In principio ci ha pensato Luigi Veronelli a sdoganare una realtà autogestita come il Forte Prenestino di Roma per ospitare un'edizione, poi diventata storica, di Terra e Libertà/Critical Wine. Non integrata, non assuefatta alle politiche di un mercato che allora non si divideva in naturale si/naturale no. Il bio c

'era già, ma soprattutto si poteva individuare una linea di confine tra ortodossi e anarchici. E anarchico Veronelli lo è sempre stato, al punto da preferire le fredde gallerie di questo centro sociale capitolino, tra i più “estremi” per posizione politica e struttura architettonica. Non un luogo da concertino indie ma un punto di riferimento per alcune dinamiche socio-politiche. Da sempre, o quanto meno da allora, attento anche ai problemi inerenti alla produzione e al consumo del cibo.

 

Sono passati tanti anni, quasi 10, e il mondo ha trovato un nuovo asse di interesse: quello che si muove intorno al cibo. In questa realtà “enogastronomicizzata” si inserisce Enotica: la rassegna che mette insieme vino e sessualità, con l'obiettivo di contribuire a una gestione consapevole di entrambi.

 

Per tre giorni, dal 15 al 17 marzo, il dedalo di celle sotterranee del Forte ospita circa 60 vignaioli autentici, contadini, anarchici, eretici. Sono loro l'anima di questa rassegna che alterna concerti, esposizioni, proiezioni di film e documentari, presentazioni di libri, spettacoli di arti varie, burlesque in primis. Interventi artistici in bilico tra vino ed eros, in una comunione naturale eppure inconsueta, con un deciso comune donominatore. Negli anni il Forte ha mantenuto ben teso quel fil rouge che lega le diverse esperienze che ruotano dentro e fuori i suoi spazi: lo spirito critico, attento alla produzione, alla distribuzione, al consumo, al rispetto verso l'ambiente, il più possibile distante da alcune dinamiche commerciali stritolanti. In poche parole: equo, sostenibile, solidale. Non solo. In questo come in altri appuntamenti in primo piano c'è il valore libertario del vino, il suo profondo legame con la vita delle persone: “parlare di vino vuol dire anche parlare di cultura, arte e storia dei popoli” dicono dall'organizzazione.

Allo stesso modo la sfera della sessualità - sintesi anch'essa di ramificati elementi culturali - è forse la più intima, rivoluzionaria, complessa di una persona. Ma anche quella che più facilmente diventa oggetto di sfruttamento, tanto visivo quanto commerciale. L'equivalenza sesso = potere è il “mostro da combattere”. Anche qui allora torna l'urgenza di diffondere uno spirito critico per scardinare meccanismi oppressivi e svilenti. Di usare la sessualità come chiave per una nuova, consapevole libertà.

La comune indipendenza rispetto a un sistema di mercificazione ha portato a unire questi due àmbiti, solo in apparenza separati: basti gettare uno sguardo alla letteratura antica e moderna per scoprire quanti riferimenti collegano vino e eros. 

a cura di Antonella De Santis

15/03/2013

 

 

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