Ha fatto il giro del mondo la foto scattata nelle cucine della Francescana, Massimo Bottura e Robert De Niro insieme “progettando il Refettorio nel Bronx”. L’attore è stato ospite dello chef, che si prepara a Rio, ma già pensa a New York. E intanto arrivano i dati preoccupanti sullo spreco di cibo negli USA. 


Robert De Niro in Francescana

Mentre gli occhi di tutti sono puntati su Rio, dove presto si apriranno i Giochi Olimpici e l’attesa per scoprire l’annunciato RefettoRio Gastromotiva sarà finalmente soddisfatta, Massimo Bottura continua a far parlare di sé. Anche quando si limita a dirigere la cucina della Francescana, nel quartier generale di Modena, che solo qualche giorno fa ha salutato l’arrivo di un ospite illustre. In Italia per trascorrere le vacanze con la famiglia, come tanti altri big americani che quest’anno hanno scelto le bellezze della Penisola per concedersi un po’ di relax, Robert De Niro ha deciso di concedersi un pranzo speciale in Francescana. Un ritorno alle origini, sulla traccia dei luoghi che molti anni l’avevano visto in scena nel film girato in Emilia da Bernardo Bertolucci, Novecento. Ad accoglierlo sulla porta di via Stella lo chef in persona, che durante il pranzo ha illustrato all’attore i suoi piatti, raccontando con la parlantina che lo contraddistingue prodotti tipici e tradizioni gastronomiche del modenese e della cucina emiliana.

Insieme per il Refettorio nel Bronx

Ma è lo scatto che ha immortalato l’incontro tra i due, pubblicato proprio da Bottura sul suo profilo Instagram, a suggellare una sintonia che potrebbe avere sviluppi concreti: “Planning the new Refettorio in the Bronx!!! 2017 with Bob”, si legge nella didascalia della foto che li ritrae assorti in cucina. Uno scatto da oltre 20mila like che ha fatto inevitabilmente il giro del mondo, riportando l’attenzione sull’agenda dello chef modenese, scandita da appuntamenti importanti proprio nell’anno che l’ha visto trionfare a New York poco più di un mese fa, vincitore della World’s 50 Best Restaurants. Quando l’esperienza di Rio – in collaborazione con David Hertz, con lui a Roma la settimana scorsa per presentare alla Fao il refettorio di Lapa – sarà conclusa, Bottura ha intenzione di lavorare concretamente al progetto che ha in testa da tempo, e l’ennesimo annuncio al fianco di un testimonial d’eccezione non fa che confermarlo: il Refettorio del Bronx per i senzatetto di New York si farà, entro il 2017. All’indomani dell’incoronazione come miglior chef del mondo, Bottura rivelava alla stampa di aver già preso contatti con il console italiano a New York Francesco Genuardi, con l’idea di replicare il format ideato durante Expo: una “soup kitchen”, come l’ha definita, che sia laboratorio di cultura alimentare per restituire dignità al cibo, riducendo gli scarti.

L’ossessione della perfezione e lo spreco di cibo

E la missione dello chef sembra quanto mai apprezzabile e necessaria stando agli ultimi dati diffusi dal Guardian in un lungo articolo sulla piaga dello spreco alimentare. Secondo il quotidiano inglese, gli Stati Uniti sprecano quasi il 50% di cibo prodotto ogni anno. Perché? “Cultura della perfezione” la definisce l’articolo per evidenziare quell’idea imperante di “normalità” che obbliga produttori e distributori a scartare frutta e verdura che non rispondono a forme e grandezze standard secondo i canoni estetici più diffusi. Ed è tutto vero: il dato è frutto di un’inchiesta che ha raccolto il parere di decine di fattori, imballatori, trasportatori, attivisti e funzionari del governo. Tutti confermano la necessità di immolare sull’altare della perfezione persino i prodotti di qualità e di alto valore nutrizionale, pena l’esclusione dal mercato. La conseguenza più evidente? Ogni anno circa 60 milioni di tonnellate di prodotto finiscono al macero. Anche se tra gli obiettivi dell’amministrazione Obama la lotta allo spreco costituiva un punto importante, con l’impegno a dimezzarne la percentuale entro il 2030.

Risultato difficilmente raggiungibile senza una piena presa di coscienza del problema a livello globale. E allora che uno chef sulla cresta dell’onda come Massimo Bottura continui a impegnarsi per la causa in prima persona non può che valergli il plauso della comunità internazionale. Ora Rio, nel 2017 il Bronx. Poi chissà.