Uno schiaffo all’export Made in Italy dal 2026, che decisamente non inizia col vento in poppa. Da anni, non si vedeva un calo generalizzato dell’export come quello di gennaio, che presenta il conto: -13,3 nei volumi, pari a 133 milioni di litri, e soprattutto -18,7% nei valori con appena 470 milioni di euro rispetto ai 578 dello stesso periodo del 2025, secondo i dati Istat elaborati dal settimanale Trebicchieri del Gambero Rosso.
Dopo un 2025 terminato con un bilancio negativo, il mercato presenta un conto pesante, su cui influiscono una serie di fattori: i dazi negli Stati Uniti, le incertezze degli scenari internazionali dopo il conflitto Usa-Israele e Iran, le spinte inflazionistiche e il calo strutturale dei consumi.
Il risultato รจ preoccupante per il comparto che ha appena chiuso un Vinitaly con tanti interrogativi e altrettante speranze future riposte verso i mercati alternativi nell’Ue e nell’extra Ue. Erano molti anni che non si vedevano segni negativi di questo tipo contemporaneamente in diversi mercati. In sofferenza (e con percentuali negative peggiori della media a valore) soprattutto i vini imbottigliati, con quantitativi esportati che scendono del 12,7% per valori che arretrano di ben 20,5%, a 311 milioni di euro nel primo mese dell’anno in corso. Sarร importante monitorare l’andamento dei prossimi mesi per capire se ci sarร una ripresa rispetto a questo dato molto preoccupante.

Negli Stati Uniti, influenzati dai dazi di Trump, il calo dell’export di vino italiano a volume รจ del 19,3% con un roboante -35,2% nei valori, scesi da 162 a 105 milioni di euro. Male anche Regno Unito (-23,3% e -18,6%) e Germania (-18,6% e -15,1%). Attenuano, in un certo senso, l’impatto il Canada (+6,9% a volumeย e -8,7% a valore) e la Francia (-16,1% e -1,5%). Tiene il Giappone (+6,5% e -1,3%) e sono in netta controtendenza il Brasile (mercato di riferimento dei Paesi Mercosur, con +31,8% e +58,2) la Russia (con importanti incrementi: +67,8% e +38%) e persino la Cina (-1,2% e +8,7 per cento).
In territorio europeo, anche Belgio (-11,4 e -16,9%) e Svezia (-20% e -11%) presentano cali in doppia cifra. Male, infine, la Svizzera, verso cui l’Italia ha spedito a gennaio 2026 circa 4,4 milioni di litri di vino (-24,5%) per una spesa di 23,5 milioni di euro (-23,8 per cento).ย Ma tutto sommato, l’Europa fa meno peggio dell’extra Ue: -12,4% contro-22,8%.

Anche la spumantistica ha pagato il prezzo della congiuntura, ma non tutte le denominazioni. I volumi complessivi risultano, secondo i dati Istat, in calo del 12,8 per cento, con valori scesi a 128 milioni di euro (-14,7%). Non รจ andata bene soprattutto al Prosecco a Dop, con 22,3 milioni di litri esportati (-16,8%) per un valore di 94,5 milioni di euro (-18,9%). In netta ripresa l’Asti spumante a Dop, che porta a casa un ottimo mese di gennaio 2026 (spinto dalla risalita del mercato della Federazione Russa), con vendite a +21,4% per un corrispettivo in valore che sfiora i 10 milioni di euro (+29,7 per cento). Il gruppo degli altri spumanti a Dop (che comprende, tra gli altri, i metodo classico come Franciacorta, Trentodoc e Alta Langa) contiene le perdite, dal momento che a fronte di un -9,2% a volumi risulta stabile nel giro d’affari (a 5,4 milioni di euro).
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