21 Nov 2017 / 15:11

Durello and Friends 2017 report. Bollicine vulcaniche

a cura di

Una Doc con due metodi di spumantizzazione consentiti, affinamenti dai 36 ai 60 mesi e oltre e un potenziale ancora non del tutto espresso. Parliamo di Durello, lo spumante veneto dei che nasce sui Lessini.

Durello and Friends 2017 report. Bollicine vulcaniche

Una Doc con due metodi di spumantizzazione consentiti, affinamenti dai 36 ai 60 mesi e oltre e un potenziale ancora non del tutto espresso. Parliamo di Durello, lo spumante veneto dei che nasce sui Lessini.

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Il Veneto è terra dei grandi rossi della Valpolicella, dei famosi bianchi di Soave, di eccellenze come l’Amarone e il Recioto, ma ha anche un volto effervescente molto particolare, che vale la pena di scoprire. L’area della Lessinia è la zona di produzione del Durello, uno spumante che sta vivendo un periodo di notorietà grazie a un’indiscutibile riconoscibilità territoriale e a un’eccellente qualità. I festeggiamenti per i 30 anni del Durello Doc hanno offerto l’occasione per fare il punto sulle etichette più interessanti di questo Metodo Classico. Dal 17 al 19 novembre, Verona ha ospitato Durello and Friends 2017,una degustazione di un centinaio spumanti Durello prodotti dalle 30 aziende della denominazione.

 

Territorio, personalità e carattere

Lo Spumante Durello nasce nel territorio dei Colli Lessini, un’area collinare che si estende nella regione prealpina a nord di Verona e Vicenza. Da un punto di vista geologico è un’area molto interessante, caratterizzata in parte da terreni basaltici d’origine vulcanica e in parte da rocce calcaree, frutto dell’emersione di antichi fondali marini. Ne è testimonianza Bolca, uno dei giacimenti più famosi al mondo per la ricchezza e il perfetto stato di conservazione di fossili di piante e pesci che risalgono all’Eocene, circa 50 milioni d’anni fa. Il vitigno più coltivato e vero simbolo del territorio, è la durella. Una varietà autoctona a bacca bianca piuttosto vigorosa e produttiva, che dona uve con un’acidità elevata anche al raggiungimento del massimo grado di maturazione. Proprio per questa particolarità è una varietà molto adatta all’elaborazione di basi spumante per il Metodo Classico. La denominazione può contare su due fattori di grande valore: un territorio molto vocato per la viticoltura e un vitigno autoctono dai caratteri espressivi unici e riconoscibili.

 

Durello, una questione d’identità

Le vigne di durella si estendono complessivamente su una superficie di 480 ettari, per una produzione annua di circa 1.000.000 di bottiglie. Considerando che l’area vitata rappresenta solo una parte del territorio collinare, le possibilità di crescita in termini di volume sono notevoli. Tuttavia esiste un problema d’identità che va al più presto affrontato e risolto. La produzione di Spumante Durello si divide in 60% Metodo Martinotti e in 40% Metodo Classico. Un doppio binario che assume il volto di una pericolosa schizofrenia. Un bipolarismo che mina l’identità della denominazione, rischiando di sminuire e disperderne il potenziale. Non esistono, infatti, Denominazioni spumantistiche importanti che prevedano la compresenza di Metodo Martinotti e Metodo Classico. Franciacorta, Trento DOC, Oltrepò Pavese Metodo Classico, Alta Langa, hanno fatto scelte chiare proprio per non creare confusione tra due metodi così radicalmente diversi.

 

Il futuro è Metodo Classico

Il Durello dunque, a 30 anni dalla creazione della denominazione, deve decidere cosa vuole fare da grande. Se credere nelle proprie potenzialità e sedersi al tavolo del Metodo Classico puntando sull’eccellenza oppure rincorrere l’effimero profitto. Per le caratteristiche dell’uva e la qualità delle etichette degustate, la scelta sembrerebbe scontata: Metodo Classico. Basterebbe introdurre qualche piccolo cambiamento al disciplinare: modificare la base ampelografica in 100% durella, mentre oggi è possibile utilizzare fino a un 15%di garganega, pinot bianco, chardonnay o pinot nero. Riservare la denominazione Durello solo alla produzione di Metodo Classico con affinamento minimo di 36 mesi e limitando la menzione Riserva solo agli Spumanti con affinamento superiore ai 60 mesi. Questa scelta restrittiva potrebbe comunque consentire di continuare a produrre lo spumante con Metodo Martinotti all’interno della denominazione Monti Lessini Doc.

Durello

La degustazione: i 36 mesi

La degustazione ha messo in luce tutte le potenzialità dell’uva durella. Partiamo dalle etichette con l’affinamento minimo previsto dal disciplinare: 36 mesi. Un periodo che in molte denominazioni corrisponde già a un Millesimato, ma che è il minimo indispensabile per donare un po’ d’armonia alla durella, smorzandone gli spigoli più vivaci. In generale si tratta di spumanti abbastanza semplici, che assecondano soprattutto la lineare freschezza del vitigno. Sono ideali da gustare al momento dell’aperitivo o da abbinare ad antipasti o a piatti di mare delicati.

Il Durello Brut 2013 di Tonello è perfetto per chi cerca uno spumante essenziale, dal profilo rigoroso e tipicamente varietale, con acidità citrina ancora tagliente. Si muove su note fresche e agrumate anche l’etichetta Durello Brut Settecento33 di Cantina di Soave, con un attacco al palato meno aggressivo e un carattere un po’ più morbido e accogliente. Il Durello Brut 2013 di Casarotto si apre su note di fiori bianchi e sentori iodati, per distendersi in bocca con bella purezza espressiva su aromi di frutta bianca, nuances biscottate e chiusura piacevolmente acida. Elegante e intenso il bouquet del Durello Brut 2013 di Franchetto, al naso spiccano le note floreali, d’agrumi, di frutta bianca e crosta di pane e il sorso è teso e vibrante di buona lunghezza e persistenza. Altra etichetta molto interessante è il Durello Extra-Brut 2013 di Casa Cecchin. Il profilo olfattivo regala raffinate note agrumate ed eleganti nuances grillé; il sorso è sapido e fresco con buona complessità aromatica. Di austera finezza il Durello Pas Dosé 2012 di Fongaro, che al naso esprime profumi di zagara, frutta fresca, leggeri sentori di crosta di pane e tostatura, la bocca è essenziale, con attacco vivace e fresco, ben bilanciato da delicate note fruttate. Particolare la versione proposta da Masari. Il Durello Pas Dosé Leon colpisce per la maturità intensa del frutto, che vira già su aromi succosi di polpa gialla; la bocca è armoniosa, con cenni evoluti di frutta tropicale, crema pasticcera e miele, ma sempre sostenuta da una viva tensione acida.

Durlelo

La degustazione: i 60 mesi

Quando l’affinamento sui lieviti supera i 60 mesi il Durello Metodo Classico raggiunge la sua piena maturità. Gli spumanti cominciano a esprimere interessanti evoluzioni aromatiche verso una maggiore complessità, con sentori tostati, note di frutta secca, frutta candita e aromi tropicali. Sono bottiglie da abbinare a un menù di pesce anche importante o a carni bianche delicate.

Il Durello Extra-Brut 2010 di Gianni Tessari, già dal colore dorato annuncia un bouquet maturo, con sentori di pan brioche, frutta gialla e miele d’acacia; il sorso ha un attacco fresco e armonioso con buona complessità e ricordi di leggera tostatura. Il Durello Dosaggio Zero 2010 di Corte Moschina al naso esprime profumi di fiori bianchi, agrumi, ananas e crosta di pane; il sorso è piacevolmente sapido e nitido con aromi fruttati, sfumature di miele e mandorla, attraversati da intatta acidità. Fresco e raffinato il Durello Brut 2011 di Franchetto, che si distingue per il bouquet elegante caratterizzato da sentori iodati, aromi di frutta secca e nuances di pasticceria; l’attacco in bocca è sulle note della frutta matura, mandorla tostata e scorza d’agrumi, ben bilanciato da sapidità e decisa freschezza.

 

La degustazione: dagli 80 ai 120 mesi

Chiudiamo con quattro bottiglie di particolare prestigio, che trascorrono un periodo d’affinamento sui lieviti che varia dagli 80 ai 120 mesi. Il Durello Pas Dosé 2009 di Casa Cecchin (80 mesi) esprime profumi intensi ed eleganti con note di zagara, scorza d’agrumi e ricordi grillé; la bocca è cremosa, sapida e complessa, con frutta matura, miele e ritorni di sensazioni tostate. Profondo e raffinato il Durello Pas Dosé 2009 di Fongaro (80 mesi), con naso evoluto che ricorda note iodate, di frutta gialla matura, pasticceria e morbide spezie; ha bocca avvolgente con aromi che spaziano dai cenni esotici, al miele d’agrumi, alla frutta secca; il finale è di piacevole freschezza, con un ritorno a sfumature speziate. Il Durello Brut 2009 di Montecrocetta (84 mesi) seduce per la suadente ricchezza espressiva: si apre su profumi di soffice crosta di pane, crema pasticcera e miele d’arancio; la bocca è ricca e sensuale, con aromi di frutta candita, mandorla tostata, cenni tropicali e allungo profondo su un finale di freschezza agrumata. Il Durello Extra-Brut 2006 Gianni Tessari si affina per ben dieci anni sui lieviti, il risultato è un Metodo Classico dal quadro aromatico fine e complesso, con sentori tostati, di frutta candita e morbide nuances di pasticceria, la bocca è armoniosa, avvolgente e profonda, con aromi di frutta esotica matura, scorza d’agrumi e miele; il finale si distende con bella lunghezza su note piacevolmente sapide.

 

a cura di Alessio Turazza

foto in copertina Corte Moschina

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