24 Feb 2012 / 19:02

Benvenuto Terre d'Alviero

Leonardo Salustri è un uomo mite. Ti accoglie in cantina con un sorriso pacato e fiero. Di quella fierezza data dalla fatica contadina. Siamo nel cuore della Maremma, alle pendici del Monte Amiata, sulla strada del vino DOC Montecucco. Altra storia di sangiovese: diverso

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Leonardo Salustri è un uomo mite. Ti accoglie in cantina con un sorriso pacato e fiero. Di quella fierezza data dalla fatica contadina. Siamo nel cuore della Maremma, alle pendici del Monte Amiata, sulla strada del vino DOC Montecucco. Altra storia di sangiovese: diverso

dalle nobiltà del Chianti Classico, poco lontano in linea d'aria dai racconti di Montalcino. Qui c'è una Toscana più calda, dove anche i vini denotano una maggiore rusticità.

 

La famiglia Salustri va avanti da tre generazioni a Poggi del Sasso: 150 ettari di cui 20 vitati, con uno degli agriturismi più belli della zona. Qui si è sempre prodotto olio, si allevano cinte senesi e il seminativo per il loro nutrimento, in una dimensione di autosufficienza che ricorda molto  le vecchie fattorie toscane. Il vino si fa da una quindicina di anni e Leonardo custodisce gelosamente anche la più vecchia cantinetta di bottiglie di Montecucco della zona, con etichette datate dal 1996. I vini che lo hanno reso famoso nel panorama enologico si chiamano Grotte Rosse e Santa Marta. Bottiglie che ora faranno spazio a un altro sangiovese in purezza.

 

Il nuovo nato in casa Salustri si chiama Terre d'Alviero. Appena un ettaro di vigna con piante degli anni '50, "corteggiato" da tempo da Leonardo. Il vecchio proprietario aveva fatto una promessa: una volta arrivato alla pensione avrebbe venduto a Marco Salustri - il figlio di Leonardo -  il prezioso fazzoletto di terra. E così è stato. Per ricambiare l'impegno, padre e figlio hanno dato al vino il nome del precedente possidente, Alviero appunto.  Che fossero uve speciali, lo si sapeva da tempo. A Poggi di Sasso in tanti sapevano che quell'appezzamento aveva una marcia in più ed è bastato sentire la prima vasca prodotta per capire che poteva venir fuori un grande assolo. E' allevato a guyot semplice, su un terreno di arenaria con una leggera pendenza verso sud.

 

La prima prova è del 2007. Sarà presentato ufficialmente al prossimo Vinitaly. Tremila bottiglie, già quasi tutte prenotate. Il prezzo è intorno ai 30 euro in cantina. Non basso, ma il vino li vale tutti.

 

 

Terre d'Alviero 2007: limpido e cangiante nel colore. Il naso è ematico e dalle precise note di terra e sottobosco. Poco fruttato, vira più su sensazioni di humus e di minerale. In bocca è fitto e con una trama tannica presente ma non ruvida. Il legno si sente ma aggiunge e non toglie fascino al vino, donando una nota fumè che ben si sposa a note speziate di ginepro e pepe rosa. Scivola in bocca senza interruzioni e colpisce  per freschezza e persistenza sul finale. Chiude su note quasi "vulcaniche": la mineralità di questo vino è impressionante.

 

Francesca Ciancio

24/02/2012

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