Presentato dal Ministro Martina l'emendamento alla manovra economica per sostenere la certificazione delle mense scolastiche che servono in tavola prodotti biologici. I precedenti e le regole per accedere al fondo. 

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Le mense bio. Con il bollino

Biologiche, e certificate per legge. È questo l’input che il Governo italiano dispensa agli istituti scolastici della Penisola che d’ora in avanti vorranno fregiarsi di servire prodotti biologici sulla tavola delle proprie mense. L’emendamento presentato dal ministro Maurizio Martina, in condivisione con i ministri Fedeli e Lorenzin, si inserisce nell’ambito della manovrina economica ora al vaglio della Commissione Bilancio della Camera. E prevede lo stanziamento di 44 milioni di euro per finanziare il progetto con un fondo speciale, a disposizione delle scuole – dagli asili nido alle secondarie – che potranno dimostrare l’utilizzo di percentuali minime di prodotti bio, stabilite dal Mipaaf insieme al Ministero dell’Istruzione. Per vantare la certificazione, inoltre, le mense dovranno rispettare specifiche tecniche legate alla volontà di “promuovere modelli agroalimentari più sostenibili e garantire ai nostri figli un’alimentazione più sana anche nelle scuole”, ribadisce un fiducioso Maurizio Martina. Se da un lato la produzione in biologico oggi rappresenta per l’Italia un business da grandi numeri, con oltre 60mila operatori coinvolti e una richiesta crescente – che sanciscono la leadership italiana in Europa – l’universo della ristorazione scolastica è variegato e disomogeneo, di recente al centro del dibattito che vuole far riflettere sulla fattibilità di modelli sostenibili di alimentazione sana, sin dall’infanzia. Meglio se integrati da un’efficace comunicazione nelle aule. Nel caso specifico il fondo stanziato dal Governo servirebbe proprio a ridurre i costi a carico delle famiglie, valorizzando al contempo una ristorazione scolastica trasparente e salutare.

 

Biologico a scuola. I precedenti

Del resto si calcola che sul territorio nazionale siano già più di 1200 le mense che fanno regolarmente uso di prodotti biologici (1288 secondo i dati di Tutto Bio 2017, di cui 300 somministrano almeno il 70% di materie prime bio). E la nuova certificazione, qualora l’emendamento fosse approvato, potrebbe entrare in vigore già dopo l’estate, dal prossimo anno scolastico. Per chiarezza è bene ricordare che una legge a riguardo già esiste, la cosiddetta Finanziaria 2000 (488/1999), che al comma 4 dell’articolo 59 impone l’uso quotidiano di “prodotti biologici, tipici e tradizionali nonché di quelli a denominazione protetta” agli enti che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere, “per garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualità”. Per questo, prosegue il testo, gli appalti sono aggiudicati “attribuendo valore preminente all’elemento relativo alla qualità dei prodotti agricoli offerti”. Tant’è che sono diverse le regioni che hanno recepito la normativa all’inizio degli anni Duemila: Emilia Romagna, modello virtuoso per numero di adesioni, in grandi città e piccoli Comuni, e poi Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana, Lazio, Basilicata, Umbria, Veneto e Trentino Alto Adige. Stimolando l’ascesa della filiera agroalimentare biologica, indotta alla riconversione dalla domanda crescente di un attore di peso come la ristorazione collettiva.

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Nel 2011 era stata la Regione Lombardia a condurre una ricerca sulla diffusione del biologico nelle mense scolastiche, censendo 560 Comuni sul territorio regionale, che accertava già allora l’introduzione di prodotti bio sul menu dell’82% degli istituti censiti, soprattutto alla voce frutta, cereali e legumi. Nello stesso anno, il decreto del Ministero dell’Ambiente sui Criteri Ambientali Minimi si applicava anche ai bandi di gara per i servizi di ristorazione collettiva.

E ora l’introduzione di un “bollino” di certificazione potrebbe garantire nuova linfa al circolo virtuoso.  

 

a cura di Livia Montagnoli

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