2 Ott 2017 / 17:10

"Così faccio con i cinesi". Intervista a Denise Cosentino, prima enologa italiana in Cina

Vendemmia agli sgoccioli anche nello Shandong, la provincia orientale cinese affacciata sul Mar Giallo. La novità è che l'annata 2017 della Great River Hill Winery sarà la prima vinificata da una giovane italiana

"Così faccio con i cinesi". Intervista a Denise Cosentino, prima enologa italiana in Cina

Vendemmia agli sgoccioli anche nello Shandong, la provincia orientale cinese affacciata sul Mar Giallo. La novità è che l'annata 2017 della Great River Hill Winery sarà la prima vinificata da una giovane italiana

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Ha trent'anni da poco compiuti Denise Cosentino, calabrese di Papasidero (Cosenza), la prima enologa italiana in forza presso una cantina cinese. Che in questi giorni ha concluso la vendemmia alla Great River Hill Winery, più conosciuta come Château Nine Peaks, fondata nel 2008 dal banchiere tedesco Karl Heinz Hauptmann nei pressi della città di Qingdao (provincia dello Shandong). Qui i vitigni prevalenti sono cabernet e chardonnay. Assunta da un paio di mesi, è una professionista versatile che non ha paura di mettersi in gioco e di esplorare nuove strade. Le abbiamo chiesto di raccontarci del suo lavoro.

Denise CosentinoDenise Cosentino

 

Quali sono i principali problemi che devi affrontare in azienda?

L’azienda si trova nella penisola dello Shandong, nella parte est della Cina, ai piedi della montagna omonima (Nine Peaks). A differenza delle altre provincie viticole del Nord e del Centro, ha un clima marittimo, con estati più fresche e inverni più caldi, ma è influenzata dal monsone orientale che provoca le piogge estive, aumentando il rischio di malattie fungine (oidio, peronospora, botrite). Spesso il problema principale è vinificare uve dallo stato sanitario e dalla maturità non sempre ottimali.

 

Quali sono le differenze o difficoltà rispetto a una cantina europea?

Credo che la differenza principale sia riuscire a trovare personale di cantina esperto. L’azienda è la prima e la sola della zona: qui fino a 10 anni fa non avevano mai visto né un vigneto né una cantina.

 

Come è strutturata la Great River Hill Winery?

L’azienda possiede all’incirca 85 ettari di vigneto che si estendono su terreni collinari, argillosi e limosi, gestiti da un giovane agronomo cinese. Le uve presenti sono soprattutto cabernet sauvignon e chardonnay insieme ad altre varietà come cabernet franc, syrah, merlot, cabernet gernischt, marselan e petit verdot. Abbiamo anche un piccolo vivaio dove produciamo i nostri portainnesti. Da queste varietà produciamo circa 300 mila bottiglie all’anno: tre vini bianchi a base chardonnay, (un base, una riserva e un premium) un rosé, un cabernet franc in purezza e tre vini rossi (un entry level, un base e una riserva). Oltre alla cantina abbiamo anche una parte dedicata all’ospitalità con un caffè e un ristorante di cucina sia cinese che occidentale. Siamo la principale attrazione turistica nell’aerea e non siamo molto lontani dalla città di Qingdao, anch’essa località turistica, soprattutto nei mesi estivi. Complessivamente tra produzione e ospitalità in azienda lavorano circa 60 persone.

 

Dove viene venduto il vino dell'azienda?

Gran parte della produzione è rivolta al mercato domestico. Nel 2016 è stato esportato il 20% della produzione, soprattutto nell’area del Sud Est asiatico, ma anche in Stati Uniti, in particolare New York, e Europa dove vi è una base di distribuzione a Bordeaux. Piuttosto che parlare di volumi, per il momento, l’obiettivo dell'azienda è di far crescere l’immagine del vino cinese all’estero e far comprendere che in Cina si può fare vino di qualità.

 

La lingua è un problema?

La lingua non è un grosso problema, in quanto essendo l’azienda di proprietà straniera, quasi tutti parlano o quanto meno comprendono l’inglese. Io ho la mia assistente, che mi aiuta con i cantinieri e a volte riesco a farmi capire con quel po’ di cinese che ho imparato negli anni.

 

Come saranno i vini che stai vinificando? Quali scelte di stile hai in mente?

Non si tratta di apportare uno stile italiano piuttosto che uno internazionale. Siamo in Cina e lo stile sarà cinese, cinese di Chateau Nine Peaks. L'obiettivo è quello di esprimere al massimo il potenziale delle uve di questo territorio, attraverso diverse tecniche e adottandole alla nostra situazione, cercando sempre di produrre vini di una certa finezza ed eleganza. Puntiamo sull'espressione varietale del vitigno da cui sono prodotti, fruttati e senza l'uso della barrique. Insomma, molto diversi dai vini, per esempio della parte ovest della Cina, come Ningxia o Xinjinang, dove si producono vini molto più alcolici, più corposi, tannici e molto più di stampo francese in termini di stile.

 

Ci sono altre donne, in altre cantine, che svolgono ruoli simili al tuo? O altre donne italiane che lavorano nel settore vinicolo cinese?

Oggi, a differenza di 30 anni fa, aumentano le enologhe cinesi e alcune sono a capo delle aziende più rinomate del Paese: in azienda il vicedirettore generale May Xue, è una donna. Non solo, ma le donne stanno diventando una parte integrante dell’industria vinicola cinese e sicuramente hanno, e avranno, un ruolo importante nel suo sviluppo.

 

Si ma altre donne italiane lavorano nel settore vinicolo cinese?

Credo proprio di essere la prima.

 

Cosa consiglieresti a una giovane enologa italiana che volesse intraprendere un percorso simile al tuo?

Di essere curiosa e di essere sempre pronta a mettersi in gioco, di fare tutte le esperienze possibili in ambito vitivinicolo per potersi arricchire da diversi punti di vista. Per quanto riguarda la Cina, non è semplice venire qui e pensare di poter fare un’esperienza lavorativa. Il settore è per molti versi ancora in via di sviluppo, inoltre parliamo di un Paese culturalmente molto diverso dal nostro e questo, a volte, crea delle incomprensioni. Aggiungo che a questo punto della mia carriera, sono contenta di lavorare in Cina in condizioni non sempre semplici e affrontare alcune problematiche che magari in Italia non abbiamo più o non abbiamo ancora: insomma non può che essere una grande opportunità.

 

Denise Cosentino. Il ritratto

Denise Cosentino vive in Cina dal 2014, dopo esperienze lavorative in Italia (Toscana), Francia (Pauillac), Germania (Rheinhessen), Nuova Zelanda (Marlborough), e nelle aree vinicole di Ningxia, Shaanxi e Shandong. Specializzata in viticoltura, enologia e gestione vitivinicola, prima presso l’Università di Torino e poi a Montpellier SupAgro e a Bordeaux Sciences Agro. È docente presso il college di enologia (il primo a essere creato in Asia circa 20 anni fa) della North West A&F University di Yangling). Recentemente Denise, insieme ai colleghi italiani Alessio Fortunato e Giampaolo Paglia, ha partecipato al “Ningxia Winemakers Challenge”, competizione tra 48 winemaker del mondo per la produzione del miglior vino da uve del Ningxia.

 

L'area vitivinicola di Shandong

A mezza strada tra Pechino e Shanghai, è una delle principali aree vinicole cinesi, sede di numerose cantine tra cui la storica Changyu, nata alla fine del XIX secolo. La provincia è anche conosciuta per la Distilleria Tsingtao, fondata dai coloni tedeschi nel 1903, che produce l'omonima birra, molto conosciuta anche all'estero. La vitivinicoltura sta crescendo rapidamente e ha attirato l'attenzione, oltre che degli investitori nazionali, anche di molti gruppi intenazionali tra cui i bordolesi Castel e Barons de Rothschild. LoYantai International Wine Festival è uno degli appuntamenti annuali più importanti del vino cinese e attrae espositori da tutto il mondo.

 

 

a cura di Andrea Gabbrielli

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 14 settembre

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