5 Apr 2017 / 12:04

La Reggia di Caserta e il brand culturale. L'idea di Felicori dalla mozzarella al miele, all'Amaro

Tutela dell'identità storica e culturale, valorizzazione artistica e promozione territoriale. È una visione integrata, che unisce interessi pubblici e privati, quella promossa da Mauro Felicori per riabilitare l'immagine della Reggia di Caserta. E molto può fare la produzione agroalimentare: dalla bufala all'ultima iniziativa che valorizza le erbe del giardino storico. Presto la Reggia avrà il suo Amaro. 

La Reggia di Caserta e il brand culturale. L'idea di Felicori dalla mozzarella al miele, all'Amaro

Tutela dell'identità storica e culturale, valorizzazione artistica e promozione territoriale. È una visione integrata, che unisce interessi pubblici e privati, quella promossa da Mauro Felicori per riabilitare l'immagine della Reggia di Caserta. E molto può fare la produzione agroalimentare: dalla bufala all'ultima iniziativa che valorizza le erbe del giardino storico. Presto la Reggia avrà il suo Amaro. 

Il brand Reggia di Caserta

La rivoluzione che Mauro Felicori sta conducendo alla Reggia di Caserta - che proprio nei prossimi giorni ospiterà il G8 delle residenze reali europee per discutere di turismo di massa e Regge - procede spedita senza clamori, né colpi di testa. Ma è molto concreta, e fa bene al patrimonio culturale italiano e campano. Da quando ha assunto la direzione del complesso vanvitelliano (era l'autunno del 2015), che il mondo ci invidia ma prima di lui giaceva in stato di colpevole incuria, la Reggia è tornata a far parlare di sé per la serie positiva di iniziative degne di nota che accrescono il prestigio del “brand”. Perché in fondo di brand si può (si dovrebbe?) parlare di fronte a un circuito museale che nel 2016 ha fatto registrare incassi per quattro milioni di euro, portando alle porte di Caserta oltre 650mila visitatori. La Reggia e il suo giardino, l'anno scorso, sono stati il nono monumento più visitato d'Italia. E proprio la scorsa estate Felicori sottoscriveva, con il plauso del sottosegretario ai Beni Culturali Antimo Cesaro, un progetto pilota in collaborazione con il presidente del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana Dop Pier Maria Saccani, per la concessione in affitto delle Cavallerizze (la scuderia borbonica del Palazzo Reale) per dodici anni all'organismo di tutela, dietro compenso di 80mila euro annui. Al Consorzio l'onere di ripristinare lo spazio per trasferirci il proprio quartier generale, così da unire le forze tra eccellenze del territori, valorizzando il patrimonio del casertano. Come succederà il 6 aprile, quando il Consorzio, con lo chef Peppe Daddio, organizzerà la cena a base di prodotti tipici per gli invitati al summit delle Regge.

Dalla bufala all'Amaro. La nuova sfida

L'idea, già allora, era quella di riabilitare uno dopo l'altro tutti quegli spazi rimasti inutilizzati o abbandonati al degrado, in sinergia con l'iniziativa privata. Con ricadute positive sul fronte culturale, commerciale e occupazionale. Così, mentre sul progetto bufala il Consorzio prevede di investire complessivamente un milione di euro senza escludere che un giorno si possa arrivare a produrre una mozzarella a marchio Reggia di Caserta, Felicori torna all'attacco per sollecitare nuove collaborazioni. La prima, che valorizzerà erbe ed essenze del giardino inglese progettato alla metà del Settecento da Vanvitelli, si è concretizzata circa un mese fa tramite avviso per manifestazione d'interesse (chiuso il 14 marzo) con l'obiettivo di selezionare un produttore di liquore che per quattro anni potrà disporre del marchio per imbottigliare un amaro made in Italy unico nel suo genere. Una volta perfezionata la ricetta – con erbe e profumi del giardino come furono messi a dimora nel 1786 con la supervisione del giardiniere di corte John Graefer: canfora, citronella, arancia amara, camelia, cicoria, finocchietto, bacche di mirto, ulivo, bergamotto e limoni - il distillato della Reggia sarà venduto presso il bookshop del museo e nei punti vendita indicati dalla distilleria. E le royalty garantiranno un utile in più per la gestione del complesso. Ma il direttore punta anche a riabilitare la vigna borbonica di San Silvestro, che presto sarà assegnata in gestione per quindici anni e permetterà di produrre il Pallagrello della Reggia. E poi c'è l'Aperia di corte, da riportare in auge per ottenere il miele “reale”.

I precedenti. Il Potager Royal della Venaria

Sul modello di quanto con successo avviene da anni nei Giardini della Reggia di Venaria, a Torino, dove è stato rimesso a coltura il più grande Potager Royal d'Italia, dieci ettari di terreno già coltivati nell'Ottocento dall'Azienda Agricola della Real Casa che oggi ospitano nuovamente orti e frutteti allestiti secondo le descrizioni dell'epoca. Le Delizie del Potager Royal - composte, salse e una linea di purea di frutta per bambini – sono tra i prodotti più apprezzati al Caffè degli Argenti, e attraverso la valorizzazione gastronomica tutelano l'identità del luogo. Speriamo che alla Reggia di Caserta possa consolidarsi lo stesso circuito virtuoso.  

 

a cura di Livia Montagnoli

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