Era malato da tempo il patron di una delle ultime locande autentiche della Milano gastronomica; ma l'insegna rilevata cinquant'anni fa in quel di Brera continuava ad accogliere ogni giorno una clientela di avventori affezionati alla cucina della signore Elide, tra ossobuco e brasato. E ora? 

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Schietto al limite del burbero, appassionato (al lavoro di sempre), orgogliosamente milanese, proprio lui, con le sue origini friulane, ma una vita trascorsa nella città che 51 anni fa accoglieva l’Osteria del Matarel. Era uno degli ultimi personaggi in circolazione di quella Milano che pochi ricordano, Marco Comini, patron e oste fiero delle celebre tavola tradizionale di via Mantegazza, traversa di Corso Garibaldi, Brera.

Indenne alle mode passeggere la locanda ha continuato (anche negli ultimi mesi, nonostante la lunga malattia che aveva colpito Comini) a servire alla sua clientela affezionata le specialità della cucina meneghina. Senza cedere a compromessi, proprio come nel carattere del suo patron. Niente interpretazioni moderne o concessioni alle ultime tendenze fusion, salutiste, d’avanguardia, ma la più classica delle cotolette alla milanese ben eseguite, cotta nel forno per ore, per rosolarsi lentamente nel burro. E poi mondeghili e risotto giallo con l’ossobuco, cassoeula e polpette, rostin negàa, polenta e brasato. Questo c’era da aspettarsi ogni giorno (persino mercoledì scorso, 29 luglio, quando Comini si è spento non prima di strappare a sua moglie – e compagna d’avventura – Elide Moretti la promessa di aprire il ristorante per il servizio serale: il riposo settimanale è solo il martedì!) nel varcare la soglia del Matarel, condito dalle battute fulminee del suo istrione, a suo agio tra i tavoli come solo un oste d’altri tempi sa fare nell’officiare “una rappresentazione folkloristica della milanesità più proverbiale”, per dirla con le parole di Valerio Visintin.

Una parola per tutti, senza differenze, nella sala che ha visto passare la Milano che conta come la gente comune, i buongustai di quartiere come i vertici politici che si sono avvicendati nei decenni, da Bettino Craxi, frequentatore assiduo del locale ai tempi d’oro del Partito Socialista, a Roberto Maroni. Intellettuali, artisti, giornalisti e famiglie della Milano doc, tutti conquistati dalla cucina schietta di Elide, dietro ai fornelli del Matarel da più di cinquant’anni.

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Sperando che ora l’Osteria non chiuda i battenti (un paio di anni fa, approfittando dei primi cenni di stanchezza degli anziani proprietari, qualcuno aveva già avanzato una proposta per rilevare l’attività). Anche se la città piange un pezzo di storia che se ne va.