La dichiarazione

"Dazi Usa? Paradossalmente Trump ci ha fatto un favore". La strana analisi di Lollobrigida smentita dai dati

Dalla festa per i tre anni del Governo Meloni arriva una discutibile presa di posizione del Ministro sul mercato Usa, secondo cui le tariffe non faranno così male e il Sudafrica sarebbe un competitor dell'Italia

  • 27 Ottobre, 2025
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Sarà stato il contesto decisamente familiare durante la festa per i tre anni del Governo Meloni, a Roma, davanti a una platea di militanti e sostenitori di Fratelli D’Italia, oppure l’alto livello di gradimento per la premier certificato dai più recenti sondaggi, fatto sta che il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sabato 25 ottobre, si è lasciato andare a una nuova discutibile affermazione sul vino italiano, viziata da un ottimismo eccessivo di fronte a dati reali sull’effetto economico dei dazi statunitensi, che testimoniano esattamente il contrario, come rilevato dalle cifre sulle esportazioni per l’estate appena trascorsa.

L’ottimismo per l’agrifood

Lollobrigida ha spiegato di non essere preoccupato per l’agroalimentare italiano, dopo la decisione del presidente Trump di applicare tariffe al 15% sui prodotti importati dall’Unione europea. «Non avranno un grande effetto sul settore dell’agrifood e sono pronto a scommettere – ha dichiarato Lollobrigida – che le cose continueranno ad andare bene». Uno dei motivi di fiducia (peraltro già manifestato a settembre) è legato al fatto che il consumatore statunitense «non rinuncerà ai nostri vini, ai nostri formaggi. E i dati già ce lo dicono». Il ministro ha ricordato che i dazi di Trump «non servono» e che allo stesso tempo con gli Stati Uniti occorre «lavorare e crescere insieme».

L’infelice esempio del Sudafrica

«Il rischio sul vino ce l’hai con i tuoi concorrenti ma hanno i nostri stessi dazi», ha osservato riferendosi in particolare a Francia e Spagna, principali concorrenti dell’Italia. «Il rischio – ha proseguito – ce l’hai col Sudafrica, che fa ottimi vini ma Trump ha imposto dazi del 30% e quindi, in questo caso, paradossalmente ci ha fatto quasi un favore». Per quanto riguarda Francia e Spagna, il paragone ci può stare. Ma nel caso del Sudafrica non c’è alcun favore al vino italiano, dal momento che il Sudafrica non è un diretto concorrente dell’Italia sul mercato americano. Alcuni dati su tutti: il Sudafrica esporta il 5% della propria produzione di vino (pari a circa 9 milioni di ettolitri) verso gli Stati Uniti, che di sudafricano consuma meno dell’1% dei prodotti importati (0,2% secondo i dati Iwsr). L’Italia, leader mondiale per la produzione di vino, occupa negli Usa una quota di mercato a volume di circa 33 per cento.

I veri concorrenti dell’Italia

Piuttosto, l’Italia, oltre che dall’effetto delle tariffe sul mercato globale del vino e del cambiamento nelle abitudini degli americani, deve preoccuparsi di altri competitor, come Australia e Cile, paesi produttori vitivinicoli ed esportatori verso gli Stati Uniti, con quote di mercato rispettive del 13% e del 10%, e per i quali le tariffe imposte dalla Casa Bianca sono più basse, al 10 per cento, rispetto a quelle europee. Così come della Nuova Zelanda, che occupa l’11% delle quote sul mercato del vino Usa e per la quale va ricordato che i dazi sono parificati a quelli dell’Ue, al 15 per cento. Il ministro, forse, si è lasciato prendere la mano.

La crisi del 2025 e l’appello delle associazioni

La realtà, in Italia, è che le associazioni di categoria, da Unione italiana vini fino a Coldiretti e Cia-Agricoltori italiani, stanno chiedendo da tempo alla luce di effetti evidenti, e lo hanno fatto anche ultimamente, un sostegno concreto per far fronte alla debacle che si rischia da qui a fine anno e per tutto il 2026. Il contesto generale di crisi dei consumi vale per tutti, ma nel settore vitivinicolo l’Italia è sovraesposta verso gli Stati Uniti, con il 24% del valore delle esportazioni, per circa 1,9 miliardi di euro. E non è un caso che nella Legge di Bilancio – quasi a smentire l’ottimismo dello stesso ministro – il Governo di cui Lollobrigida fa parte ha scelto di potenziare la voce promozione del made in Italy assegnando cento milioni di euro per i prossimi tre anni al Maeci e all’Agenzia Ice. Se gli annunci sono questi, non ci sembra che vino e agrifood siano proprio esenti da rischi futuri.

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