8 Ott 2012 / 18:10

Sake e cucina italiana, matrimonio riuscito

Cinque sake per cinque diverse prefetture del Giappone a braccetto con i sapori della tradizione italiana. Il banco di prova alla Città del Gusto di Roma in una iniziativa promossa dall'Ambasciata del Giappone e dal Gambero Rosso, “Il Sake incontra la

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Cinque sake per cinque diverse prefetture del Giappone a braccetto con i sapori della tradizione italiana. Il banco di prova alla Città del Gusto di Roma in una iniziativa promossa dall'Ambasciata del Giappone e dal Gambero Rosso, “Il Sake incontra la

cucina italiana”.

 

Un vero e proprio percorso sensoriale guidato dalla sake-samurai (così ama definirsi) Rie Seno, gran sommelier di sake nonché fondatrice e presidente della Scuola di sake Seno e membro dell'Istituto di ricerca di bioscienze dell'università nipponica Keio.

 

 

"Il sake – spiega la samurai del gusto- prodotto dalla rifermentazione di riso e acqua, fa parte della vita di tutti i giorni della famiglie giapponesi. E' inoltre una bevanda che scandisce ogni momento della vita, dal battesimo ai matrimonio dove è imprescindibile. Viene prodotto artigianalmente in 1300 stabilimenti e si distingue in base alla brillatura del riso, che nelle produzioni migliori vede il chicco ridotto al 37% dopo lunga lavorazione manuale e cotture. Gli chef di tutto il mondo utilizzano il sake giapponese in cucina, speriamo questa tendenza convinca anche gli italiani''.  

 

Che il sake abbia virtù salutari per la pelle e la pressione arteriosa è cosa risaputa meno noti gli abbinamenti con la migliore tradizione italiana. Un matrimonio riuscito anche grazie al menu proposto dagli chef Fumiaki Naruse, sous chef del ristorante Da Vittorio a Brusaporto (Bergamo), tre forchette del Gambero Rosso e tre Stelle Michelin, e Bunshiro Hirano, chef dell'Ambasciatore del Giappone in Italia. 

 

 

In un crescendo di sfumature si scopre così la leggerezza del Masumi (nonostante una gradazione alcolica del 16%), ideale per un brindisi, la trama vellutata del Kakurei (ottimo con un involtino di tonno con ricci di mare), la nobiltà dell’introvabile Kuheiji (noto anche come Eau Du Desir), leggermente frizzante, tra i preferiti dall’Imperatore, la struttura del Tengumai da sorseggiare a piccole dosi (ideale con i secondi piatti e in particolare con il guancialino di vitello con crema di patate e croccanti di scorzonera) e le note tostate del Suehiro, affinato in barrique, da gustare con un "tiramisu’ moderno". 

 

''I giapponesi - ha concluso l'ambasciatore Masaharu Kohno - adorano il cibo e i vini italiani. Pertanto sono certo che anche gli italiani sapranno divenire intenditori della nostra cucina e del sake''. Soddisfatto dell’incontro anche il presidente del Gambero Rosso, Paolo Cuccia: "Contiamo di proseguire questo viaggio tra i sapori anche in futuro, e tra un mese porteremo a Tokyo e a Osaka 150 produttori di vino italiano per incontrare buyer e ristoranti giapponesi. E se e' vero che a Tokyo ci sono piu' pizzerie che a Napoli, questo fa pensare ad un mondo che dialoga''.


Testi di Michela Di Carlo

Foto di Giacomo Foti

 

08/10/2012

 

 

 

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