21 Apr 2018 / 10:04

Vinitaly 2018. Il giudizio di cantine e consorzi

Folkloristico ma anche professionale, tipicamente italiano ma molto internazionale, lungo ma mai abbastanza. Vinitaly piace sempre di più. Ecco i feedback di cantine e consorzi pre, post e durante la fiera. Insieme alla nostra top five (+1) delle cose che non dimenticheremo

Vinitaly

Folkloristico ma anche professionale, tipicamente italiano ma molto internazionale, lungo ma mai abbastanza. Vinitaly piace sempre di più. Ecco i feedback di cantine e consorzi pre, post e durante la fiera. Insieme alla nostra top five (+1) delle cose che non dimenticheremo

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Che Vinitaly è stato?

Nonostante il sistema ormai rodato, le aspettative riposte sulla Fiera di Verona sono ancora alte per produttori e consorzi del vino. E, a quanto pare non sono state disattese in questa 52esima edizione della Fiera. Obiettivo raggiunto, quindi, per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “La crescente presenza di professionisti all’edizione 2018 testimonia il consolidamento del ruolo b2b di Vinitaly a livello internazionale, con buyer selezionati e accreditati da tutto il mondo. La top ten delle presenze assolute sul totale di 32.000 buyer accreditati da 143 nazioni, vede primi gli Stati Uniti d’America seguiti da Germania, Regno Unito, Cina, Francia, Nord Europa (Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca), Canada, Russia, Giappone, Paesi Bassi insieme al Belgio”.

Giro di commenti dal Padiglione Puglia

Abbiamo intercettato, nel treno di andata verso Verona, l’italo-americano Adriano Pasculli De Angelis, al suo primo Vinitaly da direttore del Consorzio Primitivo di Manduria. “Il mio obiettivo è affascinare i visitatori” ci dice alla vigilia della kermesse “negli States ero abituato a eventi più ingessati e asettici, dove si punta esclusivamente alla parte commerciale con i buyer. Vinitaly, invece, è quella che in America definirebbero exhibition, quindi in questo contesto la parte emozionale gioca un ruolo importante”. Per questo il Primitivo quest’anno si è presentato con uno stand piccolo, ma del tutto rinnovato nello stile che, attraverso dei pannelli trasparenti, riproduce la mediterraneità pugliese: “Per me il vino è espressione liquida di enocultura” continua il direttore “quindi ho chiesto di non ridurci a fare la solita e semplice mescita di vini. Siamo venuti qua per accettare la sfida internazionale”.

Stanche, ma soddisfatte anche le Cantine Paololeo (San Donaci, Brindisi) all’ultimo giorno di Fiera: “Le cose sono cambiate rispetto a qualche anno fa” dice la responsabile dell’accoglienza Monica Lo Piccolo una volta i visitatori arrivavano nello stand con il solo intento di bere gratis: ‘datemi quello che volete’, era la frase più utilizzata. Adesso il livello si è molto alzato: chi arriva conosce il vino, chiede delle etichette specifiche, fa delle domande tecniche”. E c’è anche chi, passando dallo stand Paololeo, si è ritrovato “genitore adottivo” per un anno di un alberello del Salento, iniziativa di marketing, turismo e salvaguardia delle vecchie vigne, lanciata dalla cantina proprio un anno fa a Vinitaly.

Le voci delle Marche

Positivo il bilancio finale del direttore dell'Istituto marchigiano di tutela vini, Alberto Mazzoni: “Questa edizione è stata caratterizzata per tutta la sua durata da operatori e buyer molto qualificati, un successo per l'area Marche, dove la terrazza ha contato oltre 6.000 presenze. La superstar del nostro consorzio è stato il Verdicchio dei Castelli di Jesi, che a Verona ha festeggiato i 50 anni della denominazione. Per capire il livello delle presenza: la degustazione condotta da Ian D'Agata è andata in overbooking a soli 2 giorni dalla pubblicazione sul sito di Vinitaly".

Mi sento di esprimere un giudizio positivo sull'edizione 2018 per quel che riguarda la presenza di operatori professionali, buyers e ristoratori” commenta in chiusura di stand Doriano Marchetti di Moncaro (Montecarotto, Ancona) “Abbiamo aperto nuovi rapporti anche a livello internazionale, specie con operatori asiatici e dell'Europa dell'Est e portato le degustazioni anche al centro a Verona, per condividere il Vinitaly anche fuori dagli spazi della fiera". Ha ben funzionato, quindi, anche la formula Vinitaly e the City, che quest’anno ha attratto quasi 60 mila appassionati.

Per Giulio Piazzini, enologo di Tenuta di Tavignano (Cingoli, Macerata): “Tanti contatti e incontri con buyer internazionali. Ormai Vinitaly è una fiera che non ha nulla da invidiare a ProWein, con la differenza che la fiera tedesca quest'anno è stata un po' sottotono, mentre quella italiana coniuga la grande professionalità con la componente folkloristica che non guasta mai”.

Biennale e itinerante? Le proposte per il futuro di Vinitaly

Nel corso della Fiera, Angelo Molisani, l'enologo di Podere Castorani (Alanno, Pescara) azzarda una proposta: "È stata una bellissima edizione di Vinitaly, con tanti buyer stranieri, credo in relazione al fatto che quest'anno è quello di riposo per Vinexpo di Bordeaux. Una riflessione che mi fa dire che forse ci vorrebbe il coraggio di fare la fiera di Verona ogni due anni per renderla più interessante e di appeal".

Appoggia l'idea anche Angela Velenosi di Velenosi Vini (Ascoli Piceno), che anzi rilancia: "Di solito nel foglio di feedback che ci arriva a fine manifestazione, scrivo che ci vorrebbe una fiera itinerante, oltre che biennale, in modo da coprire diverse zone d'Italia. Lo ribadirò anche quest’anno".

Un Vinitaly incredibile” per Massimo Gianolli, l’imprenditore della finanza alla guida della start up vitivinicola La Collina dei Ciliegi (Grezzana, Verona), che a Vinitaly ha presentato il suo nuovo eco-resort in Valpantena. “Sicuramente è stata la fiera di Verona più importante della nostra storia. Una manifestazione che cresce e di cui apprezziamo anno dopo anno le novità, i miglioramenti organizzativi e gli sforzi logistici: il nostro stand ha ospitato per quattro giorni importatori e distributori di ogni parte del mondo, dalla Cina al Giappone, dagli Usa al Canada, dalla Lituania all'Australia. E da oggi stiamo già lavorando alla prossima edizione, che vogliamo sia strepitosa e ancora più ricca di contenuti e opportunità per tutti i nostri interlocutori”.

Cosa ricorderemo di questo Vinitaly? La nostra Top five

Ma - contatti, incontri, convegni e degustazioni a parte - cosa rimarrà di questa 52esima edizione di Vinitaly nell’immaginario collettivo, o comunque solo nell’immaginario di chi scrive? Per concludere in calviniana leggerezza, abbiamo provato a compilare una parzialissima top five (+1) delle curiosità provate, viste o sentite nella intensissima quattro giorni veronese.

La passerella politica e l'alcol test a Luca Zaia

Vorremmo, ma non possiamo dimenticare il via vai politico che quest’anno, più che mai, ha segnato Vinitaly. Vale sempre il paradigma nessun ministro delle Politiche Agricole, tanti ministri: gli ex come Luca Zaia; i dimissionari come Maurizio Martina; quelli ad interim come Paolo Gentiloni; i vice come Andrea Olivero. E poi tutto il corteo di possibili premier e cariche dello Stato: Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Maria Elisabetta Alberti Casellati. C’erano tutti a Verona, per questa 52esima edizione della fiera. Tutti improvvisamente appassionati di vino? Per fortuna (purtroppo) nessuno ha alzato troppo il gomito. Dopo otto ore di fiera, martedì alcol test per il governatore del Veneto Luca Zaia e prova del palloncino (ad opera di Striscia la Notizia) superata. Sarà lo stesso per la prova di Governo? Lo sapremo, magari, al prossimo Vinitaly.

Il vino dei vip

Dai politici ai vip il passo è breve. Ma non parliamo di semplici visitatori di questa edizione di Vinitaly, bensì di cantanti, giornalisti, attori, calciatori che sono diventati anche produttori di vino. Coldiretti ha riunito tutti i loro vini dentro il proprio stand. Tra i precursori ci sono Sting (azienda agricola Il Palagio in Valdarno), Gianna Nannini (Certosa di Belriguardo, nelle colline senesi), Al Bano (Cantine di Al Bano di Cellino San Marco), Andrea Bocelli (azienda agricola Albero Bocelli a Lajatico, in provincia di Pisa). Tra gli imprenditori, Salvatore Ferragamo (Il Borro di San Giustino Valdarno), Tommaso Cavalli (Tenuta degli Dei,vicino Panzano in Chianti), Renzo Rosso (Diesel Farm di Bassano del Grappa), Riccardo Illy (azienda Agricola Mastrojanni di Montalcino), Oliviero Toscani (az. Agricola Oliviero Toscani sulle colline di Casale Marittimo). Ci sono, poi, Joseph Bastianich (Società Agricola Cividale del Friuli), Bruno Vespa (Vespa Vignaioli di Manduria) e Gerry Scotti (azienda Giorgi di Canneto Pavese). Per lo sport: Jarno Trulli (Podere Castorani sulle colline di Alanno), Andrea Pirlo (Patrum Coller nel bresciano), Andrea Barzagli (Le Case Matte nel messinese), Francesco Moser (azienda agricola Maso Villa Warth, nel comune di Lagrein). Infine, torniamo ai politici, tra cui c’è la famiglia Berlusconi, in particolare la nipote Alessia (cantina La Contessa nel Bresciano) e Massimo D’Alema (azienda La Madeleine a Narni). Insomma, in mezzo a tutti questi volti noti, l’effetto mediatico non è di certo mancato. Attorno c’è tutto il mondo vitivinicolo. Quello che lavora anche senza telecamere puntate addosso.

Olga Bussinello e Luca GiaviOlga Bussinello e Luca Giavi

Chef negli stand

C’è, poi, un altro genere di special guest che mai come quest’anno, ha affiancato il vino nell’avventura di Vinitaly. Sono stati tantissimi gli chef chiamati a raccolta da cantine, consorzi, associazioni per omaggiare vini e visitatori con le loro creazioni culinarie. D’altronde non dimentichiamo che l’alleanza food&wine, è stata celebrata anche da Veronafiere nell’alleanza strategica con Cibus (e la nascita della newco Verona Parma Exibitions).

Ma torniamo dentro al perimetro di Vinitaly: al netto del Ristorante d'Autore allestito al primo piano del Palaexpo (dove si sono avvicendati ai fornelli Enrico Bartolin, Marco Volpin, Daniel Canzian, Nicola Locatellie delle cene su invito negli eventi collaterali alla Fiera (combattute a colpi di grandi nomi, come Davide Oldani per la serata inaugurale di Veronafiere, Errico Recanati per l’Istituto Marchigiano di tutela Vini,Cristina Bowerman per Berlucchi), sono stati tantissimi gli chef presi in “prestito” dalle cantine italiane, all’interno dei propri stand in Fiera. Come Niko Romito che ha proposto due piatti inediti per festeggiare i 50 anni del Montepulciano d’Abruzzo; Pino Cuttaia, che ha accompagnato la degustazione di Terre della Baronia di Milazzo ViniMatteo Baronetto assoldato da Velenosi Vini per un gemellaggio interregionale Marche-Piemonte. Tris di ospiti per la cantina pugliese Varvaglione: il pastry chef Agostino Bartoli, Vinod Sookar e Felice Sgarra. Ma l’elenco potrebbe continuare, ancora e ancora …

A cucinare, però, non si sono cimentati solo gli chef. Nel mercoledì veronese è andato in scena un derby enoico tra i massimi rappresentanti dell’export vitivinicolo italiano: ai fornelli la direttrice del Consorzio Vini Valpolicella Olga Bussinello e il direttore del Consorzio del Prosecco Doc Luca Giavi. Una sfida a colpi di risotti: quello all’Amarone, contro quello al Prosecco. Il vincitore? Il tandem vino e cibo.

Realtà virtuale e aumentata

Realtà virtuale e aumentata

Immaginiamo di indossare occhiali 3D ed entrare virtualmente dentro una cantina in cui poter interagire tramite joystick con gli oggetti presenti. È quello che è successo allo stand del Mipaaf in occasione del convegno Valoritalia sull'Internet of Things (i più fortunati hanno provato l’esperienza, compresi noi): al momento una prova dimostrativa, certo, che però sta cominciando ad avere applicazioni pratiche sul fronte della produzione e dei controlli di filiera, con tutte le semplificazioni del caso per enologi che possono, ad esempio, misurare le temperature delle vasche a distanza; agronomi che possono controllare le condizioni del vigneto senza esservi; enti di controllo che possono avere accesso virtuale alla cantina comodamente dai loro uffici. E se nel tempo la realtà virtuale venisse usata dalle cantine anche per consentire a buyer, importatori e consumatori di visitare le proprie tenute direttamente dallo stand di Veronafiera? O se addirittura proprio la Fiera un giorno si trasformasse in un evento puramente virtuale? Le vie della tecnologia sono infinite.

Adotta una vite

Lasciamo la tecnologia per tornare alle radici della viticoltura. Le Donne del Vino Puglia hanno pensato di farsi ricordare dai visitatori della fiera, regalando loro un pezzo della loro regione da portare a casa, con l’iniziativa “Adotta una vite”. In particolare una barbatella di uno degli autoctoni della regione (Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia, Susumaniello o Verdeca) da impiantare, concimare, potare e far crescere. Un modo pratico e accattivante per far capire tutto il lavoro che c’è dietro a una bottiglia di vino. L’originale iniziativa (già sperimentata negli anni scorsi) prevedeva sorteggio del nome di un’azienda presso la postazione delle Donne del Vino, visita allo stand dell’azienda assegnata, degustazione e omaggio vitivinicolo. Nuovi viticoltori nascono.

Il vino della pompa di benzina

La chiusura di Vinitaly (ogni giorno alle 18), per chi frequenta Verona, si sa, non è mai coincisa con la chiusura dei “rubinetti” del vino. Anzi sarebbe più corretto parlare di “pompe del vino”. Perché a 200 metri dalla zona expo, c’è una stazione Agip-Eni, ormai diventata “fornitore ufficiale” di vino post-fiera. A dispetto del luogo di somministrazione, quelle che circolano da queste parti sono tutte bottiglie di pregio, da Champagne a magnum di Ferrari, da abbinare a ostriche, formaggi o salumi. Mentre i frequentatori di quest’insolita area aperitivo, spaziano da giovani bevitori seriali a rappresentanti, produttori e giornalisti che hanno tolto la cravatta e abbandonato i tacchi alti. I reduci dalla Fiera, insomma, quelli che Vinitaly non sfinisce mai.

 

a cura di Loredana Sottile

 

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