Addio a Matteo Mevio. Il giovane pizzaiolo lombardo nel ricordo di Gino Sorbillo

1 Nov 2016, 08:36 | a cura di Livia Montagnoli

Ventotto anni, da Tirano, Valtellina. E una passione che ardeva per la pizza e la sua città d’origine Napoli. La storia di Matteo Mevio fino a qualche giorno fa ruota intorno alla pizza e alla sua pizzeria milanese di successo, Marghe. Oggi che non c’è più, portato via da un brutto incidente, è l’amico e maestro Gino Sorbillo a ricordarlo. 

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Under 30, originario della Valtellina, un passato a Londra e fino a qualche settimana fa pizzaiolo di successo a Milano. I natali di Matteo Mevio, nel cuore di quella Lombardia montana poco avvezza con la tradizione della pizza, in Valtellina, ne tradivano gli intenti; eppure lui il sogno della pizza napoletana, e quel legame istintivo con la città di Napoli, li aveva sempre coltivati. Tanto che a 28 anni appena compiuti si ritrovava a guidare una delle pizzerie più apprezzate di Milano, Marghe, che dopo neanche un anno di attività aveva già raddoppiato in via Plinio, solo qualche settimana fa. La storia degli ultimi giorni però, non è delle più generose: le cronache raccontano di un sogno che si infrange e di un giovane ragazzo che non c’è più. L’incidente in moto proprio vicino al locale di via Cadore, l’impatto con un tram, la corsa disperata in ospedale; poi un copione fin troppo prevedibile che non lascia spazio al lieto fine: giorni di agonia e speranza, le visite di amici e colleghi, il corpo che si arrende e Matteo che non c’è più.

La notizia circola, molti – compresi quegli ultras milanisti che con lui condividevano un tifo appassionato allo stadio – ancora increduli rendono omaggio a Matteo sul web; c’è anche chi gli dedica una pizza in menu, in ricordo di un mestiere che gli riusciva bene, ed era diventato la sua vita. E tra chi ora lo piange c’è anche Gino Sorbillo, che con Matteo, in poco tempo, aveva costruito un rapporto speciale: sulla sua pagina Facebook, un video ricorda una serata di “spettacolo” insieme, a Milano, una pizza a quattro mani per sugellare un sodalizio umano e professionale che non si era interrotto dopo l’addio di Matteo a Lievito Madre al Duomo, dove il giovane talento della pizza si era mosso per qualche mese prima di puntare dritto verso un locale tutto suo. “Voglio ricordarti così, Matteo, con tanta semplicità e complicità nel condividere la nostra passione con rispetto a lealtà…”, scrive Sorbillo a corredo del video, che li vede all’unisono in azione. Sintonia perfetta. E noi, che Matteo non abbiamo avuto modo di conoscerlo, se non per la fama e l’apprezzamento per la pizza di Marghe, progetto in divenire bruscamente interrotto, abbiamo scelto di ricordarlo passando la parola a Gino Sorbillo. Che la storia del giovane Matteo ce l’ha raccontata dal primo incontro, a Londra, quando fu subito chiaro a entrambi che le cose avrebbero funzionato:

Io e Matteo ci siamo conosciuti per lavoro, ma la nostra amicizia si è basata dall’inizio su quella voglia di ragionare fuori dagli schemi che ci accomunava, e di cui si è nutrito il nostro rapporto. Io ero a Londra per cercare nuovi stimoli, lui lavorava già lì. Mi portò nel suo locale, apprezzai molto il prodotto, ma soprattutto quella voglia di fare bene – un mix di forza e talento – che mi conquistò all’istante. Il ragazzo aveva la stoffa e sembrava disposto a seguirmi ovunque pur di lavorare al mio fianco. Ripartii con una promessa reciproca: quando avessi avuto la possibilità di richiamarlo in Italia, lui avrebbe lasciato tutto per raggiungermi. L’occasione si presentò qualche tempo dopo, con Lievito Madre al Duomo: Gennaro Salvo voleva tornare a Napoli, io avevo bisogno di un uomo di fiducia che guidasse la nuova 'macchina' a Milano. Matteo era l’uomo giusto. Da subito era scattata un’affinità professionale e di testa che condivido con pochi. E pur non essendo napoletano, faceva di tutto per respirare la nostra aria: aveva capito che passare per Napoli, per un pizzaiolo, è importante. E non mancava di venirci a trovare. Persino il giorno del suo compleanno, il ventottesimo, era sceso in città con sua mamma, aveva festeggiato in pizzeria da me, uno scatto per immortalare la bella giornata: “Ho la sorbillite cronica”, aveva scritto scherzando sotto la foto. Ma lui era destinato ad aprire un locale tutto suo, rivendicava la libertà di poter fare, potersi migliorare sempre, portare avanti quello stile libero che l’aveva portato a emergere tra gli altri. Allora è arrivata la pizzeria di via Cadore, all’epoca fui molto contento, nonostante stesse lasciando Lievito Madre. Da amico facevo il tifo per lui, felice di seguirlo e aiutarlo a muovere i primi passi in solitaria: aveva tutte le carte in regola per fare bene. E lui ricambiava questa stima: si appoggiò ai miei fornitori, ci sentivamo spesso, mentre la sua identità da pizzaiolo assumeva contorni sempre più definiti. E personali. La complicità e la stima reciproca ci hanno accompagnato fino alla fine; poi negli ultimi giorni è arrivato il tempo del pianto. Abbiamo sperato, pregato, gli ho sussurrato il desiderio di fare un’altra pizza insieme, riprendere da dove tutto s’era interrotto. Ma lui già non poteva sentirmi più. Però il ricordo resta forte: non eravamo coetanei, né soci, ma semplicemente due pizzaioli uniti da una preferenza reciproca, trasformatasi in amicizia vera e sincera”.

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Purtroppo nella vita ci sono bocconi tremendi da buttare giù”, chiosa Sorbillo sulla sua pagina. E noi ci uniamo al ricordo e all’omaggio per questo ragazzo di talento scomparso troppo presto.

 

a cura di Livia Montagnoli

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