Si potrebbe pensare che passare dal mondo del gelato artigianale a quello del vino sia una specie di salto nel buio. Invece tra questi due comparti ci sono alcune analogie che a pochi verrebbero in mente. Ciò di cui c’è bisogno è competenza e conoscenza delle materie prime, spiccato spirito imprenditoriale, un pizzico di incoscienza, il tutto condito da una buona dose di passione. Tutte qualità che di certo non mancano a Guido Martinetti e Federico Grom, che, ceduto il testimone della loro precedente attività (sono gli ideatori e i fondatori della catena di gelaterie Grom, per l’appunto), hanno deciso di investire nel mondo del vino creando la cantina Mura Mura.

È Guido a raccontarci i primi passi dell’azienda: «Mura Mura nasce nel 2008 a Montegrosso d’Asti, nella parte a valle della collina dove oggi insiste la tenuta. L’avevamo realizzata per coltivare la frutta per i sorbetti di Grom, la cui ricchezza varietale – e la conseguenza sensoriale che ne deriva – è altrettanto articolata quanto lo è quella dell’uva da vino. Un sorbetto realizzato con una fragola Annabelle, Candonga o Camarosa porta a esperienze diverse, esattamente come un vino prodotto con uve nebbiolo, cabernet o barbera».
La decisione di cambiare i connotati a questa attività e renderla una cantina è stata del tutto condivisa con Federico, come condivisa è stata la scelta del nome: «eravamo in Madagascar per studiare le caratteristiche sensoriali dei baccelli di vaniglia Bourbon e siamo venuti in contatto con un “modo di dire” malgascio che ci ha colpito. “Mura Mura” significa “lentezza saggia”, la prerogativa di coloro che sanno guardare ogni giorno le meraviglie che ci circondano dando loro il giusto peso, senza sottovalutarle per il solo fatto che fanno parte della nostra quotidianità. Noi abbiamo pensato al Monviso innevato, al sorriso delle persone che amiamo, alla fioritura dei ciliegi: gioielli che impreziosiscono la vita e che vanno vissuti intensamente».

Ma com’è stato cambiare il “campo da gioco” passando dal gelato al vino? «Ci sono analogie e differenze» ci spiega Guido: «il gelato e il vino si basano entrambi su processi agricoli, che sono a monte della trasformazione della materia prima, sia essa acino, uovo o limone, e che ne condizionano la qualità: saper dialogare con gli agricoltori e interpretare il terroir dove lavorano costituisce la base di un percorso virtuoso che può portare a un prodotto ricco di sfumature sensoriali gradevoli e distintive. La grande differenza è la vendemmia: purtroppo è una sola, quando invece le opportunità di sperimentazione nel gelato sono pressoché infinite».

Federico e Guido, in questi anni hanno esteso il loro parco vitato, partendo dal Monferrato ed allargandolo verso le Langhe del Barbaresco e del Barolo. Oggi coltivano una quindicina di ettari vitati in cui protagonisti sono i principali vitigni piemontesi: «Le vigne che si trovano tra Montegrosso e Costigliole crescono su un terreno franco argilloso, calcareo, di derivazione marina e molto simile alla formazione di Lequio che costituisce la spina dorsale geologica dei vini prodotti nel versante ovest di Serralunga. A Neive e Barbaresco, nelle MGA Roncaglie, Currà, Starderi e Serragrilli, invece, il terroir ha un maggiore contenuto di sabbia, necessario a esprimere l’eleganza cristallina del nebbiolo coltivato in queste condizioni. Sorano, MGA del Barolo, in ultimo, è una singolare quanto perfetta sintesi delle due situazioni precedenti». Ma non c’è solo il nebbiolo: «nel Monferrato dedichiamo tanta attenzione ai vitigni del territorio, come il grignolino o la freisa, che possono dare luogo a vini di bontà e personalità disarmante».

In poco tempo, Federico e Guido hanno dimostrato di saperci fare. Tanto che Mura Mura è una delle aziende premiate per la prima volta con i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, riconoscimento che ha portato a casa grazie al Barbaresco Iago ’22, un grande vino dal frutto vivo e cangiante, seguito da diverse nuance speziate e sentori di erbe officinali. La bocca ha struttura e corpo, il tannino è morbidissimo, l’acidità ben integrata e il finale è lunghissimo e sapido: «Iago risponde alla cultura tradizionale del Piemonte e della vinificazione del nebbiolo; si tratta di un mix di uve dei vigneti che possediamo nella denominazione del Barbaresco, alla ricerca di armonia, equilibrio, complessità. Lo pensiamo come un’orchestra in cui ogni strumento ha il suo ruolo e deve collocarsi nella sinfonia creando un equilibrio definito e condiviso».
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd