Funky Tomato si impegna a combattere il caporalato assicurandosi che tutti gli agricoltori vengano remunerati; la Fiammante è un'azienda produttrice di conserve nella provincia di Napoli. Insieme, hanno creato una rete solidale a Scampia per coltivare pomodori nei terreni confiscati alla camorra. 

 

Funky Tomato

Sostenibili perché provenienti da filiera controllata e rispettosi dell'ambiente. Ma soprattutto perché redistribuiscono il lavoro e combattano lo sfruttamento agricolo. Sono queste le caratteristiche dei pomodori di Funky Tomato, rete che coinvolge migliaia di agricoltori e un centinaio di stabilimenti di trasformazione, e che dal 2015 si batte per contrastare il fenomeno del caporalato, difendendo i diritti dei contadini. A ideare il progetto, un gruppo di agricoltori e artisti meridionali, insieme agli organizzatori della manifestazione Fuori dal Ghetto, evento a sostegno dei migranti nel cuore di Venosa, in provincia di Potenza. Una rete solidale, dunque, che raduna coltivatori, raccoglitori e imbottigliatori di pomodori del Sud Italia e che si impegna a garantire a tutti un contratto regolare.

La collaborazione

Quella di Funky Tomato è una filiera trasparente e multietnica, che ora si rafforza grazie alla collaborazione con La Fiammante, azienda produttrice di conserve alimentari e pomodori nella provincia di Napoli. Accade a Scampia, nella periferia della città tristemente nota per le faide di camorra, un quartiere che ora si presenta in una veste del tutto nuova grazie al primo contratto per la fondazione di una comunità economica solidale impegnata nella produzione di pomodori provenienti da un'agricoltura sana, equa, etica. A ospitare la firma del contratto, la sede dell'associazione Cooperativa (R)esistenza, realtà nata nel marzo 2008 con la volontà di restituire dignità al quartiere che la camorra ha messo in ginocchio.

I terreni confiscati alla camorra

Una rete nuova, dunque, anello di congiunzione per tutte le realtà agricole più bisognose, una “vera economia sociale che è sinonimo di valorizzazione”, come ha dichiarato il rappresentante di (R)esistenza CiroCorona. Valorizzazione della terra, del lavoro agricolo, ma anche della tradizione: una vera “riappropriazione della nostra cultura culinaria” che comincia “dall'inserimento sociale di detenuti e migranti e soprattutto dalla creazione di figure professionali retribuite”. Dall'inizio alla fine della filiera. I pomodori prodotti grazie al contratto di rete finanzieranno, poi, la nascita di una piattaforma editoriale in grado di “promuovere concretamente una nuova narrazione del cibo e delle filiere agroalimentari”. Con un occhio di riguardo alle tematiche sociali, ambientali e culturali.

Ricominciare dalla terra

Così, nel terreno del Fondo Rustico “Amato Lamberti”, quel pezzo di terra confiscato nel 2011 alla camorra, alla famiglia Simeoli, costola del clan “Nuvoletta-Polverino”, oggi nascono dei pomodori diversi, che segnano una nuova era nel quartiere di Chiaiano, a nord della città. Frutti che saranno poi trasformati in barattoli Funky Tomato, quel marchio creato per dare vita a un'agricoltura certa e pulita, chiamato così per il funk dei musicisti afroamericani, il termine usato per raccontare la musica nera di strada, quella anticonformista, non convenzionale, libera da ogni briglia. Un progetto per ripristinare il giusto valore al lavoro dell'uomo, ma anche per donare nuova linfa a una delle zone più bistrattate e umiliate del nostro Paese. Un luogo dimenticato dove la camorra ha cancellato storia e memoria, lasciando l'impronta indelebile di un presente oppressivo. Una zona che oggi brilla di una luce nuova, ancora offuscata, certo, ma che lascia intravedere uno spiraglio di speranza. Perché, per ricominciare, si riparte da qui: dalla terra, dal lavoro manuale, da quella gestualità che ha costruito nel tempo la nostra identità culturale. Si riparte dai pomodori.

www.funkytomato.it/

a cura di Michela Becchi