I bianchi del sud Italia: un patrimonio enologico che racconta un panorama ricchissimo e molto frammentato, pieno di perle (più o meno nascoste) che vale la pena di scoprire. Noi lo facciamo così: presentandovi i bianchi meridionali che hanno conquistato la massima valutazione nella guida Vini d'Italia. Cominciamo da Abruzzo e Campania.

 

Alcuni vini delle cantine citate in questo articolo sono acquistabili su Tannico.it, l’enoteca online partner di Gambero Rosso. 

 

Nell'immaginario collettivo spesso si associano i grandi vini bianchi italiani con la parte settentrionale del nostro Paese, mentre il meridione è visto come terra di rossi potenti e dal carattere mediterraneo. Generalizzare sul vino, soprattutto in una nazione capillarmente vitata come l'Italia, di solito porta fuori strada. Grandi rossi possono nascere a latitudini piuttosto elevate (per fare un solo esempio: Valtellina vi dice qualcosa?) così come dal Sud provengono alcuni dei bianchi più espressivi, fragranti, complessi (e anche longevi) del nostro panorama vinicolo. In una miniserie in due puntate, vi porteremo alla scoperta dei vini bianchi del Meridione che hanno ottenuto i Tre Bicchieri, nella nostra guida: partiamo dall'Abruzzo e dalla Campania.

 

Abruzzo

Patria d'elezione del montepulciano, l'Abruzzo può vantare successi anche sul versante bianchista. Se fino a qualche tempo fa era il solo trebbiano a tingere di bianco la tavolozza vinicola della regione, da ormai un decennio anche il pecorino raggiunge ottimi risultati, soprattutto quando il vitigno, a cui piacciono i climi freschi della montagna, viene coltivato nelle zone interne. Per capire quanto i bianchi abruzzesi abbiano guadagnato (e meritato) la ribalta enoica regionale, basta controllare il numero dei Tre Bicchieri di questa edizione della Guida: qui sotto ci sono cinque incredibili vini che fanno da contraltare a tre vini rossi e ad altrettanti Cerasuolo.

 

Tiberio – Pecorino '16

Riccardo Tiberio alla fine degli anni Novanta avvia il suo progetto vinicolo, consolidato oggi dai figli Antonio e Cristiana. Il Pecorino svetta tra i vini della compagine aziendale con una versione 2016 particolarmente riservata negli aromi e leggiadra al gusto.

 

Feudo Antico – Pecorino Casadonna '15

Feudo Antico è già ai piani altissimi dell’hit parade regionale, un piccolo gioiello tra le tante realtà cooperative abruzzesi, con i suoi venti ettari condotti da una cinquantina di soci in area Tullum. Pecorino di montagna prodotto da fermentazione spontanea e affinamento in acacia: fiori, erbe e agrumi disegnano nel Pecorino Casadonna '15, nato nel contesto del ristorante Reale di Castel di Sangro, un arcobaleno aromatico che il sorso elettrico amplifica grazie alla rocciosa linfa minerale.

 

Valentini – Trebbiano d'Abruzzo '13

Si perdono nella notte dei tempi le origini produttive della famiglia Valentini a Loreto Aprutino. Francesco Paolo è l’ultimo timoniere di una cantina che continua a fare la storia del vino abruzzese. Sulle prospettive evolutive si annuncia una versione memorabile per il Trebbiano ’13: ha bisogno di tempo per liberare in tutta la sua purezza un naso più nordico di altre volte, mentre il palato è fin da subito esplosivo per energia nervosa e lunghezza.

 

Fattoria Nicodemi – Trebbiano d'Abruzzo Sup. Notàri '15

Bruno Nicodemi negli anni Settanta lasciò Roma e la precedente vita professionale per reinventarsi produttore a Notaresco; oggi i figli Elena e Alessandro ne seguono le orme. Il Notàri '15 guida la gamma aziendale: tocco solare e al contempo delicato, fedelmente riproposto in un palato senza grandi sferzate citrine, ma saporoso e armonico.

 

Valle Reale – Trebbiano d'Abruzzo V. del Convento di Capestrano '15

“Viticoltori fra i parchi”: è il sottotitolo scelto dalla famiglia Pizzolo per raccontare lo spirito produttivo di Valle Reale. Il cuore dell’azienda si colloca proprio lì dove si incontrano le aree protette di Gran Sasso, Majella e Sirente-Velino. Vigna del Convento di Capestrano aggiunge vitalità agrumata e profondità rocciosa a un sorso multidimensionale.

 

Campania

Non scopriamo nulla di nuovo: la Campania è da sempre regione in grado di dare grandi bianchi e il bello è che le letture e i territori da cui questi vini provengono sono diversissimi tra loro. Non c'è solo l'Irpinia con il Fiano d'Avellino e il Greco di Tufo, tra le espressioni bianchiste più importanti del panorama vinicolo italiano; negli ultimi anni c'è stata anche la riscossa del Sannio e del suo vitigno più rappresentativo, la falanghina, protagonista anche sui Campi Flegrei. E non mancano autoctoni meno conosciuti ma in grado di regalare vini di carattere, per esmpio il pallagrello bianco o il mix di fenile, ginestra e ripoli che dà vita a uno dei più famosi vini della costiera amalfitana.

 

Alois – Caiatì 15

Alois sta spingendo la tradizione enologica dei Monti Caiatini verso nuovi confini grazie ad alcune tra le più felici e accattivanti espressioni di autoctoni locali. Il Caiatì '15 è un pallagrello bianco di rara intensità aromatica; profilo che è insieme maturo, ampio e reattivo. Profumi accesi di elicriso e agrume, bocca solida e fresca, ficcante e progressiva. Sfuma con grazia su toni di pepe bianco e una mineralità che apporta sapore e ritmo.

 

La Sibilla - Campi Flegrei Falanghina Cruna deLago '15

Vincenzo De Meo è alla guida di questa piccola azienda inserita tra le colline di Baia, nel territorio dei Campi Flegrei. Il Cruna deLago 2015 ha una traccia fumé ammaliante, con profumi cangianti di erbe officinali, origano, una leggera nota burrosa. Bocca insieme cremosa e incisiva, con una sensazione quasi piccante, particolarmente sapida e prolungata.

 

Marisa Cuomo – Costa d'Amalfi Furore Bianco Fiorduva '16

Si respirano mare e vino nella cantina di Marisa Cuomo, l’azienda che ha traghettato la Costiera Amalfitana nel mondo. Il Fiorduva offre un intreccio di profumi ammalianti, dal melone bianco all'agrume, dal pepe bianco al cenno di zafferano. Il finale, interminabile, conduce alle erbe mediterranee.

 

La Guardiense – Falanghina del Sannio Janare Senete '16

La Guardiense è una delle cantine cooperative più attive del Sud Italia, forte di 57 anni di storia enologica, 1000 soci e un patrimonio viticolo complessivo di 1500 ettari. Profilo classico per la Falanghina Janare Senete; timbro fumé originale ben messo a fuoco, profuma di macchia e pesca gialla, mostrando all’assaggio una sapidità ben marcata.

 

Terre Stregate – Falanghina del Sannio Svelato '16

L’exploit degli ultimi anni dell'azienda è figlio di una progettualità e della scelta precisa di puntare con decisione sulla falanghina. Lo Svelato ’16 gioca un registro diverso, più ampio e succoso rispetto al classico repertorio della tipologia, con toni di frutta tropicale e cenni agrumati, che trovano riscontro in un palato ricco e continuo, ben sostenuto nel finale.

 

Fontanavecchia – Falanghina del Sannio Taburno '16

Alle falde del Monte Taburno, l'azienda conta su 20 ettari vitati di proprietà, più alcuni appezzamenti in fitto. La Falanghina del Sannio '16 si presenta con un ventaglio aromatico soffuso e prolungato di tè verde ed erbe di montagna. Il sorso è quasi etereo, scorrevole, dal finale molto preciso di anice e menta.

 

Fattoria La Rivolta – Falanghina del Sannio Taburno '16

La famiglia Cotroneo è alla guida di questa dinamica realtà di Torrecuso. La Falanghina del Sannio Taburno ’16 ha un caratterino tutto grinta e tensione, dal corredo aromatico fine, un bel profilo iodato e un frutto particolarmente fragrante. Finale lungo, fresco, ben disteso.

 

Colli di Lapio – Fiano d'Avellino '16.

È proprio l’oro bianco di Avellino, il Fiano, a essere il grande protagonista nell'azienda di Clelia Romano. Il 2016 è una perla, un bianco che parte in sordina, per poi dispiegare un profilo aromatico particolarmente arioso e lucente: anice, sambuco, cedro e zenzero. La bocca sfoggia uno scatto gustativo scintillante, che accende sapore e freschezza balsamica, per un vino che si allunga e distende in maniera travolgente.

 

Fonzone – Fiano di Avellino '16

Fonzone rappresenta uno dei progetti più seri e articolati del distretto irpino. Un Fiano di Avellino che ha lunga strada davanti a sé. Il 2016 parte piano ma finisce in gloria, ha una bocca che schiocca per sprint acido e pulizia dei sapori, dal finale particolarmente fresco e prolungato.

 

Di Meo – Fiano di Avellino Alessandra '12

La sede della cantina, di proprietà di Roberto e Generoso Di Meo, è un suggestivo casale settecentesco, a Salza Irpina, a 550 metri su terreni argillo calcarei frammisti a limo. L'Alessandra '12 è ampio, appena sulfureo, ha larghezza aromatica e profondità gustativa: un bianco completo, con un finale speziato di classe e rigore.

 

Villa Raiano – Fiano di Avellino Alimata '15

Sabino e Simone Basso, insieme a Paolo Sibillo, conducono più di 20 ettari di vigneto in regime biologico certificato, con alcune parcelle di valore assoluto. L'Alimata ’15 ha sorso trascinante per grinta, sapore e tensione. È un vino profondo e stratificato, cremoso e particolarmente progressivo, dal finale rinfrescante e luminoso.

 

I Favati – Fiano di Avellino Pietramara '16

Questa solida realtà di Cesinali è guidata da Rosanna Petrozziello, il marito Giancarlo e il fratello Piersabino Favati. Fumantino e vulcanico il Fiano di Avellino Pietramara '16 è intenso nella sua traccia fumé, dai profumi cangianti e soffusi di grano e paglia. La bocca è scattante e ritmata, con un crescendo finale di classe cristallina.

 

Villa Diamante – Fiano di Avellino V. della Congregazione '16

Il Vigna della Congregazione ‘16 è un bianco di pura luce, meraviglioso nei suoi richiami netti, freschi, a dir poco invitanti. Note di erbe di campo, scorza d’arancia e ginger anticipano una bocca travolgente per sprint sapido, con un timbro fumé delicato, più misurato rispetto ad altre versioni, interminabile e ammaliante. Il finale è preciso, vivido, complesso.

 

Cantine di Marzo – Greco di Tufo '16

Una storia aziendale che pesca su ben 370 anni di storia rilanciata nel 2009 dalla famiglia Di Somma. Il Greco di Tufo '16 è una scheggia di sale e roccia, che taglia e cuce il palato, ben preparato da una polpa matura e succosa. Un vino che riesce a imprimere un ritmo funambolico dalla prima goccia.

 

Donnachiara – Greco di Tufo '16

Prosegue a vele spiegate il progetto della famiglia Petitto, tra le più dinamiche e vivaci cantine dell'affollato distretto irpino. Il Greco di Tufo '16 è un bianco immediato nell'approccio aromatico di frutta gialla matura e succosa, seguito da sensazioni di cedro e una bocca cremosa, dal sapore ben prolungato da sensazioni di anice e menta.

 

Pietracupa – Greco di Tufo '16

Nessuno in Irpinia ha la capacità di sentire l’annata, estraendone in modo chirurgico il Dna, come l’istrionico Sabino Loffredo che ogni anno mette in bottiglia alcuni tra i migliori vini a livello nazionale. Il Greco parte velato per poi dispiegare una bocca portentosa, salata e tagliente, avvolta da sapore e tensione: provoca un sussulto in bocca.

 

Contrade di Taurasi – Grecomusc' '15

Alle storiche parcelle aziendali di Taurasi si affiancano le vigne del vitigno localmente chiamato greco musc': un bianco squisitamente mediterraneo che colpisce in modo particolare per il suo incedere rilassato e sussurrato, il timbro muschiato, i profumi fini, quasi eterei, che vanno dal melone bianco alla salvia. Il sorso è ricamato, fresco, profondo, con una lunghissima sensazione finale marina.

 

San Salvatore 1988 – Trentenare

Crescita e continuità sono le parole d’ordine di Giuseppe Pagano, deus ex machina di questa cantina cilentana dal progetto agricolo completo e diversificato. Il Trentenare è un Fiano spigliato e di buona beva, giocato su un registro di frutta bianca fragrante e toni di erbe mediterranee. Ha succo e finale pulito.

 

Alcuni vini delle cantine citate in questo articolo sono acquistabili su Tannico.it, l’enoteca online partner di Gambero Rosso. 


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