Shock nel mondo dell’alta cucina. Suicida lo chef Benoit Violier, il primo della Liste

1 Feb 2016, 08:00 | a cura di Livia Montagnoli

Il giovane chef, tra i talenti più brillanti dell’alta ristorazione, si è tolto la vita domenica con un colpo d’arma da fuoco nella sua abitazione di Crissier, nella Svizzera francese, dove guidava il ristorante tre stelle dell’Hotel de Ville. Il ricordo dei colleghi, il lutto del mondo gastronomico. 

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Benoit Violier. Una carriera in vetta

Aveva 44 anni, ed era uno degli chef più stimati dal mondo gastronomico, recentemente in vetta alla classifica delle classifiche - la Liste -  quell’operazione sostenuta dallo stesso governo francese che riportava (non senza polemiche) il baricentro della ristorazione internazionale sull’asse transalpino, assegnando il primo posto proprio alla cucina dell’Hotel de Ville di Crissier (tre stelle Michelin dal 1998), nella Svizzera francese del Canton Vaud (distretto di Losanna).

Qui, Benoit Violier era subentrato alla guida del ristorante nel 2012, raccogliendo l’eredità importante del maestro Philippe Rochat (morto solo sei mesi fa), dall’alto del suo comprovato talento, che nonostante la giovane età gli era già valso innumerevoli riconoscimenti, non ultimo il terzo posto sul podio della classifica stilata dal sito belga wbpstars.com, che ancora una volta poneva a confronto le migliori cucine d’autore del mondo. 

Il tragico gesto. Lo shock dei colleghi

Ma oggi il risveglio dell’alta ristorazione è amaro: solo qualche ora fa il corpo di Benoit Violier è stato trovato senza vita dalla polizia intervenuta nella sua abitazione a Crissier, dove lo chef ha scelto di morire, suicida (con un colpo d’arma da fuoco), senza lasciare spiegazioni sul tragico gesto.  La notizia rimbalza in rete, mentre lo shock tra i suoi colleghi è palpabile; in Francia, tra i primi a parlare c’è Pierre Gagnaire, che rammaricato e senza parole, non può esimersi dal condividere la riflessione che nei prossimi giorni passerà per la testa a chiunque intuisca le dinamiche di un mondo competitivo che sa (può) essere spietato: “Sono davvero toccato” dichiara comprensibilmente lo chef “spero che dietro al gesto non si nasconda la pressione dei riconoscimenti ottenuti, lo stress di essere il numero uno”.

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Riconoscimenti meritati sul campo per l’allievo prediletto di Philippe Rochat (che l’aveva voluto al suo fianco sin dal 1996), nominato chef dell’anno nel 2013 dalla guida Gault & Millau, detentore sulla prestigiosa guida di un punteggio di 19/20, il più alto in tutta la Svizzera; e tutti sono d’accordo nel definirlo un genio della cucina, lavoratore appassionato e ambasciatore dell’alta gastronomia. Un uomo umile, che aveva accolto il riconoscimento della Liste ridimensionando il clamore, senza montarsi la testa. E nel frattempo continuava a impegnarsi su più fronti: autore di un libro sulla cacciagione di piuma, da poco pubblicato, lo chef sosteneva con entusiasmo l’attività del ristorante e aveva in programma di aprire un’accademia di cucina. Violier lascia sua moglie Brigitte (che lavorava con lui al ristorante) e un figlio; oggi avrebbe dovuto presenziare alla presentazione della guida Michelin di Francia, insieme agli chef più celebrati del Paese, che non mancheranno di ricordarlo. Mentre tutti continuano a chiedersi perché.

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