco, oppure nessuna copertura. Varianti moderne, tante quante le cucine di casa che a dicembre si mettono al lavoro.

Le famiglie di Reggio Calabria preparano i petrali nei primi giorni di dicembre per consumarli durante tutte le festività natalizie fino all’Epifania. Questi scrigni di pasta frolla si conservano infatti a lungo, accompagnando i caffè delle mattine di festa, il tè o la cioccolata calda della merenda e le visite a parenti e amici. Non solo. È a fine pasto che danno il meglio, in abbinamento con un passito o con un bicchiere di liquore fatto in casa agli agrumi.
Così nelle pasticcerie del centro questi tocchetti dolci occupano le vetrine natalizie, anche se il loro vero valore rimane altrove. Nelle case dove vengono ancora sfornate con tempi e pazienza che appartengono a un altro ritmo.
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