“Campania Felix”, così i Romani definivano la Campania, per la straordinaria fertilità, il clima mite, le bellezze paesaggistiche e anche per i grandi vini in grado di offrire, spesso citati nelle maggiori opere letterarie latine. La regione è una delle più composite sia sul piano geo-morfologico sia su quello ampelografico, con una superficie vitata che supera di poco i 25mila ettari, abbracciando diversi territori, ciascuno con una specifica cultura produttiva, esposizioni e formazioni geologiche diverse: aree vulcaniche come Roccamonfina, il Vesuvio, la zona dei Campi Flegrei; poi le isole; le vigne a strapiombo sul mare della Costiera Amalfitana e i vigneti d’alta quota dell’Irpinia.

E proprio in Irpinia viene coltivato il Fiano di Avellino, Docg dal 2003, un’uva antica, presente in Campania probabilmente già in epoca romana, il cui nome viene ufficialmente attestato per la prima volta in alcuni documenti di vendita risalenti alla prima metà del XIII secolo. La zona di produzione comprende 26 comuni tra la Valle del Sabato e quella del Calore. La denominazione, che fa la parte del leone per la produzione bianchista della Campania, regala anche alcuni dei bianchi più sfaccettati, profondi e longevi dell’intero Stivale, come constatiamo ogni anno durante le degustazioni per le guide Vini d’Italia e BereBene del Gambero Rosso, Questi territori sono la culla di altri vitigni autoctoni quali greco, falanghina, aglianico, piedirosso, casavecchia, pallagrello (bianco e nero), pepella, biancolella e tanti altri, dai quali si ottengono vini sempre più contemporanei e comunque quasi sempre in grado di dimostrare lo stretto legame con la zona di origine.

Lapio, zona sempre molto ventilata con buone escursioni termiche durante tutto l’anno, rappresenta storicamente il cuore della denominazione Fiano di Avellino, dove hanno origine vini molto caratterizzati. I suoli hanno un substrato vulcanico di pomice e lapilli, coperto da argilla e sabbia. Qui si trova la cantina Colli di Lapio che propone vini tesi e cristallini, di grande purezza espressiva a più di 600 metri di altitudine. A Montefredane il Fiano nelle annate più recenti è meno aromatico e fruttato del Fiano di Lapio, ma mostra comunque freschezza e tensione espressiva. A San Michele di Serino e Cesinali hanno sede alcune cantine punto di riferimento per la denominaizone, come Villa Raiano o I Favati. La prima produce Fiano giocati sulla delicatezza e finezza; la seconda un eccellente Fiano Riserva, il Pietramara, che nasce dalle uve di una sola vecchia vigna esposta a nord: appena imbottigliato è fragrante, floreale e fruttato, poi con l’affinamento sviluppa delle note affumicate e di pietra focaia tipiche del terroir.

A Candida, con i vigneti a oltre 600 metri sul mare, : il clima è fresco, i terreni argillosi ed è nelle annate calde che vengono prodotti i migliori vini, dal frutto maturo e al tempo stesso di grande freschezza. I vini sono intensi, hanno struttura potente, notevole acidità e un caratteristico finale di nocciola tostata. A Montefalcione, dove si trova la cantina Donnachiara, il cui vigneto è a 450 metri, in località Pietracupa: i vini di questa zona sono caratterizzati da profumi di biancospino, cenni balsamici e di erbe officinali e hanno notevole freschezza e sapidità. A Salza Irpina, dove ha sede la cantina Di Meo, il Fiano ha minore intensità gustativa, più delicatezza rispetto a Lapio, ma possiede una notevole persistenza che evolve molto bene nel tempo. Sorbo Serpico è subito associato al Pietracalda di Feudi di San Gregorio, dall’espressione aromatica unica, con sensazioni vegetali che ricordano le erbe officinali e balsamiche.
All’estremità nord-ovest della denominazione troviamo Summonte, la zona meno vitata del territorio Irpino. Ciro Picariello, titolare della cantina omonima, ci spiega che il 70% del territorio è montagna, con le vigne che si trovano tra i 500 e i 700 metri, una ventina di ettari in tutto. I suoli sono argillosi, ricchi di pietre e coperti da circa un metro di sabbie vulcaniche. Il clima è molto fresco, con forti escursioni termiche anche di oltre 20°. La maturazione è lenta, tanto che si vendemmia due o tre settimane dopo Lapio. Il Fiano qui riceve potenza dai terreni argillosi e grande freschezza dall’altitudine: è profondo, longevo e ha sempre un’elevata acidità.

I primi cinque Fiano di Avellino della selezione che segue, prodotti da realtà storiche o più giovani ma già punto di riferimento per la denominazione, hanno ottenuto i Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento del Gambero Rosso riservato ai vini. Le altre etichette sono comunque di altissimo livello, essendo arrivate in finale e posizionandosi a un passo dal gradino più alto del podio. I vini delle annate più recenti, benché già apprezzabili, si esprimeranno al meglio col tempo, grazie ad acidità e strutture minerali e sapide che caratterizzano questo grande bianco.

97/100
Un’esplosione minerale il Tognano Ris. ’22. In bocca è un concentrato di energia e sapore: fa vibrare anche il calice per tensione e forza, con un finale lunghissimo che risuona a distanza. Dopo un attacco preciso e cesellato, emerge una distinta nota sulfurea che introduce un registro di note sapide che domina il palato. Di grande slancio e progressione con una chiusura chirurgica e di grande effetto.

96/100
La cantina Laura De Vito ottiene per la prima volta i Tre Bicchieri con l’affascinante e dotato di grande stoffa Arianiè, un Fiano di Avellino dal profilo balsamico e montano, completo e sfaccettato tra note di prato, ribes bianco, lime, mandorla verde. La bocca è di grande effetto sin dall’inizio, leggiadra e scalpitante, offre un sorso di grande energia che si chiude in un finale sapido, teso. E persistente con richiami di erbe aromatiche.

L’azienda prende il nome da un piccolo comune collinare nel cuore dell’Irpinia e riesce a dare un’interpretazione della denominazione del Fiano di Avellino dal profilo fresco e rigoroso. La ’24 offre note di prato di montagna, agrumi verdi e sottili sfumature anice. La bocca è efficace con richiami erbacei ed una chiusura ammandorlata che delinea un vino di grande fascino.

Alessandra è il manifesto dei fratelli Di Meo sulla longevità del Fiano di Avellino. Un bianco che sfida il tempo, presentandosi con un bouquet complesso dove l’affumicatura domina e guida un sorso profondo, articolato e di rara stoffa. Il finale è un gioco di contrasti: la freschezza del cedro si intreccia alla ginestra, chiudendo su una persistenza sapida che non accenna a svanire.

95/100
Un Fiano di Avellino che colpisce per un’energia scoppiettante: al naso è netta la sensazione di pietra focaia, agrumi verdi e fiori bianchi. In bocca parte succoso, ma cambia subito passo: un’accelerazione acida gli dona un incedere “viperino”, teso e vibrante. La definizione del frutto e la spinta verticale lo rendono un vino elettrico e dal carattere decisamente scattante.

94/100
I suoli di matrice vulcanico- argilloso contribuiscono alla definizione di questa riserva longeva e minerale. Il profilo olfattivo gioca su richiami salmastri e marini con rimandi balsamici. In bocca evidenzia una marcata impronta sapida e una struttura incisiva, profonda, quasi rocciosa. Il finale torna su erbe aromatiche e sale, con una chiusura composta ed efficace.

94/100
L’azienda punta a uno stile pulito in cui viene esaltata la componente territoriale, fatta di suoli vulcanici e altitudini elevate. Pietracalda è una riserva giocata su sensazioni minerali precise e nitide, che danno alla bocca un’impostazione sapida e affilata. Un accenno di frutto dona succo alla bocca e fa da contrasto ad un sorso sapido e fresco, che ricorda il finocchietto nel finale.

Villa Raiano è una delle realtà più rinomate del territorio irpino capace di produrre vini che recano l’impronta del territorio di origine. Un esempio è il Fiano di Avellino ’24, dal profilo caratterizzato da leggere sfumature affumicate, pietra bagnata e fieno. Il sorso è sostenuto da una freschezza ben calibrata e offre una beva scorrevole che regala un’esperienza soffusa e intensa. Lo abbiamo premiato per il Miglior Rapporto Qualità Prezzo della Campania nella guida BereBene 2026 del Gambero Rosso.

93/100
Le uve provenienti dai terreni vocati di Lapio danno vita a questo bianco energico e longevo. Nel calice sorprende con un bouquet scandito da sensazioni minerali nette, quasi marine, con un tratto algido di impronta montana. Il sorso è teso, giocato su agrumi e pietra bagnata, che si sviluppa in modo lineare e ben definito. Precisione ed eleganza misurata, mantenendo coerenza tra naso e palato.

93/100
Ilaria Petitto, rappresentante della quinta generazione, interpreta il territorio irpino con una firma personale portando avanti l’azienda di famiglia. L’Esoterico ‘24 profuma di agrumi canditi ed erbe mediterranee. Al palato rimandi di polpa di limone e note sapide fanno da contrappunto ad una freschezza che bilancia la struttura ricca e complessa, spingendo il sorso verso un lungo finale.
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