Appena conclusa l'edizione Asia Pacific 2014 si tirano le somme: in calo i vini di fascia alta, ma c'è spazio per tutti gli altri. Bene il Cile, resiste l'Italia, mentre la Francia perde posizioni.
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Si è appena concluso Vinexpo Asia Pacific, il salone francese in trasferta a Hong Kong (la sesta volta nella regione autonoma), considerato tuttora la chiave d’accesso al mercato asiatico, Cina in primis. Ma cos’è cambiato in questi anni? A parte la superficie, che per questa edizione si è ampliata del 50% per poter accogliere 18 mila visitatori, sono cambiati soprattutto i gusti dei consumatori e il valore di vino importato. In calo nel 2012 rispetto al 2011, ma stabile nel 2013: fermo a un miliardo di dollari, con 100 milioni ri-esportato in Cina. Certo rispetto al 2007 (l’anno precedente alla soppressione della tassa per le esportazioni nella Cina continentale) la crescita ad Hong Kong è stata netta: praticamente quintuplicata. Ma non basta guardare indietro, anche perché allargando lo sguardo alle performance totali cinesi nei primi tre mesi del 2014, è il segno meno ad avere la meglio: le importazioni di vino in bottiglia sono scese di quasi il 20% secondo i dati doganali. L’Italia è tra i Paesi che se l’è cavata cavata meglio: – 2% in valore e -6% in volume sul 2013. Molto peggio Francia (-30% in valore e -29% in volume), Australia (-20% in volume, – 9% in valore) e Usa (-27% in volume, -20% in valore). Poco le eccezioni, tra cui i vini cileni spinti dagli accordi commerciali siglati con Pechino e dai prezzi medi molto bassi. E infatti è proprio su questo target che bisogna puntare per essere competitivi: basta Bordeaux e vini troppo costosi. Adesso è il momento dei vini di fascia media. Causa? L’austerity introdotta dal nuovo presidente della Repubblica Popolare, Xi Jinping, per sradicare la corruzione ufficiale e far fronte ad un’economia sempre più lenta rispetto agli anni scorsi. Sull’esempio presidenziale, calano anche i consumi: secondo un sondaggio di Vinexpo Asia Pacific, nella Cina continentale si registra un -2,5% per il 2013, dopo dieci anni di crescita ininterrotta a un tasso del 25% l’anno. Poche sorprese: che la Cina non fosse il nuovo Eldorado del vino era chiaro fin dall’inizio. Ma forse, espugnato il predominio bordolese, paradossalmente adesso ci sono più margini per la crescita dei piccoli all’interno di un mercato più uniforme o – per dirla col Console generale francese ad Hong Kong, Arnaud Barthelemy – “sempre più mainstream”.

A cura di Loredana Sottile