Vino a colori

C'è bisogno di rossi quotidiani ma non banali. La grande sfida per il vino contemporaneo

Dai vini opulenti e scuri a quelli filigrana: ecco com'è cambiato nel tempo lo stile produttivo e verso dove si sta andando oggi che il mercato chiede novità e i produttori hanno bisogno di generare liquidità rapidamente

  • 25 Giugno, 2026
Per vedere più contenuti su Google, aggiungici alle fonti preferite
Per vedere più contenuti, aggiungici alle fonti preferite

Ogni anno Vinitaly mi sembra un compleanno: segna il passare del tempo e invita a capire dove siamo arrivati. Ci sono andata per la prima volta sul finire degli anni Duemila e dieci. Molti vini trofeo erano opulenti e scuri, mentre il rosso medio conservava ancora qualcosa della cosiddetta “rusticità”: una sapidità fin quasi all’eccesso, tannini capaci di imbrigliare il palato per ore, ma anche carattere e impronta. I pochi bianchi che ricordo erano perlopiù friulani, divisi tra vini d’acciaio, impeccabili ma quieti, e ambrati da anfora, quasi extraterrestri.

Opulenza vini rossi – illustrazione di Sarah Heller

Il 2026 dei vini bianchi

Nel 2026, tocca ai bianchi. Penso al Pietra Marina, alla masterclass di Federico Latteri: Salvino Benanti ricordava come, ai primi Vinitaly, facessero fatica a far assaggiare quel «vino bianco inspiegabilmente vecchio». Officina del Vento, progetto di tre Master of Wine italiani, un Grillo marsalese asciutto, salino e di alta definizione, non avrebbe forse trovato lo stesso spazio nel 2009. Con le sorelle Tessari, ho assaggiato i nuovi cru di Suavia: essenziali e tesi, con differenze palpabili ma non immediate, emblematici del momento.

Misura vini bianchi – illustrazione di Sarah Heller

La trasparenza dei rossi

Tra i rossi, domina la trasparenza. Uve diverse come Sagrantino e Grignolino, un tempo lontanissimi, sembrano quasi convergere: il Colle alle Macchie di Tabarrini, un tempo possente, era più disteso nella 2020 servito durante Vinitaly International Academy, mentre il Bricco del Bosco VV di Accornero rendeva duttile un’uva di suo ossuta.

Eppure, sebbene i vini filigranati di Roagna e G. Mascarello siano stati tra i primi “sold out” a OperaWine, il quadro è meno uniforme di quanto sembri. Allo stand gremito di Alessandro Mori, ho assaggiato Il Marroneto Riserva 2020, che avevo degustato l’ultima volta da botte, quando era così serrato che Mori mi aveva detto di stare ascoltando, in attesa che fosse pronto. Resta un vino dall’anima scura e indomita, pur in una forma oggi più levigata: non stile fisso, ma sito e annata. Accanto, a Le Ragnaie, nel 2023 — annata che lui stesso definisce difficile — Riccardo Campinoti ha prodotto solo Rosso: all’assaggio, una scelta felice per vini fini ma vivi. In generale, il Rosso oggi conta di più: non solo come strumento di selezione per il Brunello, ma come categoria chiave.

La scelta tra prestigio e liquidità rapida

In un mercato attento al prezzo, quanti guarderanno a categorie simili, meno prestigiose e meno redditizie ma più rapide nel generare liquidità? La sfida sarà proporre rossi quotidiani, non banali. Un possibile modello è Rubiní, il nuovo Igt a base corvina assaggiato da Rubinelli Vajol: etichetta giocosa, esecuzione precisa, frutto rugiadoso ma stratificato, con un appiglio tannico. Più frutto e meno sapidità dei rossi che ricordo dal 2009, ma il carattere non manca.

© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd