17 Apr 2013 / 13:04

Vulcania: i Vini del Vulcano. Quando vignaioli e consorzi si uniscono

Una delle cose che più spesso viene rimproverata al mondo del vino italiano è sicuramente la scarsa capacità di fare squadra, di riuscire a vendere il nostro vino all’estero in maniera chiara, semplice, appetibile anche per chi non è esperto. Troppe le denominazioni, spesso poco chiare anche a noi italiani stess

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Una delle cose che più spesso viene rimproverata al mondo del vino italiano è sicuramente la scarsa capacità di fare squadra, di riuscire a vendere il nostro vino all’estero in maniera chiara, semplice, appetibile anche per chi non è esperto. Troppe le denominazioni, spesso poco chiare anche a noi italiani stess

i. Tantissimi i vitigni. Le tipologie di vino, anche quando analoghe, non vengono quasi mai associate e questo frammenta ulteriormente un panorama enologico già frastagliatissimo. La Francia in questo è maestra e la sola lettura di parole come Bordeaux, Champagne, Borgogna, ci induce a individuare facilmente delle tipologie di vino ben precise.

 

In Italia le cose non sono proprio così, ma se non ci sono organi preposti a semplificare l’immagine del vino italiano, può succedere che ci pensino i produttori stessi a fare squadra. Il caso di cui vorremmo parlarvi è quello di Vulcania, il cui nome già dice molto. Da quattro anni il Consorzio del Soave organizza un forum internazionale dedicato ai vini bianchi nati da suolo vulcanico, e lo scorso anno ha dato vita ad una vera e propria associazione delle DOC vulcaniche chiamata appunto Vulcania. Insieme al Consorzio del Soave ci sono quelli di Etna e Campi Flegrei, di Gambellara, del Bianco di Pitigliano, del Lessini Durello e dei Colli Euganei, provenienti da tutta la penisola, un bell’esempio di come, pur proveniendo da regioni diverse, ci si possa proporre sotto un’unica bandiera enologica.


La finalità? Promuovere a livello internazionale i vini bianchi da suolo vulcanico. È stato importante, e lo sarà ancora di più nel diffondere questa iniziativa, constatare la presenza di esperti, giornalisti, studiosi tra cui Attilio Scienza, docente di viticoltura all'Università di Milano, Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio Tutela Vini Soave, Antonio Paolini, giornalista enogastronomico, oltre a tutti i presidenti dei Consorzi coinvolti.

 

Il suolo vulcanico è uno dei più particolari per la produzione di vino, essendo caratterizzato dalla presenza di minerali non ancora consumati da metabolismi biologici, maggiormente concentrati e in grado di conferire alla vite tante sostanze importanti per lo sviluppo dell’acino. Altro punto a favore del suolo vulcanico è la grande eterogeneità di minerali - nessuno prevale sull’altro - che vanno dal fosforo, potassio, zolfo, calcio, sodio, magnesio sino ai microelementi quali ferro, manganese, rame, zinco, molibdeno. Inoltre terreno vulcanico vuol dire anche sabbioso, originatosi dalle eruzioni, con ceneri molto fini, a elevata permeabilità. Proprio dalle sabbie da eruzione, ben diverse da quelle presenti sul letto di un fiume, si creano le condizioni per ottenere bianchi complessi e sapidi, difficilmente ottenibili in altre zone grazie alla ricchezza di fosforo, magnesio e potassio che donano soprattutto mineralità e acidità.

Inoltre in molte delle aree di questo tipo (Campi Flegrei, Pantelleria, Salina, Vulcano e alcune isole Canarie) le viti sono ancora a piede franco, non intaccate dalla fillossera. Questo tipo di viti non innestate hanno in sè un valore aggiunto perché la pianta è più longeva e robusta, e resiste a siccità, calcare e salinità. Caratteristiche queste, che fanno dei vini nati da suoli vulcanici prodotti dalle caratteristiche uniche, di gran pregio e con un'identità forte che è importante portare alla luce.

 

Vulcania si propone proprio questo obiettivo, e rappresenta un modo di lavorare e fare rete che può essere preso ad esempio anche in altri contesti.

Abbiamo buoni motivi per promuovere un’iniziativa come questa, non credete?

 

a cura di Alessio Noè
17/04/2013

 

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