Esiste uno stile di vita italiano nel consumo di bevande alcoliche che sia distintivo rispetto ad altri Paesi? La risposta è affermativa, secondo la Federvini che ha promosso uno studio condotto dal Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale dell’Università La Sapienza di Roma, presentato a Roma il 25 marzo, secondo il quale ci sono evidenze empiriche sul fatto che il cosiddetto “italian way“, ovvero un approccio moderato ai consumi di vino, sia una realtà e, come tale, un tratto identitario della cultura italiana coerente con le abitudini alimentari della Dieta mediterranea.
Il pasto (pranzo e cena) e i momenti di convivialità pesano per oltre l’80% delle consumazioni di vino in Italia, con oltre il 70% dei consumi di cocktail legati al momento dell’aperitivo. Sul territorio nazionale, sono 8 i litri di alcol pro capite consumati che mettono l’Italia al di sotto del 6% rispetto alla media dei Paesi Ocse. Nel solo continente europeo, il nostro Paese è molto al di sotto dei Paesi dell’area centro-orientale (come Georgia, Romania, fino a Ucraina e Federazione Russa) e di quelli iberici, dove i consumi di alcol sono compresi tra 11 e 12 litri pro capite.
La nota positiva è che in Italia è bassa l’incidenza di comportamenti considerati a rischio. Lo studio commissionato da Federvini sottolinea la progressiva riduzione della prevalenza di tali comportamenti tra la popolazione italiana, con un calo di 6 punti percentuali tra 2007 e 2023. Altri dati dati da considerare: in Italia, nei 22 anni tra 2000 e 2022, i consumi nazionali di alcol risultano in diminuzione del 17 per cento. Tra 2016 e 2025, è scesa anche la quota di adulti che consuma alcol quotidianamente: dal 24,9% al 20,1 per cento.
Si tratta di numeri che inseriscono l’Italia in un quadro di salute e di aspettativa di vita positive, come hanno spiegato durante l’incontro alla Camera i professori Alberto Mattiacci (Economia e gestione delle imprese) e Fabiola Sfodera (Organizzazione e marketing per la comunicazione di impresa). Lo conferma anche l’Eurostat, secondo cui in Italia l’aspettativa di vita è la più alta in Europa: 84,1 anni, ovvero un valore superiore alla media europea che è di 81,5 anni.

Giacomo Ponti, in primo piano. Alberto Mattiacci, sullo sfondo
L’attenzione dello studio non poteva che concentrarsi sulle nuove generazioni. Quelle di età compresa tra 18 e 24 anni stanno evolvendo gradualmente verso una minore frequenza di consumo di alcolici e anche verso una riduzione dei comportamenti potenzialmente a rischio. Secondo l’indagine curata dall’Università La Sapienza, oltre sette giovani su dieci (72%) ha consumato almeno una bevanda alcolica negli ultimi 12 mesi con prevalenza di maschi (75%) rispetto alle femmine (68%). Significativo è il dato sul consumo giornaliero, che in questa fascia d’età si attesta al 5,7%, a fronte del 31,3% degli over 75, confermando una minore propensione al consumo abituale tra le generazioni più giovani. «L’italian way è difendibile e può essere sostenuto senza timori di smentita», ha dichiarato il professor Mattiacci.
Investire sulla promozione e sulla comunicazione sono gli impegni del Masaf, confermati dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. «Abbiamo già aumentato significativamente le risorse per la promozione a livello internazionale – ha ricordato – e il mood del Vinitaly di quest’anno, per quanto riguarda il Masaf, sarà mettere il vino al centro della cucina italiana patrimonio Unesco». Il suo dicastero ha avviato la prima parte di una campagna promozionale sul vino: «Ne dedicheremo un altro alle più giovani generazioni, ma il primo spot è stato molto impattante, con 71 milioni di interconnessioni che abbiamo registrato e i cui dati presenteremo nello specifico».
Per quanto riguarda le esportazioni, l’Italia ha «interesse ad aprire nuovi mercati – ha concluso il ministro – e l’area del Mercosur sarà un’area di espansione per il settore del vino. Vedremo adesso nel dettaglio come andranno le discussioni sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia».

Il ministro Francesco Lollobrigida
«Grazie a questi studi – ha sostenuto nel suo intervento Giacomo Ponti, presidente di Federvini – abbiamo ulteriore evidenza che esiste uno stile italiano del bere, fondato su moderazione, cultura e responsabilità. Proprio proprio questo stile si dimostra più efficace rispetto a politiche restrittive e proibizionistiche che riemergono periodicamente a livello internazionale». Federvini ha confermato l’impegno avviato nel 2022 col programma Comunicare il consumo responsabile, che sinora ha coinvolto oltre 700 studenti di nove atenei italiani.
Matteo Zoppas, presidente di Ice Agenzia, ha annunciato nuove attività in campo promozionale: «Stiamo mettendo a terra ulteriori iniziative per la promozione del vino italiano all’estero. C’è un impegno del Governo ad aumentare le risorse. Col tavolo di emergenza sul vino abbiamo stanziato fondi per incoming, collettive all’estero e per tutta la promozione. E siamo pronti anche ad accettare nuove idee e proposte a favore delle imprese. In particolare, sui mercati, notiamo una forte risposta di distributori e importatori di vino dopo il riconoscimento Unesco per la Cucina italiana. Si tratta di un soft power che possiamo e dobbiamo utilizzare al meglio».
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