22 Nov 2011 / 17:11

La banda dei Bioviticultori

Hanno messo la faccia. Ecco l'associazione Bioviticultori, presentata in occasione di Enologica. Sono 6 vignaioli. Cosa hanno in comune? Particolare sensibilità per la loro terra, l’idea di uno sviluppo sostenibile e un'etica produttiva,

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Hanno messo la faccia. Ecco l'associazione Bioviticultori, presentata in occasione di Enologica. Sono 6 vignaioli. Cosa hanno in comune? Particolare sensibilità per la loro terra, l’idea di uno sviluppo sostenibile e un'etica produttiva,

un regime di coltivazione biologico e biodinamico, qualità e numeri prettamente artigianali; 40 ettari totali per una produzione che non supera le 80mila bottiglie annue.

 

 

Si sono associati per promuovere un territorio poco valorizzato ed esplorato. Sono dei cultori del luogo che portano avanti aziende ad personam, ovvero realtà in cui il lavoro in vigna, la vinificazione e la commercializzazione sono quasi sempre frutto di unico soggetto. Ecco i nomi: Paolo Babini (Vigna dei Boschi), Stefano Bariani (Fondo di San Giuseppe), Filippo Manetti (Vigne di San Lorenzo), Emilio Placci (Il Pratello), Andrea Bragagni e Paolo Francesconi.

 

Presentazione e degustazione, entriamo nel vivo del racconto. Il tema? Naturalmente Sangiovese. Ad aprire le danze ci pensa l’azienda più giovane, ovvero Fondo di San Giuseppe che ha cominciato a imbottigliare dal 2008. Le vigne di Sangiovese non sono ancora in produzione, iniziamo dunque con una digressione: Il Fiorile 2010, un campione Albana di Romagna vinificato in vasche di cemento, che si presenta con un colore ambrato carico. E’ ancora giovanissimo, con sensazioni resinose e di uva passa all’olfatto ed un palato avvolgente, ricco di frutto e polpa, con un finale delicatamente amarognolo e leggermente tannico tipico del vitigno. Ideale con alcuni piatti a tendenza dolce come i tortelli di zucca. Sarà imbottigliato tra circa 6 mesi, lo aspettiamo.

 

Dall’azienda più giovane passiamo alla prima bottiglia di Sangiovese prodotta: è il Badia Raustignolo 1998 de Il Pratello. Emilio Placci è stato tra i primi a scommettere sui vigneti d’altura, siamo a Modigliana, 600 metri con terreni marnosi arenacei. Tiene bene il colore, con un’unghia appena granata, mentre all’olfatto offre un affascinante profilo di spezie orientali, scorza d’arancia e un frutto rosso ancora ben vivo.  Straordinaria acidità e profondità il palato, con tannini ben amalgamati e un finale lungo e sapido. E’ un vino di grande rigore, figlio di un clima rigido e terreni ricchi di minerali. Davvero un bel vino.

 

Dal 1998 passiamo al 2003: una delle annate più calde e complicate dell’ultimo decennio. Scendiamo di latitudine, siamo a Faenza, su suoli argillosi. Il protagonista è Paolo Francesconi con il Sangiovese di Romagna Sup. Le Iadi Ris. 2003. Nessuna nota di surmaturazione o eccessivo calore, a sensazioni di ciliegia e ribes segue un palato ricco di frutto e potenza, ma anche freschezza e sobrietà. Un piccolo miracolo.

 

Continuiamo con un’ottima annata come la 2004, e qui torna in scena Emilio Placci con il suo Sangiovese Mantignano Vecchie Vigne. Leggera riduzione al naso, poi lentamente si apre su toni di frutti neri e terra bagnata. Il palato mostra grande solidità e integrità: è un vino verticale, asciutto, di grandissimo carattere. In questa fase si concede poco, ma ha la stoffa del campione in un momento di riposo.

 

Paolo Babini presenta il Poggio Tura 2005. E qui abbiamo una conferma: il Sangiovese di Romagna sa esaltarsi in annate fredde. Vigne dei Boschi ha sede a Brisighella con vigneti circondati da boschi che si estendono  nell’alta Valle del Lamone sempre secondo i dettami biodinamici. Sangiovese in purezza di grande classe il Poggio Tura 2005, con un profilo olfattivo caratterizzato da toni terrosi, con sensazioni di radice, un frutto maturo fragrantissimo e un bel sottofondo floreale. Vellutato e sottile al palato, ma allo stesso tempo dinamico, avvolgente e di grande persistenza.  L’armonia d’insieme fa la differenza, fatichiamo a fermarci al primo bicchiere.

 

Con l’annata 2006 conosciamo un altro vignaiolo, Stefano Manetti e la sua azienda Vigne di San Lorenzo. Siamo a Campiume dove Stefano aprirà ad Aprile un agriturismo in grado di accogliere al meglio i visitatori tra vigne e rovine romane. Il suo Sangiovese Campiume è stata una rivelazione. Non è un vino perfetto, ha qualche imprecisione a livello olfattivo ma è vino di carattere, grinta e identità. Colore piuttosto scarico - come del resto quasi tutte le versioni proposte in degustazioni – e sensazioni di mora e pepe; la tensione offerta dal palato è la marcia in più di questo vino dinamico pieno di vitalità, energia e sfumature sapide.

 

Chiudiamo con Andrea Bragagni e il suo Sangiovese Casa ai frati 2007.  La sua azienda agricola si trova a Fognano, in una suggestiva vallata a 350 metri appena sopra Brisighella. Nessuna concimazione, solo rame e zolfo per i trattamenti, rese per ettaro che non superano i 40 quintali e vini da vitigni autoctoni in purezza. Andrea è un bianchista e lo conferma il suo Sangiovese dai freschi toni agrumati nonostante l’annata piuttosto calda. Spiccata l’acidità al palato, caratterizzato da note saline e toni di macchia mediterranea. 

Lorenzo Ruggeri
22/11/2011

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