Commercio estero

Ci sono 13 mercati emergenti dove il vino italiano ha chiuso l'anno sopra i 400 milioni di euro

In una fase di frenata delle esportazioni vitivinicole, Nomisma Wine Monitor ha concentrato l'attenzione sulle potenziali nuove destinazioni - dall'Angola al Perù - dove la spinta è data dallo sviluppo economico

  • 19 Maggio, 2026
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I mercati del futuro e più attrattivi per il vino? Polonia, Repubblica Ceca e Messico. Lo scrive Wine Monitor nel suo ultimo report in materia di Paesi emergenti. L’Osservatorio in capo a Nomisma oggi ha posto l’attenzione su Europa orientale, Africa, Asia e America Latina dopo che a gennaio scorso aveva anticipato un’analisi dei trend dalle pagine del settimanale Trebicchieri del Gambero Rosso. Sono 13 gli emergenti. Tutti mercati dove negli ultimi cinque anni, tra 2019 e 2025, sono stati registrati tassi di crescita significativi negli acquisti di vino: Angola, Bulgaria, Colombia, Costa d’Avorio, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Tailandia (nella foto in alto Bangkok).

Ampi margini di miglioramento

Nel 2019-2025, fa notare Nomisma, l’import complessivo dei cosiddetti «mercati emergenti» (di cui si parla insistentemente dopo i dazi nel mercato statunitense) è cresciuto in media del 7,1% annuo, col 2025 che ha toccato 1,7 miliardi di euro (+5,1% sul 2024). In particolare, Polonia, Repubblica Ceca e Messico «si distinguono – si sottolinea – come i mercati più attrattivi, con quote già intorno all’1% delle importazioni mondiali di vino». Oggi, il peso dei 13 Paesi è di circa il 5% sul valore del vino importato a livello mondiale.

Qual è il dato interessante a livello strategico? «Si tratta di Paesi in via di sviluppo che, pur partendo da livelli di reddito e consumi inferiori rispetto ai mercati più avanzati per l’export, stanno accrescendo progressivamente il proprio peso, sostenuti da crescita economica solida, un importante processo di urbanizzazione e un significativo rafforzamento della classe media». Il vino rappresenta un prodotto a maggior valore «grazie a modelli di consumo in evoluzione e a una crescente apertura verso l’import. Con ampi margini di ulteriore crescita nel medio-lungo periodo», secondo Nomisma.

Per l’Italia il giro d’affari supera 400 mln di euro

L’Italia, in particolare, è cresciuta in tutti i 13 mercati, per un valore di 405,6 mln di euro di import di vini made in Italy. L’aumento sul 2024 è del 4,3%, con un tasso medio annuo di crescita 2019–2025 a 11,4%, al di sopra di quello medio registrato per l’import totale di vino. La domanda è in progressivo aumento, scrive Nomisma, sottolineando un «contesto favorevole per gli operatori del settore, con opportunità di business sempre più rilevanti in Paesi caratterizzati da un potenziale di sviluppo ancora ampio».

Secondo il responsabile Denis Pantini, il monitoraggio sistematico dei mercati emergenti «assume un ruolo sempre più strategico: per orientare le strategie di internazionalizzazione delle imprese vitivinicole, aumentando quella diversificazione di mercato sempre più necessaria per competere con successo a livello globale».

Per alcuni Paesi, la spinta è data anche dalla rete di ristoranti italiani o di operatori posizionati su un’offerta di livello medio-alta. Wine Monitor evidenzia una crescita «diffusa sia in valore sia in volume», nel lungo e nel breve periodo. A guidare è la Polonia, seguita nell’ordine da Repubblica Ceca, Messico e Romania. Tra 2019 e 2025, tutti i 13 Paesi mostrano un incremento a eccezione dell’Angola.

Gli spumanti crescono più dei fermi

I vini fermi e i frizzanti imbottigliati sono i più esportati, con un peso sul valore complessivo dell’export italiano al 58%, ma con incidenza in diminuzione (dal 61% del 2019) a vantaggio degli spumanti (dal 32% al 37%), con una crescita nel quinquennio 2019-25 di Tailandia, Angola e Romania. Gli spumanti crescono di più in Marocco, Colombia e Tailandia.

I vini Dop (con in testa il Prosecco) brillano nei Paesi dell’Est Europa. Non ci sono, sottolinea Wine Monitor, contrazioni bensì una crescita nel lungo periodo (2019-25) a tripla cifra ovunque. L’Asti, tra i mercati considerati emergenti, si vende soprattutto in Polonia, Messico e Perù anche se la maggior crescita a valore nell’export è della Romania. Africa e India sono invece ancora marginali.

I vini bianchi veneti a Dop crescono nell’Est Europa (Polonia, Repubblica Ceca e Bulgaria) mentre i rossi fermi Dop della Toscana viaggiano verso la Tailandia (terzo mercato più importante, con un raddoppio della crescita tra 2019 e 2025). Repubblica Ceca, Polonia e Messico sono lo sbocco dei vini rossi Dop piemontesi con la sola Repubblica Ceca a oltre 3 milioni di euro di import (valore raddoppiato nel quinquennio. I bianchi Dop siciliani avanzano in Polonia, Repubblica Ceca e Bulgaria; i rossi Dop siciliani registrano tra gli emergenti la Polonia, la Repubblica Ceca, il Messico e la Tailandia.

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